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Non è un Paese per Giovani

Piacere, Ahmed

Piacere, Ahmed
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Durante le feste di Natale, mentre viaggiavo in aereo quasi tutti i giorni per seguire il film nelle varie città, mi è successa una cosa davvero incredibile. Una mattina da Bari a Roma, mi siedo in aereo accanto ad un ragazzo scuro di pelle, marocchino, credo. Gli sorrido, lo scavalco e vado al posto 5A, vicino al finestrino. Anche lui mi sorride e poi così, a schianto, mi dice: hai pensato anche tu che potrei essere un kamikaze?
Durante le feste di Natale, mentre viaggiavo in aereo quasi tutti i giorni per seguire il film nelle varie città, mi è successa una cosa davvero incredibile. Una mattina da Bari a Roma, mi siedo in aereo accanto ad un ragazzo scuro di pelle, marocchino, credo. Gli sorrido, lo scavalco e vado al posto 5A, vicino al finestrino. Anche lui mi sorride e poi così, a schianto, mi dice: hai pensato anche tu che potrei essere un kamikaze? E ride. Io, imbarazzato, rispondo, no ma se mi ci fai pensare posso anche farlo. E lui ride di più. Iniziamo a parlare. Mi racconta che a volte ci sono persone, dico italiani eh, che si fanno cambiare posto per non stare accanto al kamikaze. Trovano una scusa, oppure scambiano il posto con qualcun altro. Lui si chiama Ahmed, un nome molto comune da voi, dico io, e lui mi chiede, e tu? Giovanni. Anche il tuo è comune. Certo e sorrido. Mi spiega che dall'11 settembre del 2001 la sua vita è cambiata. Specie nelle stazioni e negli aeroporti. Ho una faccia da terrorista secondo te? Io lo guardo bene. No, però... com'è la faccia da terrorista? E lui: questa, guarda. E mi apre la galleria del suo cellulare facendomi vedere la foto di un ragazzo con barba e sciarpa da palestinese. Lui è mio fratello. Lui ce l'ha, no? Beh, potrebbe essere. E invece lavora nella Croce Rossa dice lui e sorride ancora, beffardo. Hai mai visto un terrorista che lavora per la Croce Rossa? Ora ride più sonoramente. Anch'io. Che strano pensavo, sto parlando con uno che vive situazioni davvero estreme. Io non sono mai stato scambiato per un assassino o un ladro. Solo per un maitre, una volta, da Berlusconi, ma nulla di più. Sì, al compleanno di Vittorio Cecchi Gori. Quella sera Berlusconi arrivò e vedendomi all'entrata, vestito in giacca e cravatta, mi chiese se sapevo dov'era la sala della festa, scambiandomi per il maitre. Io gliela indicai, proprio come avrebbe fatto un maitre, anche con qualche passo per accompagnarlo e quell'ossequiosità tipica dei maitre. Però per un terrorista no. Ahmed mi raccontò che una signora, una volta su un treno, lo fissava con uno sguardo misto tra il terrore e l'odio e lui per divertirsi, ogni tanto, faceva movimenti strani per impaurirla ancora di più. Alla fine, dice, che voleva farle proprio, Bu, in faccia, ma non lo fece per rispetto dell'età. Poi, ancora più sorprendentemente mi disse a bruciapelo. MOSCHETTIERI DEL RE.  E io rimasi di stucco. Sapeva chi ero. Mi aveva visto il giorno prima in tv a fare promozione e mi aveva riconosciuto. Voglio andare a vederlo mi sembra da ridere, no? Sì molto, dico io. Ma non riuscivo ancora a credere che avevo parlato con un marocchino per mezz'ora e poi alla fine, mi rivela che mi conosceva. Era strano. Poi, dopo quei discorsi! Ahmed, gli dico, se vuoi ti faccio avere due biglietti. Resti a Roma? Io vivo a Roma, Giovanni, da 15 anni, sono proprietario di un ristorante a Piazza Vittorio. Facciamo uno scambio. Tu mi regali il cinema e io una cena. Ma che figo è sto tipo qua, pensai?! E ci siamo scambiati il numero di telefono. All'arrivo l'ho salutato con affetto e ci siamo detti di sentirci nei giorni successivi per organizzare. Dopo un paio di giorni di silenzio l'ho chiamato. Ma il cellulare era staccato, anzi numero inesistente. Ho provato ancora ma sempre così, inesistente. Ci sono rimasto davvero male. Ho provato tanto in queste settimane, ma quel numero non esiste proprio. Ahmed non esiste proprio. E allora chi era? Che faceva seduto lì? E che voleva da me? Volevo perfino andare alla polizia per capire se mi ero imbattuto in un vero ricercato in vena di giocare, un probabile terrorista. Ma poi ho desistito. Due giorni fa mi ha chiamato lui. Ciao, sono Ahmed, come stai Giovanni? ... Aspettavo una tua chiamata ma non è arrivata e ho pensato che anche tu, alla fine, non volevi avere nulla a che fare con un kamikaze. E ride. No, ma come, figurati, bene... e ti ho anche cercato ma ho un numero inesistente. Insomma avevo sbagliato io a trascriverlo. Ah, complimenti, il tuo film è una bomba, fa molto ridere. 
Quello Favino fa schiantare. Che bellezza! Ahmed esisteva e non era un terrorista. Quando vieni al ristorante?...Eh, guarda...una di queste sere...appena sono libero...cioè io sarei libero anche stasera,  non so se tu... Ma certo amico, stasera va benissimo. Mi ha dato l'indirizzo preciso e sono andato. Si mangia così e così, ma dice che quella sera ha avuto problemi con la cucina. Però lui è forte.  Non solo non è un kamikaze, ma è proprio ganzo. E anche sua moglie e suo figlio. Ecco, dopo il suo racconto di come è arrivato in Italia da clandestino, su un gommone e a nuoto, ho pensato che magari oggi, non lo avrebbero nemmeno fatto approdare sugli scogli. E io avrei avuto un amico in meno.
 

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