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Leonora Carrington 2 | La debuttante

Leonora Carrington 2 | La debuttante
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«Quando ero una debuttante, andavo spesso al giardino zoologico. Ci andavo così spesso che conoscevo di più gli animali che le ragazze della mia età. Era per fuggire la gente, che mi ritrovavo ogni giorno allo zoo. La bestia che ho conosciuto meglio era una giovane iena. Anche lei mi conosceva. Era molto intelligente, le insegnai il francese… Per il primo maggio, mia madre aveva organizzato un ballo in mio onore. Soffrii per notti intere. Ho sempre detestato i balli, soprattutto quelli dati in mio onore. La mattina del primo maggio 1934, molto di buon'ora, feci visita alla iena».
«Quando ero una debuttante, andavo spesso al giardino zoologico. Ci andavo così spesso che conoscevo di più gli animali che le ragazze della mia età. Era per fuggire la gente, che mi ritrovavo ogni giorno allo zoo. La bestia che ho conosciuto meglio era una giovane iena. Anche lei mi conosceva. Era molto intelligente, le insegnai il francese… Per il primo maggio, mia madre aveva organizzato un ballo in mio onore. Soffrii per notti intere. Ho sempre detestato i balli, soprattutto quelli dati in mio onore. La mattina del primo maggio 1934, molto di buon’ora, feci visita alla iena».
È una giovane debuttante a fare questo racconto, una ragazza che vorrebbe evitare di partecipare al ballo che la madre ha organizzato in suo onore, e chiede a una iena il favore di sostituirla. La debuttante di Leonora Carrington è il titolo di un racconto che ha delle conseguenze feroci, grottesche. I suoi personaggi sono in bilico tra il surreale e l'allucinazione. Una foto di Cecil Beaton immortala il debutto in società di Leonora: è bellissima, vestita di seta con un abito con lo strascico, il velo, una corona di fiori bianchi.
Ma lei in quegli anni si racconta così: «Ho presenziato a tutti gli eventi della stagione londinese. Al grande party nei giardini reali, ovvero: prendere il tè dentro un tendone all’interno del Buckingham Palace e camminare con la tazza in mano… per quest’evento bisogna indossare un vestito speciale, molto costoso». È affascinante ed eccentrica, Leonora, con lo sguardo fiero. In un’intervista confessa: «È stato il solo compito cui ho adempiuto per fare contenta mia madre. Indossare quella corona di fiori che mi scorticava la testa per tutta la sera è stato un vero incubo». Riceve un’educazione formale impeccabile, e vista la sua propensione per l’arte, nonostante il padre la osteggi, riesce ad andare a studiare a Firenze. Lì conosce e si innamora dell’arte di Pisanello. Ma anche degli Uffizi e di Santa Maria del Fiore a Firenze, dei pittori fiamminghi e soprattutto delle pitture di Paolo Uccello (che Breton ritiene essere estremamente “surrealista”).
Leonora in un’intervista afferma: «I bambini hanno istintivamente una tensione verso il mondo esoterico, magico. Io ho solamente continuato a coltivare questa tensione, mentre altri la dimenticano oppure alimentano altri interessi! Il mondo del bambino è sempre molto interessante e secondo me deve rimanere occulto».
Dopo il soggiorno toscano, nel 1933, la Carrington si trasferisce a Parigi per perfezionare la sua educazione alto borghese, e per imparare francese e buone maniere. Però viene di nuovo espulsa, il padre la manda in un altro collegio, più severo, ma scappa anche da lì. Leonora sa di essere pronta, come dice lei in un’intervista, “per il mercato del matrimonio” e torna in Inghilterra, dove la sua vita si alterna tra tè, balli e corse di cavalli (alle quali può scommettere solo di rado, perché in generale alle donne non è permesso). In quegli anni inizia a fare schizzi con acquerelli. Ce n’è uno meraviglioso, del 1932, che si intitola The Moon, ‘la luna’, che viene rappresentata come una dea orientale, sospesa su uno sfondo azzurro. E mentre suo padre continua ad avversare la sua propensione artistica e le nega il sostegno economico, lei parte lo stesso per Londra e si iscrive a una Scuola d’arte.
Leonora ricorda così quel periodo: “Preparavo uova fritte su una stufa a gas, e dipingevo molto”. Alla scuola d’arte si appassiona sempre di più alla pittura e scopre l’immaginario pittorico di Max Ernst che le viene presentato nel 1937, a giugno, all’apertura della mostra di Ernst alla Mayor Gallery di Londra. Lei ha 20 anni. Lui 46, ed è sposato. Chi ha assistito al loro incontro scrive: «A Leonora Carrington viene presentato Max Ernst, alla sposa del vento viene presentato Loplop. Colui che è uccello a colei che è cavalla. Quella notte, a Londra, una giumenta grigia attraversa le strade addormentate della città; sulla sua sella, con ali dispiegate, vi è Loplop, re degli uccelli».

Bibliografia, per approfondire
Leonora Carrington. Un viaggio nel Novecento, dal sogno surrealista alla magia del Messico, di Giulia Ingrao (Mimesis)
Leonora Carrington, La debuttante (Adelphi)
Leonora Carrington, Giù in fondo (Adelphi)

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Il primo Poirot

07/10/2019

"Era un ometto dall'aspetto straordinario, alto meno di un metro e sessantacinque, con un portamento eretto e dignitoso. La testa era a forma di uovo, costantemente inclinata da un lato. Le labbra erano ornate da un paio di baffi grigi, alla militare. Il suo abbigliamento era inappuntabile. Penso che un granello di polvere gli avrebbe dato più fastidio di una ferita, eppure questo elegantone, che zoppicava leggermente, era stato ai suoi tempi uno dei funzionari migliori della polizia belga. Come investigatore, aveva un fiuto straordinario. Poteva vantare al suo attivo numerosi trionfi, era riuscito a risolvere casi davvero complicati".

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08/10/2019

C'è una foto che rivela che la scrittrice di gialli Agatha Christie fu una delle prime persone, in Gran Bretagna, a provare a surfare stando in piedi

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È il 3 dicembre del 1926 quando Agatha litiga per l'ennesima volta con suo marito Archie. Era stato un matrimonio felice, ma lui col tempo si è innamorato della sua segretaria, quindi vuole lasciare la moglie e chiedere il divorzio.

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10/10/2019

"L'edificio della spedizione, costruito in mattoni, si stende sul lato orientale di una collinetta e comprende una cucina, un soggiorno che diventa sala da pranzo, un piccolo ufficio, un laboratorio, un magazzino, una camera oscura. Noi dormiamo in tende. Sulla porta dell'edificio c'è un cartoncino su cui è stampato in caratteri cuneiformi 'Beit Agatha' ovvero la casa di Agatha".

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