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Radio3 Suite

10. Giallo | Poesia in technicolor

Ascolta l'audio
Con Maria Grazia Calandrone Quest'anno, nel mese dedicato alla poesia, indaghiamo come poeti di ogni luogo e tempo, fino alla più radioattiva contemporaneità, abbiano affrontato e affrontino i colori del proprio mondo

Clicca sui colori, uno nuovo ogni giorno fino al 21 marzo, per ascoltare i ventuno viaggi nella poesia di ogni tempo e luogo, seguendo un filo, multicolore fino alla trasparenza.

                    


Poesie di Tugrul Tanyol, Andrea Breda Minello, Adrienne Rich, Billy Collins, Nina Cassian

Tugrul Tanyol |  Il vino dei giorni a venire

Giuliano Ladolfi 2016
Sale al centro esatto della luna il sole
i pollini battono nel cuore del fogliame
egoista ape regina mi abbandono al vento
al vento e all’incendio che contorce il giallo

un campo sembra aprirsi giusto al centro,
palmi di mani s’incollano a palmi
il fiore osserva la luna e ritrova giorni passati
questo sarà un fiore lasciato dall’olandese
ora spunta dall’orecchio inesistente

Andrea Breda Minello |  La tua mano
Yellow
come il mistrale
confonde
i nostri ruoli artificiali
mi sfiora
per paura si ritrae
hai dimenticato il mondo
per un istante
volendo abbandonarti al
gesto semplice della seduzione
prima di tornare
ad essere tormento l’uno per l’altro
ragazzo mio

Adrienne Rich | Cartografie del silenzio
traduzione di Maria Luisa Vezzali
So che stai leggendo questa poesia
tardi, prima di lasciare il tuo ufficio
con l’unico lampione giallo e una finestra che rabbuia
nella spossatezza di un edificio dissolto nella quiete
quando l’ora di punta è da molto passata. So che stai leggendo
questa poesia in piedi, in una libreria lontano dall’oceano
in un giorno grigio agli inizi della primavera, deboli fiocchi sospinti
attraverso gli immensi spazi delle pianure intorno a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare,
spirali di lenzuola ristagnano sul letto
e la valigia aperta parla di fuga
ma non puoi andartene ora. So che stai leggendo questa poesia
mentre il metrò rallenta la corsa, prima di lanciarti su per le scale
verso un amore diverso
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
della televisione, dove scorrono sussulti di immagini mute,
mentre aspetti le ultime notizie sull’intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d’aspetto
di occhi incontrati che non si incontrano, di identità con estranei.
So che stai leggendo questa poesia sotto il neon
nella noia stanca dei giovani che sono esclusi,
che si escludono, troppo presto. So
che stai leggendo questa poesia con la tua vista indebolita:
le tue lenti spesse dilatano le lettere oltre ogni significato e tuttavia continui a leggere
perché anche l’alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia in cucina,
mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla e un libro in mano,
perché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia che non è nella tua lingua:
di alcune parole non conosci il significato, mentre altre ti fanno continuare a leggere
e io voglio sapere quali sono.
So che stai leggendo questa poesia in attesa di udire qualcosa, divisa tra amarezza e speranza,
per poi tornare ai compiti che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non c’è altro da leggere,
lì dove sei approdata, nuda come sei.

Billy Collins | Spogliando Emily Dickinson 
A vela in solitaria intorno alla stanza
Per prima, la mantellina di tulle,
tolta dolcemente dalle sue spalle e posta
sullo schienale di una sedia di legno.
E la cuffia,
sciolto il nodo con una leggero tiro in avanti.
Poi il lungo vestito bianco, una faccenda
più complicata con bottoni di madreperla
giù per la schiena,
così piccoli e numerosi che ci vuole l’eternità
prima che le mie mani possano dividere il tessuto,
come la separazione dell’acqua di un nuotatore,
e scivolare dentro.
Avrete voglia di sapere
che stava in piedi
accanto a una finestra aperta in una stanza al piano di sopra,
immobile, con gli occhi un po’ attoniti,
mentre guardava di sotto l’orto,
con l’abito bianco in un mucchio ai suoi piedi,
sul pavimento di legno a grandi riquadri.
La complessità degli indumenti intimi femminili
nell’America del diciannovesimo secolo
non è da sottovalutare,
e io procedevo come un esploratore polare
attraverso fibbie, fermagli, e ormeggi,
ganci, nastri, e stecche di balena,
mente navigavo verso l’iceberg della sua nudità.
Più tardi scrissi in un taccuino
che era come cavalcare un cigno nella notte,
ma naturalmente non posso dirvi tutto – 
il modo in cui ha smesso di guardare l’orto,
come i suoi capelli si sono sciolti dalle forcine,
come all’improvviso si inserivano dei trattini
ogni volta che parlavamo.
Quello che posso dirvi
è che ad Amherst c’era un’immensa quiete, 
quel Sabato pomeriggio,
c’era solo una carrozza che è passata accanto alla casa,
e una mosca che ronzava sul vetro di una finestra.
Così ho potuto udirla distintamente inspirare
quando ho slacciato il primo
gancio in alto del suo corsetto
e l’ho sentita sospirare quando poi quello ha ceduto,
al modo in cui alcuni lettori sospirano quando si accorgono
che la Speranza ha piume,
che la Ragione è una tavola,
che la Vita è un fucile carico
che guarda proprio te con un occhio giallo.

Nina Cassian, Autoritratto 
C’è modo e modo di sparire (poesie 1945-2007)  
traduzione di Anna Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica
Mi è toccato questo volto strano, triangolare,
questo pan di zucchero o questa
polena degna di navi corsare
e capelli lunghi, lunari, sulla cresta.

Mi è toccato portare in giro un aggressivo contorno
errabondo da mane a sera che spesso
squarcia la retina di chi mi sta dintorno
quando proietto alla parete il mio incongruo essere.

A chi appartengo? Mi rinnegano antenati e genitori
Temporaneamente alleate mi rinnegano le razze,
i bianchi, i gialli, i rossi e i neri.
Neppure la specie mi riconosce tutta d’un pezzo.

E solo quando grido perché sbatto
e solo quando il freddo si promana
e solo quando il tempo di peccato m'imbratta
mi chiamano: bella. Mi riconoscono: umana.

Ascolti musicali tratti da:
Scherzo and Trio di Penguin Cafè Orchestra 
Gekkoh di Susumo Yokota 
Minim di Dustin D’Halloran/J.S. Bach 
Prelude di Conlon Nancarrow 
Massig Bewegt di Anton Bruckner Deutsches Symphonie-Orchester Berlin feat. S/QU/NC/R 
 

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