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Radio3 Suite

14. Rosso - varianti | Poesia in technicolor

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Con Maria Grazia Calandrone Quest'anno, nel mese dedicato alla poesia, indaghiamo come poeti di ogni luogo e tempo, fino alla più radioattiva contemporaneità, abbiano affrontato e affrontino i colori del proprio mondo

Clicca sui colori, uno nuovo ogni giorno fino al 21 marzo, per ascoltare i ventuno viaggi nella poesia di ogni tempo e luogo, seguendo un filo, multicolore fino alla trasparenza.

                    

Poesie di Juan Gelman (crepuscolo), Sergej Gandlevskij (scarlatto), Christophe Tarkos (sangue), Guido Mazzoni-Wallace Stevens (vermiglio), Sara Teasdale (infuocato)

Juan Gelman | Giornalismo

Alla mattina alle dieci gli impiegati della giustizia
si misero a urlare contro l’ingiustizia del loro magro salario
alle undici si scoprirono certe manovre delittuose
alle dodici il partito democratico borghese confermò di essere democratico e borghese 
ci fu un concorso in municipio
crebbe la carestia di vita
si pranzò in generale in maniche di camicia di fronte a un buon vino
la legge organica della polizia non soffrì di grandi varianti
all’una alle due del pomeriggio sotto la gloria del gran giorno
altre città del paese ricordarono i loro fondatori i loro banditi 
gli enti locali promossero decisioni contrarie
il sud continuò al sud
il presidente alle quattro ricevette il suo decimo magnate del petrolio 
alle cinque mi scocciai
però alle sei ti vidi
dopo tanti anni ti vidi alle sei e mi turbai come un bimbo 
il passato saliva come i tuoi dolci seni
ed erano le sei di una dolcezza come un violento oblio
ora ci sono delle lentiggini sul tuo collo e la tua voce era attuale
di modo che alle sette non facevi più notizia
cominciava il crepuscolo
usciva la gente dal lavoro
cresceva la carestia di vita
si scoprivano nuove manovre delittuose
in lungo e in largo nel paese. 

Sergej Gandlevskij | Festa ed altre poesie
Ecco la nostra via, mettiamo, 
sia Ordžonikidzeržinskij, (Orzo-niki-zèr-zinschi
sovietica come ogni provincia, 
ma è pur sempre Mosca. 
Lontani spuntano agglomerati 
industriali senza bellezza, 
carcasse, tubi, caseggiati 
s’intrufolano tenaci in cielo. 
Come vedi niente di che: 
farmacia, lampione e una tizia 
dall’occhio pesto. Smog ovunque. 
Operai in tute scarlatte 
già da molti anni lastricano, 
rompono l’asfalto e imprecano. 
Ecco l’autore del componimento, 
aspirando tigli e benzina, 
al negozio riporta i vuoti di quattordici bottiglie. 
Ecco una signora in là con gli anni, 
brava donna, quasi santa, 
da un secchiello annaffia i fiori 
e dall’alto del balcone
guarda in strada. 
In cucina gloglotta il pranzo, 
la luce infiamma le stanze. 
Parenti, mariti e amanti 
l’hanno ingannata per bene. 
Oggi sarà il mio turno. 
Siamo qui cresciuti e diventati 
musi lunghi e donne sciocche 
ci siamo annoiati e scapricciati – 
ecco la nostra via, Signore. 

Qui con dischi di Okudžava 
e la nostalgia della Vecchia Arbat 
da anni sottovoce brontolano 
inceneriscono, come drevljani, 
le loro speranze idiote. 
Coi bimbi giocano alle città: 
Ĉita, Suĉan, Kuraganda. 
Invecchiano i volti e i vestiti. 
Perdono tempo i pescatori 
sull’acqua morta del fiume Jauza. 
Eccola qui, la Yoknapatawpha 
gioca alla schedina l’ultima 
scommessa (che a un passo da noi 
è il diluvio) e si chiede chi 
sia il colpevole, sarà mai Puškin? 
Prendevamo dieci in questa scuola 
ai corsi di vergogna e terrore. 
La vita finirà e taceranno 
per sempre insulti e maldicenze 
all’ombra del vecchio cortile. 
Ma quel dannato buco ci sapeva 
imparentati dall’orfanezza: questo eravamo. 
Così i bambini nell’antichità
riconoscevano dalle voglie.

Christophe Tarkos | I soldi
Traduzione di Michele Zaffarano
Esiste una volontà di fare bene, esiste una volontà di fare i soldi, non esistono dubbi sulla buona volontà di fare i soldi. 
Questa volontà non sta fuori, si infiltra, è come il sangue nelle vene, come i nervi di ogni gesto, di ogni comportamento, di ogni personalità, è un valore che guida verso lo spessore dell’essere vivente umano che guida tutti i suoi modi di mettere in atto e sottostà ai suoi modi di mettere in atto le sue azioni. 
Il valore non porta con sé un adattamento generale e permanente al mondo per sopravvivere e creare i soldi, il valore non spinge all’adattamento, riconcilia l’insieme di sé e del mondo, fa di sé l’adattamento stesso, mette in movimento sia un adattamento continuo nel mondo, sia un mondo che assomiglia al mondo. 
Il valore non spinge a conoscere la situazione a giudicarla e a decidere ciò che è bene dentro la situazione, fa molto di più, grazie al suo stesso infiltrarsi, spinge a diventare la situazione stessa, a sentire quello che la situazione sente, a conoscere quello che la situazione conosce, a trasformarsi come si trasforma la situazione.

Guido Mazzoni | La pura superficie
Ti piace sotto gli alberi in autunno. Tutto è mezzo morto.
Il vento mutilato passa tra le foglie,
ripete parole senza senso.
Allo stesso modo eri felice in primavera
tra i mezzi colori delle mezze cose,
il cielo un po’ più luminoso, le nuvole che si sciolgono,
l’uccello solo, la luna oscura
che illuminava un mondo oscuro
di cose che non sarebbero mai state espresse abbastanza,
dove tu stesso non eri mai te stesso per intero,
non volevi e non dovevi
desiderando l’euforia dei cambiamenti,
il motivo per la metafora, fuggendo il peso
del mezzogiorno primario, l’ABC dell’essere,
l’umore vermiglio, il martello del rosso e del blu, il suono duro,
acciaio contro accenni, il lampo acuto,
la vitale, arrogante, fatale, dominante X.

Sara Teasdale | Verranno le dolci piogge
Verranno le dolci piogge e l'odore di terra,
e le rondini che volano in circolo con le loro strida scintillanti;
e le rane negli stagni che cantano di notte,
e gli alberi di susino selvatico che fremono di bianco;
i pettirosso vestiranno il loro piumaggio infuocato,
fischiettando le loro fantasie su una bassa recinzione in rete metallica;
e nessuno saprà della guerra,
nessuno presterà attenzione infine quando sarà avvenuto;
nessuno baderebbe,
né uccello né albero,
se l'umanità scomparisse completamente;
e la Primavera stessa, al suo risveglio all'alba,
si renderebbe conto appena che noi ce ne siamo andati.
 
Ascolti musicali tratti da:
Scherzo and Trio di Penguin Cafè Orchestra 
Galamb Borogn da 8 studi per pianoforte libro II di Gyorgy Ligeti 
Float Dance di Peter Gregson/Gabriel Prokofiev 
La fabbrica illuminata di Luigi Nono dur 
Massig Bewegt di Anton Bruckner Deutsches Symphonie-Orchester Berlin feat. S/QU/NC/R 
 

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