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Pascal

151: L'uomo che parlava agli uccelli

Ascolta l'audio
Un weekend in riva ad un fiume e l'uomo sopravvissuto a un naufragio parlando a degli uccelli marini

Playlist: 

BLACK BIRD - THE BEATLES
DEAN MARTIN  - THE BIRDS AND THE BEES
KEEP TALKING - PINK FLOYD
BLOOM - PASCAL PINON 


Prima storia: La tuffatrice di Enrico Bresciani 

La notizia mi giunge con un messaggio dal bollino verde: "C’è una Strolaga beccogiallo nel golfo di Trieste, una buona scusa per andare a trovare tua figlia" mi suggerisce l'amico Roberto. La risposta è immediata, come si usa fare, perché si sa che il doppio baffetto è diventato azzurro: "Se si ferma, sabato prossimo potrei andare davvero", ma in realtà so che non è così scontato. La figlia a Trieste c'è, così come l'intenzione di vedere dove e come si è sistemata. La moglie e un'altra figlia potrebbero essere d'accordo ma tra una visita familiare con giro dei mercatini di Natale, passeggiata tra Piazza Unità d'Italia, il molo Audace e una sessione prolungata di sea-watching, da un anonimo porto-canale al freddo e magari nella nebbia, c'è un po' di differenza. Butto lì, durante la cena a casa, un "hanno visto un uccello raro di fronte al castello di Duino" e la reazione è positiva, le previsioni del tempo pure. Si tratta di perfezionare qualche dettaglio e sperare che gli orari della gita familiare collimino con quelli della tuffatrice dal becco giallo. La Gavia adamsii mi ha già buggerato una volta, quando nel padovano ha sostato giusto fino al mattino, che mi ero preso di ferie, per involarsi definitivamente un paio d'ore prima del mio arrivo. La raccolta di informazioni è facile: i soliti "amici di uccelli" sono prodighi di consigli, mappe dettagliate, abitudini della bestiola, fotografie ravvicinate che non immaginavo possibili per una strolaga. Ogni giorno che mi separa dal fine settimana controllo se viene avvistata. Per ora non manca mai all'appuntamento. "Domani si parte presto" ma tutto è relativo. Per uno come me che è abituato a lavorare anche di notte e che comincia a sentire il minaccioso accorciamento dei tempi dedicati al sonno, "presto" significa almeno prima della sette, mentre per le donne di casa è necessario un paio d'ore di abbuono. Ma non lamentiamoci del brodo grasso. Alle undici e mezza siamo là, ci troviamo con la figlia alla stazione di Monfalcone e andiamo insieme al Villaggio del pescatore. La giornata è tutt'altro che fredda, sole a tratti, niente vento. Parcheggiata l'auto, mi dimentico di avere le mappe con i punti di osservazione e vado ad intuito. Una sagoma umana curva su un cavalletto mi spinge a raggiungere il lato opposto del canale e, durante il tragitto, mi cadono le braccia. Una telefonata di Maurizio (che è in viaggio verso la stessa meta) mi avvisa che la Strolaga beccogiallo è stata vista solo al mattino presto e poi non è stata più contattata. Incrociamo una coppia che se ne sta andando e che conferma l'assenza. Mi si materializza l'incubo ricorrente: la strada di accesso alla Busa della Giaretta, la cava padovana, e un gruppo di birder sconsolati con gli occhi vuoti di chi non ha visto nulla. Sarà un remake dello stesso film? Sui frangiflutti raggiungiamo due osservatori stranieri che in realtà dicono di averla vista per un attimo, lontana, immergersi. Riesco a piazzare il cannocchiale, la moglie e due figlie senza far cadere nulla e nessuno in acqua. Comincio a cavarmi gli occhi a sessanta ingrandimenti. Strolaghe ci sono, un paio di minori le riconosco dalla sagoma ad alcune centinaia di metri, almeno tre mezzane sono decisamente più vicine. Passa una mezz'oretta. Comincio a pensare che ci sia solo una cosa peggiore che mancare l'appuntamento con una specie desiderata (e presente fino al giorno prima): la beffa di riuscire a vederla talmente male da non riconoscerla con certezza. Inizio ad accontentarmi delle cugine mezzane da mostrare alle figlie. Ma una sagoma inizialmente senza testa compare proprio sotto i massi che fanno da ripa al canale, come se avesse fatto un giretto nell'ultimo tratto del Timavo, viene verso di noi, tira fuori il capo dall'acqua e (non posso avere dubbi, non ho mai visto una strolaga da così vicino) è lei. È quella delle foto. Gira l'angolo, guarda sotto e fa qualche immersione poi, incurante della nostra presenza, torna a farsi vedere a distanza minima. "Lei è venuta da me": la frase che pare io abbia detto, quasi commosso, in quel frangente, mi verrà rinfacciata bonariamente in un accesso di gelosia interspecifica nei confronti di una bellezza non ancora sbocciata, potenziale, solo un pallido presagio di ciò che sarà una volta adulta e vestita per le nozze. Non so quanto tempo passi. La indichiamo ad altri appassionati che sono sull'altra sponda del canale. Poi si allontana, avvicinandosi a loro e deliziandoli fino al pomeriggio. A noi può bastare. Ci aspettano iota, risotto alla marinara, zuppa di pesce, tiramisù e una domenica di sole e affetti sul confine che gli uccelli non conoscono.
La strolaga beccogiallo fotografata da Enrico

Seconda storia: ll naufrago che si è salvato parlando agli uccelli

"Il giovane pescatore capì che era rimasto solo in mare aperto, di notte, e che rivolgere la parola agli uccelli che mulinavano sopra la sua testa sarebbe stato l’unico modo per mantenere la concentrazione alta e il battito cardiaco regolare"
Gulli Fridporsson è un giovane pescatore islandese che una notte viene scaraventato in mare dal ribaltamento del peschereccio su cui stava lavorando. Per sopravvivere inizia a parlare ai fulmari, uccelli simili a gabbiani che in quel momento volavano sopra la sua testa, in modo da mantenere la concentrazione alta ed il battito cardiaco regolare. Dopo più di 6 ore passate nell'acqua gelida, Gulli riesce a raggiungere a nuoto l'isola di Heimaey dove cammina per altre 3 ore prima di incontrare un'abitazione e ricevere soccorso. Nonostante la temperatura corporea bassa ed il principio di disidratazione, i medici che lo visitano rimangono sorpresi degli ottimi parametri vitali ancora presenti nel corpo del pescatore. Un'anomalia che incuriosisce un equipe di scienziati che inizierà a fare dei test per studiare il corpo di Gulli, facendo una scoperta incredibile. 
Questa storia è tratta da "Il libro dei vulcani d'Islanda" di Leonardo Piccione, edito da Iperborea Iperborea.

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