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PRIMA PAGINA del 5 marzo 2019

PRIMA PAGINA del 5 marzo 2019
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con Angela Mauro

“Non ho sdoganato il delitto d’onore, ma quell’uomo era fragile e debole”


Lui, abituato a giudicare, è finito sul banco degli imputati. Dal suo ufficio in piazza dei Tribunali, nella sede della Corte d'Appello di Bologna, Orazio Pescatore allarga le braccia e dice che no, "non c'è stato alcun riconoscimento di attenuanti all'omicidio per gelosia, non era questa la nostra intenzione. E non c'entra nulla il delitto d'onore". Fuori dai palazzi di giustizia infuoca la polemica per la sentenza che ha ridotto da 30 a 16 anni la condanna di Michele Castaldo, l'assassino di Olga Matei. Le donne organizzano manifestazioni contro quella "tempesta emotiva" che ha trovato spazio nelle motivazioni. La procura generale, che in aula aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado, farà ricorso in Cassazione.

Pescatore, 63anni, una lunga carriera in magistratura, che quella sentenza l'ha scritta, si dice "meravigliato", si difende: "Il nostro compito era valutare la vita dell'imputato, la personalità nel suo complesso. Come si fa sempre in questi casi. L'imputato, alle sue spalle, aveva due o tre episodi significativi che hanno avuto conseguenze sulla sua psiche. Quando si discute della pena si valuta la personalità, nella perizia si è tenuto conto del vissuto fragile e debole, che però non giustifica nulla - precisa, quasi a evitare nuove polemiche - . Nelle valutazione delle attenuanti generiche ci sono tanti fattori da tenere in considerazione. Castaldo aveva alle spalle una storia pesante, era debole in questo senso, era già stato in cura, soffriva di depressione".
A metà mattina, il giudice entra nell'ufficio del presidente della Corte d'Appello Giuseppe Colonna. Che più tardi, con una lunga nota, gli fa da scudo. "La gelosia non è stata considerata motivo di attenuazione del trattamento, anzi, al contrario, motivo di aggravamento", precisa. "La misura della responsabilità (sotto il profilo del dolo) era comunque condizionata dalle infelici esperienze di vita, affettiva, pregressa dell'imputato, che in passato avevano comportato anche la necessità di cure psichiatriche, che avevano amplificato il suo timore di abbandono". Questo, per Colonna, è l'aspetto rilevante nella decisione di concedere le attenuanti generiche a Castaldo, "al di là della frase, che è comunque tratta testualmente dal perito: "soverchiante tempesta emotiva e passionale"". Senza dimenticare altre due attenuanti, elementi "oggettivi e ineccepibili": la confessione dell'imputato e il tentativo di risarcire la figlia della vittima, la bimba che Olga aveva adottato assieme all'ex marito.

Doveva essere acqua sul fuoco. Non è bastata. Oggi alle 12.45 la rete delle donne scende in piazza a Bologna contro la sentenza, proprio sotto la sede della Corte d'Appello. Tra le promotrici, l'ex senatrice Pd Francesca Puglisi, dell'associazione Towanda: "In Italia, ogni 72 ore, una donna muore per mano del suo compagno. Non c'è giustificazione o attenuante per un uomo che strangola una donna, non c'è raptus o gelosia che tenga. Facciamo uscire dal Medioevo giuridico qualche magistrato". Parteciperà un'ampia galassia di sigle: Arci, Centro delle Donne di Bologna, Casa delle Donne per non subire violenza, Arcigay il Cassero, Udi.
A Riccione, la città di Olga Matei, uccisa in casa il 5 ottobre 2016, le amiche della vittima organizzano una fiaccolata per l'8 marzo, alle 20, nel giorno della festa delle donne. La sindaca Renata Tosi sarà al loro fianco: "Ritengo questa sentenza un passo indietro nel passato, con il rischio di vanificare anni di lotte e battaglie contro il fenomeno del femminicidio".
L'avvocata dell'omicida, Monica Castiglioni, fa sapere: "Fino a pochi giorni fa il mio assistito lavorava nel carcere di Ferrara, dove è detenuto. Poi si è reso necessario il trasferimento in una sezione protetta".

Rosario Di Raimondo - la Repubblica

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