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Il suono stonato degli angeli

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O. Messiaen, Quatuor pour la fin du temps

Il Novecento, primo secolo ontologicamente senza Dio (la cui morte era stata proclamata da Nietsche già nel 1882) è il secolo in cui ci si interroga con maggior profondità proprio sul divino e sull’essenza spirituale dell’uomo. La tendenza all’ateismo della società porta un interesse nuovo per le Sacre Scritture, investigate anche dai non credenti in una prospettiva che separa prudentemente il concetto di religione da quello di spiritualità. I testi sacri delle grandi religioni stimolano i musicisti che con le parole della Bibbia e le riflessioni di mistici e Santi rivestono il proprio pensiero, spesso carico di pesanti interrogativi.

In questo panorama si staglia nettamente la figura di Olivier Messiaen (1908 - 1992); “battezzato, cristiano e credente” il compositore francese più che cattolico ortodosso è un convinto ricercatore della fede e nel suo percorso interiore il valore spirituale dell’esistenza porta a una proiezione positiva nell’eternità, piuttosto che a rigide posizioni confessionali.

Messiaen coltiva una grande varietà di interessi, dalla teologia al folklore; il suo studio competente e attentissimo del canto degli uccelli si traduce in vere e proprie trascrizioni di cui dissemina le sue composizioni e compone anche una sorta di elencazione scientifica, il Catalogue d'oiseaux per pianoforte, in 7 libri (1956-9). Creatore di un linguaggio armonico del tutto personale e riconoscibile (che pianisticamente si traduce in un approccio pressoché sovversivo) Messiaen nella sua musica condensa istanze ideali e altamente speculative ponendole, spesso senza alcun diaframma divisorio, accanto a citazioni oggettive tratte dalla natura e dalla storia (oltre ai versi degli uccelli, suggestive ad esempio le esclamazioni in lingua Quechua contenute in Harawi, raccolta per canto e pianoforte). La cifra più specifica della musica di Messiaen è una continua ricerca di senso, che non perviene a soluzioni specifiche ma proprio per questo mantiene, pur nella complessità di un linguaggio di approccio non facile, la meraviglia di un’altissima capacità empatica e intimamente comunicativa.

Uno dei momenti più lucidi e insieme visionari di questa dinamica spirituale – e nel contempo pietra miliare dell’arte Novecento - è sicuramente il Quatuor pour la fin du temps (Quartetto per la fine del tempo). Al concetto di tempo Messiaen aveva dedicato ampia parte delle sue riflessioni: “Da musicista, ho lavorato con il ritmo … Il tempo – misurato, relativo, fisiologico, psicologico – si può dividere in mille modi tra i quali il più immediato per noi è la perpetua conversione dell’avvenire nel passato. Nell’eternità queste cose non esisteranno più”.

Nato in un campo di concentramento nel 1940 il Quatuor pour la fin du temps viene scritto da Messiaen (che lo eseguirà l’anno dopo proprio nel Campo VIII A di Görlitz con tre compagni di prigionia), per soddisfare il suo bisogno di sentirsi vivo. La narrazione dell’autore su genesi e realizzazione dell’opera, ricca di particolari biografici e concettuali di enorme interesse, è facilmente disponibile; da essa traiamo tutte le citazioni.

Il Quartetto è destinato all’anomalo organico di clarinetto violino violoncello e pianoforte (“strumenti e strumentisti che avevo sottomano”) e si compone di otto movimenti ognuno con un proprio carattere sonoro e diverse combinazioni: quartetto completo (nn. 1, 2, 6 e 7); strumento solo (il clarinetto, nel n. 3), trio (clarinetto violino e violoncello, n. 4) duo (violoncello e pianoforte nel n. 5, violino e pianoforte nell’8); all’interno dei movimenti pure appaiono continue variazioni di rapporti e di colore in un’atmosfera che anche nei momenti di massima staticità mantiene un intimo perenne dinamismo.

Il libro dell’Apocalisse, attribuito a S. Giovanni, è l’ultimo del Nuovo Testamento e conclude l’intera Bibbia; ricca di immagini e suggestioni forti che richiamano alla fine del mondo e alla ricapitolazione in Cristo dell’intera Creazione, l’Apocalisse è generalmente colta nel suo aspetto di catastrofe cosmica. Da sempre affezionato a questo testo biblico Messiaen -pur senza una voce che ne declami le parole- lo pone alla base del suo Quartetto e di quel testo sottolinea tutt’altra visione: “La mia prima percezione dell’Apocalisse è stata lo shock delle luci e dei colori. Il quartetto è la luce, il colore, il mondo della bellezza futura, è la speranza … L’Apocalisse è una meravigliosa visione di pace”.

Di quell’esecuzione del 1941 Messiaen racconta un suono disastrato (molti tasti del pianoforte “dopo essere stati percossi, restavano abbassati... Al violoncello mancava una corda...”); abituati come siamo a un ascolto accurato che risponda come minimo ai parametri dell’alta fedeltà una performance come quella oggi sarebbe inaccettabile. Lungi da ogni banalità, immaginare quel suono stonato, il freddo, la fame, l’incubo della prigionia (dalla quale non tutti gli esecutori del Quartetto si salveranno) ci porta ancor più a leggere l’assoluta trascendenza di questa musica. Il Quartetto per la fine del tempo si muove da grandezze materiali impegnative come vita, morte e sofferenza, per approdare ad altro in modo lucido e necessario. E invitando, costringendo quasi, anche chi ascolta a scegliere un approdo.

Il concerto da cui traiamo la registrazione conteneva anche la voce di un caro amico di Radio3, Sandro Cappelletto, in una parte testuale non riproducibile in questa sede.
Con questo ascolto siamo felici di omaggiare una delle più importanti formazioni italiane - che festeggia nel 2019 i suoi 40 anni di carriera.


Olivier Messiaen
Quatuor pour la fin du temps per violino, clarinetto, violoncello, pianoforte
 -  Liturgie de cristal (Liturgia di cristallo)
 -  Vocalise, pour l'Ange qui annonce la fin du Temps (Vocalizzo per l'Angelo che annuncia la fine dei tempi)
 -  Abîmes des oiseaux (Abisso di uccelli)
 -  Intermède (Interludio)
 -  Louange à l'éternité de Jésus (Lode all'eternità di Gesù)
 -  Danse de la fureur pour les sept trompettes (Danza delle Furie, per le sette trombe)
 -  Fouillis d'arcs-en-ciel, pour l'Ange qui annonce la fin du Temps (Turbinio d’arcobaleno per l'Angelo che annuncia la fine dei tempi)
 -  Louange à l'immortalité de Jésus (Lode all'Immortalità di Gesù)

Ex Novo Ensemble
clarinetto, Davide Teodoro
violino, Carlo Lazari
violoncello, Carlo Teodoro
pianoforte, Aldo Orvieto

Registrato il 27 gennaio 2008 alla Cappella Paolina del Quirinale per I Concerti del Quirinale di Radio3

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