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Radio3 Suite

21. Trasparente | Poesia in technicolor

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Con Maria Grazia Calandrone Quest'anno, nel mese dedicato alla poesia, indaghiamo come poeti di ogni luogo e tempo, fino alla più radioattiva contemporaneità, abbiano affrontato e affrontino i colori del proprio mondo

Clicca sui colori, uno nuovo ogni giorno fino al 21 marzo, per ascoltare i ventuno viaggi nella poesia di ogni tempo e luogo, seguendo un filo, multicolore fino alla trasparenza. 

                    

Poesie di Gezim Hajdari, Anna de Noailles, Emily Dickinson, Claudio Damiani, Vincenzo Ostuni, Roberto Maggiani

Gezim Hajdari
, tratta dalla raccolta inedita Cresce dentro di me un uomo straniero
parzialmente pubblicata lo scorso ottobre sulla rivista “Il Segnale”, per la cura di Mario Buonofiglio
La sua voce minacciosa ogni mattina di buon’ora,
quando portavo la piccola mandria di capre a casa,
prima di andare alla scuola elementare del villaggio
in cima alla collina brulla. Con stornelli e rondini della Libia.
«Haràm, devi essere il primo della classe,
sennò vieni a zappare la terra,
non puoi vivere sulle mie spalle!»
Afferravo lo zaino dei libri attaccato al chiodo dietro la porta,
correvo verso la scuola attraversando lampi e tuoni.
Portavo le scarpe di gomma bucate, i piedi avvolti con la plastica,
sotto la pioggia recitavo a memoria la poesia del giorno.
Addosso una vecchia giacca del fratello più grande, con le maniche
accorciate. I capelli tagliati carré con le forbici delle pecore
dal vicino di casa. In classe mi sedevo in prima fila per sentire
ogni parola della maestra Cristina giunta dalla città.
La sera, egli rientrava inzuppato di pioggia dalla testa ai piedi, risparmiato
dai fulmini. In tasca Guerra e pace bagnato e sporco di terra. Con la bocca
aperta, le mani grosse e due occhi scavati nella fronte. Infreddolito
come una statua di ghiaccio si sfogava contro il dittatore.
«Zitto! Morirai impiccato e distruggerai la vita dei nostri figli!» –
lo supplicava mia madre spaventata. Noi, cinque bambini impauriti,
lo guardavamo nel volto senza osare dire nulla.
Dopo cena, egli ci faceva segno di sederci attorno al caminetto,
ascoltavamo la nuova saga che aveva letto nelle brevi pause del lavoro,
nei campi. La sua tosse, presa in guerra, ogni tanto interrompeva il racconto
dell’epopea russa nell’inverno dittatoriale albanese.

Anna de Noailles | Poesie d’amore 
Ogni cosa è, e tuttavia, ogni cosa è niente. 
Il noto, l’ignoto, gli astri, 
Il grande mistero aereo 
Affondano davanti all’umano disastro. 
L’ampio universo è solo uno scenario 
Vano e leggero come a teatro, 
Poiché il mio cuore caparbio 
Non ha potuto risvegliare il tuo corpo!

Emily Dickinson
C’è un mattino invisibile agli uomini –
le cui fanciulle su un prato remoto
festeggiano il loro maggio serafico –
e tutto il giorno, con giochi e balli,
e capriole che non potrei mai dire – 
passano la festa.
Qui a ritmo lieve vanno i piedi
Che non camminano più per a via del paese – 
né s’incontrano presso il bosco – 
Qui sono gli uccelli che cercano il sole
Quando la conocchia dell’anno scorso oziò 
e le chiome dell’estate furono avvinte.
Mai vidi scena così mirabile – 
mai un tale cerchio su un tale prato – 
mai vesti così serene -  
quasi le stelle una notte d’estate 
alzassero i loro calici di crisolito – 
fino al mattino in festa – 
Come te danzare – come te cantare – 
o popolo sul mistico prato – 
io chiedo, ogni mattina di maggio.
Aspetto le tue campane vaghe, fantastiche – 
che mi annunceranno in altre valli – 
a una diversa aurora!
Dormiva sotto a un albero – 
ricordata non d’altri che da me.
Sfiorai la culla muta – 
il passo riconobbe – 
indossò la sua veste di carminio
ed eccola!
Tutto ciò che oggi posso recare
è questo, ed inoltre il mio cuore;
questo, e il mio cuore, e tutti i campi, e tutti
i vasti prati.
Se per caso scordassi, riconta – 
qualcuno può dire la somma!
Questo, e il mio cuore, e tutte le api
che in mezzo al trifoglio dimorano. 
In simili mattine ci lasciammo
un simile meriggio ella si azò

Claudio Damiani
Quel tempo lì, scaturiva da un orifizio
(io lo chiamo così, ma in realtà erano infiniti
gli orifizi, e invisibili)
come scaturisce ogni tempo
e anche questo tempo, quello di questi istanti,
scaturisce nello stesso modo
e è lo stesso tempo,
poi si spandeva come un liquido sulla terra piatta
mentre nello stesso istante altro ancora scaturiva
e io avevo dietro
quello che un istante prima era avanti.
Eppure era bello sedersi a un lato
e fare finta di niente di tutto questo movimento,
immaginare tutto immobile, e accanto
come qualcuno che riposava accanto a me
e io potevo far finta che non ci fosse,
che io potessi muovermi, e lui stesse fermo,
e io potessi finalmente riposare,
o anche dormire, e lei fosse una donna
con una grande gonna, e stesse ferma sui campi,
bella nel tramonto con il sole basso
e rosso, bella nella notte
e nella mattina luminosa, bianca.

Vincenzo Ostuni | Faldone Zero
7. (Ameba)
(«Gestire i corpi estranei per inglobamento  e assimilazione, gli pseudopodi proiettati in inerzia minerale; 
non toccare né toccarsi  mai 
 se non nel cieco clivaggio della scissione;
 isotonicamente stringersi, seccarsi in ambiente salino,
scoppiare invece in acqua dolce, nelle rade ignote;
se il cibo manca, cercare affini e agglutinarsi in steli
per spiccia profezia d’evoluzione,
e spore sul trampolino gettarsi da quella micrometrica altezza nelle correnti chiare
con bambina                   [certezza eucariote»).

Roberto Maggiani | Uomo
1 - Tu guardi il mondo
da una piccola finestra di luce
nello spettro invisibile –
tra le microonde e i raggi X.
Tutto sembra immerso
nella frequenza del giallo –
come nei disegni dei bambini –
ed è vero che il tuo occhio
vede lì più chiaro –
nel giallo-citrino –
ma sei nel bianco
nelle frequenze sovrapposte
dell’arcobaleno.
2 - Sopra e sotto ti circondano
energie invisibili:
spiriti possiedono gli spazi
fuori e dentro le cose
del mondo che osservi.
3 - Nella notte accendi
le luci al sodio del tuo pianeta –
forse qualcuno ti vedrà.

Ascolti musicali tratti da:
Scherzo and Trio di Penguin Cafè Orchestra 
La fabbrica da op.41 di Sergei Prokofiev 
Walts da Concerto per pianoforte op.13 di Benjamin Britten 
Basilica di Barry Truax
Beneath the forest floor di Hildegard Westerkamp 
Massig Bewegt di Anton Bruckner Deutsches Symphonie-Orchester Berlin feat. S/QU/NC/R 

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