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Leonora Carrington 1 | Il paese delle ombre

Leonora Carrington 1 | Il paese delle ombre
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«Quando arrivammo al terzo piano entrammo in un'immensa stanza dei bambini dove c'erano centinaia di giocattoli rotti o mutilati, disseminati per ogni dove. Lucrezia si avvicinò ad un cavallo di legno. Era piuttosto antico – non avrà avuto meno di cento anni – e appariva come congelato in pieno galoppo».

«Quando arrivammo al terzo piano entrammo in un’immensa stanza dei bambini dove c’erano centinaia di giocattoli rotti o mutilati, disseminati per ogni dove. Lucrezia si avvicinò ad un cavallo di legno. Era piuttosto antico – non avrà avuto meno di cento anni – e appariva come congelato in pieno galoppo».
Questa è la stanza da gioco di una grande casa inglese in cui si rincorrono corridoi scuri, interminabili; una villa neogotica avvolta nella nebbia, un immenso giardino infestato da ombre. In un racconto dal titolo La dama ovale Leonora Carrington racconta i pomeriggi di gioco suoi e dei suoi fratelli mentre erano con la loro balia: atmosfere che Leonora non le ha mai più dimenticate. Leonora Carrington è nata a Lancaster, in Inghilterra, il 6 aprile del 1917. È stata pittrice, scultrice e illustratrice, ma anche scrittrice e drammaturga; ha composto racconti brevi, romanzi, storie illustrate, opere teatrali e fiabe per bambini.
«Leonora Carrington è nata in una vita di privilegi», hanno scritto di lei, infatti suo padre è un magnate del tessile, l’uomo più ricco del Lancashire. Mentre sua madre, irlandese, è la figlia di un medico di campagna. E sono proprio i racconti di madre e nonna, intessuti con quelli della bambinaia irlandese, che le schiudono il paese delle ombre che vive in un clima magico. Leonora vive tra leggende di fate bianche e antichi re e personaggi soprannaturali. È inquieta, creativa e indomabile, e da bambina è troppo stravagante per le scuole per bene a cui la iscrivono, e da cui viene sempre, inevitabilmente, espulsa. A un certo punto riprovano, e la mandano in un convento (collegio). Ma anche lì è troppo strana per le altre, e diventa una sorta di attrazione tra le compagne quando scoprono che è in grado di scrivere con entrambe le mani, soprattutto con la sinistra e anche al contrario sugli specchi. Attorno a lei si crea una strana aura, e dicono che lei parla con il diavolo; anche stavolta le suore la espellono. Leonora Carrington è una bambina che legge moltissimo, ama soprattutto I viaggi di Gulliver di Johnatan Swift e Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll per il suo nonsense, per lo humour macabro. Ma che soprattutto non capisce perché deve indossare ridicole crinoline che non le permettono di arrampicarsi sugli alberi. Per Leonora Carrington tra donna e mondo animale il legame è profondo, le donne possono essere bellissimi uccelli vampiri o signore di un esercito di gatti neri, ma anche cavalli. Durante le passeggiate con la sua cavalla Winkie nel grande giardino della casa di Hazelwood Hall, l’unico posto in cui Leonora da bambina riesce a sentirsi libera. Le cavalle la ispirano per un’opera pittorica, il suo personale manifesto artistico dl 1938, The Meal of Lord Candelstick, in cui mette in scena ibridi spaventosi, donne maestose con collo, testa e criniera di cavallo che prendono parte a un banchetto dove il piatto principale è un bambino appena nato. 
Un’altra delle sue allucinazioni la scrive nel racconto Le sorelle: «Silenzio. Drusilla accese una candela che illuminò la piccola soffitta, sporca e senza finestre. Posato su un palo vicino al tetto un essere straordinario guardava la luce con occhi ciechi. Aveva il corpo bianco e nudo e piume bianche spuntavano dalle spalle e attorno al petto. Le sue braccia bianche non erano né ali né braccia. La chioma di capelli bianchi le cadeva attorno al volto la cui pelle era come marmo […]. Succhiò e succhiò durante lunghi minuti e il suo corpo divenne enorme, luminoso, magnifico. Le sue piume brillarono come neve al sole e la sua coda splendette di tutti i colori dell’arcobaleno».

Bibliografia, per approfondire
Leonora Carrington. Un viaggio nel Novecento, dal sogno surrealista alla magia del Messico, di Giulia Ingrao (Mimesis)
Leonora Carrington, La debuttante (Adelphi)
Leonora Carrington, Giù in fondo (Adelphi)

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"Era un ometto dall'aspetto straordinario, alto meno di un metro e sessantacinque, con un portamento eretto e dignitoso. La testa era a forma di uovo, costantemente inclinata da un lato. Le labbra erano ornate da un paio di baffi grigi, alla militare. Il suo abbigliamento era inappuntabile. Penso che un granello di polvere gli avrebbe dato più fastidio di una ferita, eppure questo elegantone, che zoppicava leggermente, era stato ai suoi tempi uno dei funzionari migliori della polizia belga. Come investigatore, aveva un fiuto straordinario. Poteva vantare al suo attivo numerosi trionfi, era riuscito a risolvere casi davvero complicati".

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"L'edificio della spedizione, costruito in mattoni, si stende sul lato orientale di una collinetta e comprende una cucina, un soggiorno che diventa sala da pranzo, un piccolo ufficio, un laboratorio, un magazzino, una camera oscura. Noi dormiamo in tende. Sulla porta dell'edificio c'è un cartoncino su cui è stampato in caratteri cuneiformi 'Beit Agatha' ovvero la casa di Agatha".

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