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Pascal

114: 1978

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Una relazione di lunghissima data e un viaggio nel 1978

Playlist:

1979 - SMASHING PUMPKINS
DI TANTO AMORE - MIA MARTINI
DANCE ME TO THE END OF LOVE - LEONARD COHEN
THE DRIVE - SEAN ROWE

Prima storia: la Nuoralina di Donatella Guerrini

Da quella notte siamo rimasti insieme per 10 anni. Dieci anni non facili perché Andrea è sempre stato un tipo irrequieto, un po' farfallone. Sognava di fare il giornalista, per la precisione l'inviato di guerra, appassionato com’eraed è, di storia e di geopolitica. Fra alti e bassi il nostro è stato un legame forte, basato su molte affinità e su un'attrazione chimica potente. Per me è stato un legame totalizzante, nel senso che io sognavo di trascorrere la vita con lui. Dopo 10anni però-dopo diverse turbolenze, diciamo così, acui io ho sempre pazientato per aspettare tempi migliori-Andrea mi lascia, con la solita scusa che lui non mi merita, che lui non vuole formarsi una famiglia e men che meno avere figli,ecceteraeccetera,Passano anni neri, nerissimi, ma nonostante questo,avvio la mia professione, compro casa, mi faccio molti nuovi amici, ho anche qualche storia sentimentale senza grande importanza. Il mio pensiero d'altronde era sempre rivolto a lui. Ogni tanto lo cercavo, ogni tanto ci vedevamo e lui non mi ha mai respinto, né mai detto di essere impegnato con qualche altra persona. Finchéad inizio del 1993 mi giunge da Copenaghen una lettera da un amico comune,da cui scopro che Andrea-quello che mi ha lasciato perché non voleva figli-ha avuto un figlio da pochi mesi. Ricordo benissimo quel momento: mi sono sentita cadere a terra, a fatica ho raggiunto il mio appartamento, il mio letto. E là ho pianto tutte le lacrime che avevo. L'avevo visto non più di 3/4 mesi prima ma lui non mi aveva detto nulla. Nei giorni seguenti lo cerco e lui mi dice cheèun figlio nato da una relazione ormai finita, che lui non ha alcuna intenzione neppure di convivere con la madre di suo figlio, che lo ha riconosciuto per senso di responsabilità, che provvederà al suo mantenimento ma nulla di più, che è stato incastrato. Un repertorio di frasi orride, da dove traspare solo disprezzo per la madre di suo figlio e nessuna emozione per essere diventato padre. Decido finalmente che è finita per sempre. Di lì a poco conosco il mio attuale marito, ci sposiamo qualche anno dopo, abbiamo due figli nel giro di 3 anni. Sono felice, ma di una felicità "costruita", "ragionata". La mia vita scorre tranquilla:lavoro, figli, vacanze. Ma non mi lamento. Nel 2015, complice Facebooked un lungo periodo di crisi personale, provo a cercarlo via web, non avendo più suoi contatti né notizie (abitiamo in città diverse, distanti circa 60 km fra loro). Lo trovo. Ha cambiato lavoro, si occupa nei weekend dell'anziano padre che vive ancora non lontano da casa mia. Il figlio è ormai grande e di lui Andrea mi dice testualmente: “provo per lui il medesimo sentimento che provo per qualcuno con cui prendo il cappuccino al bar”. Ci scambiamo decine, centinaia di mail, e dopo qualche mese finalmente ci rivediamo. Sono passati più o meno 30 anni da quando lui mi ha lasciato, Ricordo quella serata come qualcosa di magico, lui era tornato ad essere "il mio ragazzo". Mi racconta molto della sua vita, dei suoi rapporti amorosi, delle molteplici fidanzate che ha via viahalasciato. Cominciamo a frequentarci, ceniamo qualche volta insiemee ci scambiamo infiniti baci nei parcheggi, sotto le stelle, sotto la pioggia, nella nebbia. L'amore che provo per lui, che mai si è spento, mi porta a pensare di essere stata per lui "qualcosa di speciale", così come lui lo è stato per me,e comincio a credere che la nostra storia possa riprendere in qualche forma. Èvero, sono sposata e non mi sognerei mai di lasciare mio marito, per un sacco di motivi, ma non voglio rinunciare a quel sentimento forte che vive dentro di me da 40 anni e che io sento ricambiato, nonostante tutte le sfumature che io imputo alla sua personalità irrequieta e complicata.Insomma mi scatta di nuovo la "sindrome della crocerossina". Lui vive solo, ogni weekend è impegnato con l'anziano padre, durante la settimana lavora a 60 km, in un ruolo per cui ha dovuto rinunciare a tutti i suoi sogni
Passa quasi un anno dalla prima volta che ci siamo rivisti prima che facciamo l'amore. Ed è come essere tornati tutti e due ragazzi. Perdiversi mesi la nostra relazione va avanti, funziona, anche se sempre fra alti e bassi. Nel frattempo mi rendo conto che Andrea ha moltissime caratteristiche del narcisista perverso ma, siccome evidentemente non ne ho ancora abbastanza, continuo a cercarlo, a vederlo, a stargli vicino. Fino ad un anno fa più o meno, quando muore il suo anziano padre. Capita a ridosso di un weekend in cui sono impegnata in un corso di aggiornamento. Quindi ci sentiamo solo per telefono ed io non riesco neppure ad andare a salutarlo. Ci sentiamo nelle settimane seguenti ma non ci incontriamo. Un pomeriggio di sole di circa metà febbraio,capito nella piccola frazione in cui abitava il padre e dove c'è la casa di famiglia. La mia attenzione viene attirata da alcuni manifesti mortuari. Uno in particolare, quello di suo padre. Mi fermo a leggere: è venuto a mancare, nedanno il triste annuncio la figlia Anna con il genero Luigi ed il figlio Andrea con la nuora Lina. La nuora Lina??? Rivivo la medesima sensazione vissuta nel ‘93 leggendo la lettera da Copenaghen. Leggo più volte il manifesto pensando di essermi sbagliata. Alla fine mi dico che deve esserci un errore. Lo chiamo. Farfuglia che è un equivoco, che lui non è mai stato sposato e mai si sposerà, e qualcos'altro che non riesco neppure più a cogliere. Non lo cerco più, si fa vivo lui dopo qualche giorno e comincia a chiacchierare del più e del meno come nulla fosse. Quando gli chiedo spiegazioni sulla Nuoralina (ho cominciato a chiamarla così...) va su tutte le furie: che non mi devo permettere mai più di nominarla, che è una persona cara, che lui non è sposato ma quella dicitura l'ha scelta per la famiglia (?), che la vede non più di una volta al mese, che vede molto di più me e, soprattutto, cosa voglio mai io visto che sono sposata. La verità avrei voluto. Visto che mi ha raccontato tutti i particolari delle sue molte avventure amorose, avrei voluto sapere di questa donna che lui, ha detto, frequentava da 4 anni, che per lui è importante.Avrei voluto essere io a decidere di stare o non stare in quella situazione, e non doverlo leggere su un manifesto funebre. È passato un po' di tempo, ho sofferto e ne soffro ancora, soprattutto perché non mi capacito del perché Andrea,a 60 anni suonati,abbia voluto farmi scientemente e deliberatamente del male, sapendo bene tutto quello che ho sofferto in passato. E non mi capacito di essere stata a 60 anni vittima per la seconda volta dello stesso narcisista perverso. E di essere ancora qui a parlarne. Finirà?
 

