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Non è un Paese per Giovani

Giò dove sei?

Giò dove sei?
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Giò dove sei? E io zitto nascosto nello stanzino. Ma dov'e' il mio Giò? Dove sarà mai andato a finire? E io sempre più zitto senza respiro nel buio in mezzo alle scope e ai secchi per lavare in terra. La voce di mia madre si avvicinava sempre di più. Non sarà mica sotto il letto?...o forse nell'armadio?...io ridevo in silenzio...stai a vedere che si e' nascosto nello stanzino?

Giò dove sei? E io zitto nascosto nello stanzino. Ma dov'e' il mio Giò? Dove sarà mai andato a finire? E io sempre più zitto senza respiro nel buio in mezzo alle scope e ai secchi per lavare in terra. La voce di mia madre si avvicinava sempre di più. Non sarà mica sotto il letto?...o forse nell'armadio?...io ridevo in silenzio...stai a vedere che si e' nascosto nello stanzino? Apriva la porta ma non accendeva la luce. No, non mi sembra nemmeno qui dentro. E richiudeva. Io avevo il fiato in gola e respiravo a fondo, ma lei riapriva d'improvviso e io strillavo. Aaaaaah! Eccolo qua il mio Giò! E giù solletico e strafugnate alle gote. Mi prendeva in collo e mi rovesciava sulle spalle, poi mi gettava letteralmente sul letto e iniziava a torturarmi di baci.  Basta, basta ti prego basta!...Mia madre aveva una forza incredibile, eppure era magrolino, esile, anche piuttosto cagionevole di polmoni, ma quando giocava con me mi pareva Hulk. Era imbattibile. Una volta mi tenne in collo per tutto un concerto dei New Trolls. Due ore di saltelli con me sulle spalle per farmi vedere il palco. Era una specie di cangura. Mi teneva sempre addosso. 
Oppure io mi nascondevo nel garage, in giardino e lei gridava: Gio e' scappato, aiuto, aiutatemi, e'  andato nella strada! E io stavo rintanato dietro la 600 del nonno a godere di quei momenti di notorietà in cui il mio nome veniva gridato a gran voce. Gioooo, dove seiiii?? Vieni torna a casa, la tua mamma ti aspetta. Io ero sicuro che sarebbe entrata prima o poi e aspettavo quel momento ma lei ritardava sempre di più e allora io, pieno di sensi di colpa, uscivo e dicevo: ma nooo mamma sono qui lo sai nel garage. E lei faceva tutta la sceneggiata del figliol prodigo. Credo ora che certi giochi piacessero più a lei che a me. Anche se li inventavo io. Luisaaaaa, la chiamava la Lina zecchi. Luisaaaa. E lei: si Lina che c'è? Ma Sandro mio e' da te? No non l'ho visto. Sandro suo era Sandro Zecchi che si chiamava come Sandro nostro che era mio fratello, quindi senza l'aggettivo possessivo si faceva casino. Guarda Giò, il pesce rosso nuota a galla ha fame dagli da mangiare. Io ero addetto al pesce rosso se moriva era colpa mia. Ne ho fatti fuori un paio per negligenza. Mia madre cercava di ricordarmelo ma volte anche lei pensava ad altro e zac, un pesce rosso schioppava. Eravamo complici. Lei faceva da mangiare benissimo. Cioè, per me, come per tutti si mangia bene a casa propria. Io una volta sono andato a casa di uno che diceva che come si mangiava da lui altroché ristorante, e invece uno schifo, tutto freddo. Però da me si mangiavano le polpette in bianco e le tagliatelle al ragù di Bologna. E le cotolette con le patate fritte senza limiti. Mio padre una volta disse: fagliene finche non si sfondano, voglio vedere dove arrivano. Mia madre si vestiva bene ma non troppo era truccata ma non troppo e guidava la macchina ma non troppo. Quando morì aveva un viso sereno ma non troppo. La sua morte fra le mie braccia me la ricordo bene ma non troppo. La signora Guarducci, che appena la vide esposta nella bara disse, nooo questa non e' la Luisa, ma come l'avete vestita? E andò via, dopo un po’ tornò. Dice, perche ci racconti queste cose? Perche pare che ci si abitui a tutto, anche alla morte della propria madre. E' vero, ma non troppo.

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