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Leonora Carrington 3 | La dama ovale

Leonora Carrington 3 | La dama ovale
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«Una dama molto alta e sottile stava in piedi davanti alla finestra. Anche la finestra era molto alta e stretta. Il viso di quella dama era pallido e triste. Era immobile, come tutto lì accanto, salvo la piuma di fagiano che aveva tra i capelli. La piuma tremula continuava ad attirare il mio sguardo: si agitava talmente a quella finestra, dove tutto era immobile».
«Una dama molto alta e sottile stava in piedi davanti alla finestra. Anche la finestra era molto alta e stretta. Il viso di quella dama era pallido e triste. Era immobile, come tutto lì accanto, salvo la piuma di fagiano che aveva tra i capelli. La piuma tremula continuava ad attirare il mio sguardo: si agitava talmente a quella finestra, dove tutto era immobile».
La dama ovale è un racconto di Leonora Carrington, e ha un finale che sembra una crudele allucinazione. L’edizione originale è del 1939 e dà il titolo a una raccolta di sei racconti surrealisti, illustrati da Max Ernst. Da quando Max e Leonora si sono incontrati a Londra sono diventati inseparabili, lui lascia sua moglie per Leonora che, secondo i canoni di Ernst, incarna i due archetipi della donna surrealista: a metà tra una bambina e una strega. I due si trasferiscono prima a Parigi, nel 1937, in Rue Jacob 15. Poi passano l’estate a Lamb Creek (in Cornovaglia) con il pittore e fotografo Man Ray e la sua modella favorita Ady Fidelin. C’è una fotografia di Roland Penrose, anche lui ospite della vacanza, che ritrae Leonora, Ady, la giovane compagna di Penrose e la modella Nusch Eluard come se fossero addormentate sulle sdraio, ma in realtà sono in posa e tengono con le tazze sospese e sorseggiano il tè. Di quegli anni Leonora racconta: «La nostra casa era sempre piena di amici, venivano a trovarci Breton, Duchamp, Tanguy. Passavamo nottate indimenticabili scrivendo, dipingendo, componendo poemi. Durante una di queste notti Picasso mi presentò Renato Leduc. E mi portarono in dono una giara di vino spagnolo». Tra Leonora e Max c’è un amore folle, e sono indivisibili anche nel lavoro e nell’arte: lei lo aiuta a realizzare scenografie, dipingono e spesso frequentano mercatini delle pulci. Una volta trovano un cavallo a dondolo, che è una fissazione di Leonora, che spesso li ritrae nei suoi dipinti. E trasformano questo piccolo acquisto in arte. Leonora fotografa Max, vestito in modo raffinato e in posa austera, in sella a quel cavallo. Piccole polaroid dai brodi merlati che riproducono quell’amore travolgente e folle.
I due si trasferiscono poi in un villaggio nella Francia del sud, e decidono di comprare una casolare, circondato da vigneti. Una casa imponente, che i due artisti popolano di creature ibride come i mostri scolpiti da Max Ernst: sui bordi di porte e finestre si trovano minotauri, sirene, uccelli, donne cavallo. Dipingono su ogni supporto, legno e vetro, intonaco. Max le insegna la tecnica del frottage, raschiando con una spatola uno strato di colore fresco per far affiorare quello di fondo, metafora surrealista dell'inconscio rivelato). Due anni di pace. In uno scatto di Lee Miller si vedono i due amanti Abbracciati e abbandonati a una parete del patio. Miller fotografa anche Leonora: in cucina accanto a una terracotta, mentre sorride e indossa una gonna ampia, una camicia bianca di pizzo e uno scialle con i sonagli. E in un primo piano, lei ha le mani dietro la nuca, e fissa obbiettivo. In quei mesi lei dipinge un ritratto di Max Ernst, e lo immagina coperto da una pelliccia rossa che cammina tra i ghiacci, mentre alle sue spalle lo sorveglia un cavallo bianco. Un idillio amoroso e artistico, che dura fino al 3 settembre 1939, quando a Ernst arriva la comunicazione di presentarsi, una prima volta, al campo di concentramento per stranieri nel carcere di Largentiére in Ardèche. In un racconto Ernst chiaramente ispirandosi a lei scrive: «Chi è la sposa del vento? Sa leggere? Sa scrivere in francese senza commettere errori? Che legna accende per riscaldarsi? Si riscalda con la sua vita intensa, col suo mistero, la sua poesia. (…) E senza dubbio l’ha vista l’usignolo seduta presso la fonte, leggendo. E anche se stava leggendo tra sé, gli animali, i cavalli, l’ascoltavano ammirati».

Bibliografia, per approfondire
Leonora Carrington. Un viaggio nel Novecento, dal sogno surrealista alla magia del Messico, di Giulia Ingrao (Mimesis)
Leonora Carrington, La debuttante (Adelphi)
Leonora Carrington, Giù in fondo (Adelphi)

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