Seconda storia: da Parigi a Marsiglia

«Il mezzo con cui io e Carol viaggeremo, l'ho ribattezzato, secondo le mie ostinate predilezioni wagneriane, "il drago"». 

Percorrere in macchina l’autostrada che collega Parigi a Marsiglia. Detta così non sembra niente di speciale ma provate a fermarvi in tutte le 70 aree di sosta dislocate lungo il percorso, al ritmo di due al giorno, per un mese, senza uscire mai dal casello e ne verrà fuori un’avventura. Questa bizzarra sfida è stata affrontata nel 1978 dal popolare scrittore argentino Julio Cortazar, insieme alla moglie Carol Dunlop, che ha poi raccontato nel suo libro “Gli autonauti della cosmostrada ovvero Un viaggio atemporale Parigi-Marsiglia” descrivendola come una delle esperienze più belle e felici della propria vita.
Un viaggio fuori dal tempo, come quello in cui ha vissuto il protagonista, a bordo di quei vecchi furgoncini hippie simbolo degli anni ’70, rimasto scolpito nella memoria forse proprio perché “fatto senza una reale motivazione– scriverà in seguito Cortazar - perché l'amore e l'allegria ci riempivano troppo per lasciare spazio a un'ansia di ricerca. Avevamo trovato noi stessi e questo era il nostro Graal sulla terra”.
Potete leggere il diario di quei giorni direttamente dal libro di Julio Cortazar, Gli autonauti della cosmostrada ovvero Un viaggio atemporale Parigi-Marsiglia, edito da Enaudi
Julio Cortazar in un'area di sosta durante il suo viaggio sull'autostrada Parigi-Marsiglia nel 1978 (Foto via Enaudi)

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