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Me Anziano You TuberS

#MeAnzianoYouTuberS Parlare In Pubblico

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Brividi di paura o di vanità? Con Lidia Ravera

Interrogazione di geografia. Tutte le bambine abbassano la testa pensando che se non guardano la maestra non saranno viste e quindi non saranno interrogate. Soltanto io, fisso la maestra negli occhi. Infatti mi chiama. Sentiamo un po’ Ravera. Vado alla cattedra, ma non mi metto, come tutte, di fronte alla maestra. No, io do le spalle alla lavagna, non degno d’uno sguardo l’autorità, e mi rivolgo alle 36 bambine che compongono, in quel momento, il mio pubblico, l’audience, la classe si trasforma magicamente in una platea. Io sento sotto i piedi le tavole del palcoscenico e recito la lezione come se fosse il monologo di lady Machbet, sistemo pause, alzo e abbasso il tono della voce, fingo un incampo e poi riparto in volata. Recito tutte e 21 le regioni d’Italia, mi

dilungo sui capoluoghi, nomino il tungsteno e la bauxite, che ci sono quasi sempre, la pastorizia e il turismo. Brava, dice la maestra che anche lei si è lasciata trasportare dalla mia ars retorica. Ma non è quello che volevo. Io volevo l’applauso. Voglio l’applauso. L’ho voluto tutta la vita.

E la vita mi ha offerto diverse occasioni per godermelo. Quelle che preferisco sono i comizi. Ho partecipato a parecchi, nel ventennio berlusconiano, soprattutto. Vedere davanti a me una piazza piena di gente mi eccita come nient’altro. Mi carico di energia pedagogica. Capisco d’istinto qual è il tono giusto e volo verso un finale pieno di speranza. Credo a quello che dico? Sì, sempre. Soprattutto mentre lo dico. Mi succede anche quando discuto di romanzi o della vecchiaia quant’è carina e piaciona (la mia ultima barricata) e davanti ho un centinaio di persone:mentre parlo mi convinco di quello che dico. E più gente c’è più mi convinco. Più gente c’è più mi fomento, mi gaso, monto la panna delle mie convinzioni. Davanti a una sala quasi vuota (mi è successo una volta presentando il romanzo di una amica) mi ammoscio e sbatto a vuoto come una bandiera ammainata. Dovesse capitare di nuovo, ho imparato un trucco: fisso i posti vacanti e mi convinco di essere qui, a via Asiago. Accosto il microfono alle labbra e fingo di essere alla radio.

Dove il pubblico non si vede. Ma c’è.

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