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Pascal

123: Avrò cura di te

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Un preparatore atletico e una donna salvata da altre donne

Playlist: 

LA CURA - FRANCO BATTIATO
MALEDETTA PRIMAVERA - LORETTA GOGGI
VIOLENCE -  LOW
GABRIEL - LAMB

Prima storia: Mettere la testa a posto di Paolo Barbera 


Mi chiamo Paolo Barbera, professione allenatore di triathlon. In particolare la mia specialità è quella di allenare gli atleti sulle lunghe distanze. Il mio compito è quello di supportare le persone che desiderano fare un ironman per la prima volta o migliorare la loro prestazione.
Per chi non lo sapesse l'ironman è la massima distanza del triathlon e prevede, in successione, senza soste: 3,8 km di nuoto, 180 km di bici e poi la maratona di corsa, 42,2 km, per un totale di 226 km da fare tutti di fila. La preparazione riguarda l'allenamento fisico, psicologico e in gran parte anche tutto il campo dell'alimentazione, sia per quello che riguarda l'alimentazione quotidiana che l'integrazione durante allenamento e la gara.  
Estate 2014. Come capita spesso nella mia vita professionale, si presenta una persona distinta nel mio studio, 45 anni, un po' di attività sportiva a livello amatoriale nel passato ma niente di più. "Buon giorno - m dice deciso - vorrei fare un ironman. Ho chiesto informazioni e mi hanno consigliato divenire da lei"
"Bene da che tipo di esperienza partiamo?" Gli chiedo. "In bicicletta ho iniziato da poco, il nuoto purtroppo è un grosso problema invece nella corsa ho già corso qualche maratona". Ok, partiamo! Dopo 2 anni di allenamento comprensivi di maratone, gran fondo in bici e 5 mezzi ironia, arriviamo al gran giorno. Agosto 2016, la gara è l'Ironman kalmar in Svezia. Partiamo dall'Italia pieni di entusiasmo, con temperature medie vicine ai 35 gradi e ci ritroviamo immersi in un clima fresco e umido. All'arrivo ci prendiamo subito 2 giorni di pioggia battente che ci impedisce di andare a visionare i percorsi e provare tutto il materiale (la bici, la muta e le scarpe) Arriva il giorno della gara: sveglia alle 3:50 per essere pronti per la colazione alle 4:00. 
4:10, il mio ragazzo non arriva., corro in camera sua per chiamarlo. Dopo una note insonne si era addormentato da poco. Di corsa si veste e mi raggiunge. Niente di grave, alle 6:00 siamo sul campo gara per gli ultimi preparativi.
Riempiamo le borracce e le carichiamo sulla bici, prepariamo tutto il necessario per l'integrazione in gara: gel, barrette e tutto quello che può servire durante questa lunga giornata. Quando i miei atleti mi guardano, prima di partire in questo viaggio, gli dico sempre questa frase per stemperare la tensione: “Oggi ti divertirai una sacco perché potrai fare per tutta la giornata quello che ti piace di più in assoluto, faremo sport dalla mattina alla sera”. Il più grosso ostacolo è il nuoto - uno sport che non l’ha mai appassionato e dove effettivamente ha sempre fatto molta fatica a migliorare. In un ironman la frazione di nuoto è quella più corta, è vero, ma può avere dei risvolti notevoli dal punto di vista fisico ed energetico. Così è stato. Forse peggio: mar Baltico, temperatura dell'acqua di 15 gradi. Un'ora e quarantacinque di nuoto. All'uscita lui è viola, congelato ed ovviamente il grosso del gruppo è già in bici da un pezzo.
Partiamo ma, già dopo pochi km, vedo che non riesce a tenere il passo previsto. Rallento, lo affianco e chiedo: "Come stai? Come girano le gambe?". "Paolo!" - mi dice - "Le gambe sono bloccate e i piedi assiderati." "E' normale" - gli dico - "non preoccuparti segui il mio passo e, con il passare dei km, le gambe si scalderanno". Dopo 120 km mi affianca e mi dice: “Paolo sono stanco come facciamo a correre la maratona?" 
"Cosa c'entra la maratona ?" - gli chiedo - "abbiamo ancora 60 km da fare in bici. Concentriamoci su questo , della maratona ce ne occuperemo tra due ore.  Noi pensiamo a pedalare" Finalmente passano i 180 km di bici. Cambio veloce, via il casco, posata la bici, indossiamo le scarpette e cominciamo a correre. Evito il suo sguardo per non dargli tempo di pensare e ci inseriamo nel percorso maratona. 
Il primo km come sempre va via veloce. Ma dopo 5/6 km, usciti dal centro del paese, pieno di folla e di incoraggiamenti, ci dirigiamo verso la periferia. Lui è molto stanco e anch'io faccio fatica a sostenere la mia fatica ed il suo timore di non farcela dopo questi due anni di sacrifici. La tensione è molto alta. Io so che ce la faremo. Piuttosto, mi dico, lo prendo in braccio se dovesse fermarsi.
Con questo stato d'animo succede, ad un certo punto, qualcosa di piccolo e semplice ma che mi avrebbe segnato a vita: correndo verso il bosco, su una pista ciclabile abbastanza desolata, vedo da lontano un cartello bianco appoggiato a terra con un disegno. Non lo distinguo. Da lontano non capisco. Man mano che mi avvicino riconosco il disegno di un gorilla e una scritta accanto. Appena lo raggiungo correndo la leggo. In inglese ovviamente recitava così: "Fare l'ironman è come combattere con un gorilla".
“E allora?” . Mi domando cosa vuol dire, che senso a ha? A cosa serve questo cartello? Quando sei provato a livello fisico e mentale sei sicuramente più sensibile Quel cartello mi aveva turbato. Continuo a correre, mancheranno ancora 36 km alla fine. Un viaggio. Inutile soffermarsi, dopo un po' vedo da lontano un cartello uguale (almeno penso). Solita storia. Man mano che mi avvicino riconosco il gorilla con la sua scritta accanto, Però la scritta è diversa: "Non puoi fermarti quando sei stanco". Allora mi dico: “è una storiella”. Non finiva con il primo cartello. Questo non so perché mi tranquillizza. Non so ancora oggi il perché. Nessuno stupore quando vedo in lontananza il terzo cartello. Mi viene voglia di accelerare ma non posso, devo tenere un ritmo costante per non affaticare troppo il mio cliente, che mi segue in silenzio. Il solito gorilla e la frase conclusiva che recita così: "Puoi fermarti quando è il gorilla ad essere stanco". Mi piace. Dalla sensazione di fastidio del primo cartello, alla soddisfazione finale per una frase che mi aveva convinto. Affianco il mio uomo, commento la frase e gli dico che faremo proprio così . Faremo il nostro ironman e non ci fermeremo, se non dopo aver tagliato il traguardo. Sarà il gorilla che si stancherà prima di noi! 
Alla fine ce l'abbiamo fatta, abbiamo portato a termine la nostra gara con un tempo al di sopra delle nostre aspettative ma ad un costo fisico e mentale che per molto tempo mi ha segnato. 
Le difficoltà incontrate in gara, in gran parte prevedibili, mi avevano comunque messo a dura prova, anche se io in teoria, in veste di accompagnatore, avrei dovuto fare molta meno fatica fisica del mio atleta. Il gorilla oggi è entrato a far parte della mia vita. Ogni difficoltà, ostacolo, diventava il mio gorilla da combattere e da sfiancare fino a sconfiggerlo. E quando sono tornato a casa, sul braccio mi sono fatto un tatuaggio: è il disegno di un gorilla.

Seconda storia: Lara Logan, la reporter sopravvissuta a Piazza Tahrir 

"Poi all'improvviso si spegne anche la luce che illumina Lara. La gente inizia a urlare tutto intorno. Il traduttore subito si avvicina a Lara e le dice 'Dobbiamo andarcene da qui, subito' ".
Siamo in Egitto, nel 2011, in piena primavera araba. I manifestanti da giorni occupano le strade del Cairo, chiedendo la fine del governo ventennale di Hosni Mubarak.  A documentare quei giorni di rivoluzione ci sono reporter da tutto il mondo, compresa Lara Logan, inviata per la tv americana. Una donna giovane ma esperta, già testimone di altre sollevazioni in Iraq ed Afghanistan. Questa volta però inaspettatamente Lara Logan si ritrova ad essere una preda: è infatti vittima di aggressioni sessuali di decine di uomini, che approfittano di lei, etichettandola come israeliana. Quando tutto sembra destinato ad un macabro epilogo, Logan trova una via di salvezza: delle donne egiziane riescono a fare cerchio intorno a lei, il tempo necessario per far giungere i soldati sul posto e portarla al riparo. Un gesto fondamentale, che ha permesso a Lara di salvarsi e che, a distanza di anni, la reporter ricorda con grande commozione. Abbiamo letto la storia di Lara dal sito del New York Times, nell'articolo "CBS Reporter Recounts a ‘Merciless’ Assault" a firma di Brian Stelter

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