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PRIMA PAGINA del 24 febbraio 2019

PRIMA PAGINA del 24 febbraio 2019
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con Sara Menafra

Il populismo? E’ tutta colpa dell’autostima


Una lunga tradizione risalente come minimo a Karl Marx vede le lotte politiche come un riflesso dei conflitti economici, sostanzialmente come dispute per spartirsi la torta. In effetti questo fa parte della storia dei primi due decenni degli anni duemila, in cui la globalizzazione produce consistenti popolazioni di individui lasciati indietro dalla crescita complessiva che si va presentando nel mondo. Tra il 2000 e il 2016 la metà degli americani non ha visto alcun aumento nei propri redditi reali; la percentuale della produzione nazionale che andava all’1 per cento più ricco è passata dal 9% del Pil nel 1974 al 24% nel 2008.
Ma per quanto importante sia l’interesse personale materiale, gli esseri umani sono spinti anche da altro, da motivazioni che meglio spiegano gli eterogenei eventi del presente. La si potrebbe chiamare “politica del risentimento”. In un’ampia varietà di casi un leader politico ha mobilitato seguaci attorno alla percezione che la dignità del gruppo fosse stata offesa, disprezzata o in altor modo trascurata. Questo risentimento genera richieste di un riconoscimento pubblico della dignità del gruppo in questione. Un gruppo umiliato che chiede gli venga restituita la dignità porta con sé un peso emotivo assai maggiore di quelli che perseguono semplicemente il proprio vantaggio economico. […]

Oggi la parola “identità” ha un vasto numero di significati, in alcuni casi riferendosi semplicemente a categorie o ruoli sociali, in altre a informazioni di base su sé stessi (come nella frase “mi è stata rubata l’identità”). Usate in questo senso, le identità sono sempre esistite. 
Nel mio libro uso “identità” in un senso specifico che ci aiuta a capire perché è un elemento così importante nella politica contemporanea. L’identità sorge, in primo luogo, da una distinzione tra il proprio autentico io interiore e un mondo esterno di regole e norme sociali che non riconoscono adeguatamente il valore o la dignità dell’io interiore. In tutto il corso della storia umana gli individui si sono trovati in contrasto con le loro società. Ma solo in tempi moderni si è consolidata l’idea che l’autentico io interiore si intrinsecamente prezioso, e la società esterna sia sistematicamente in errore e ingiusta nella sua valutazione di quest’ultimo elemento. Non è l’io interiore che deve conformarsi alle regole della società, ma è la società stessa a dover cambiare. […]

Infine, il senso interiore della dignità cerca riconoscimento. Non basta che io abbia il senso del mio valore se altri non lo riconoscono pubblicamente o, peggio, se mi denigrano o non riconoscono la mia esistenza. L’autostima nasce dalla stima espressa dagli altri. Poiché gli esseri umani ambiscono per natura al riconoscimento, il senso moderno dell’identità evolverà rapidamente in politica identitaria, nella quale gli individui pretendono il pubblico riconoscimento del loro valore. In questo modo la politica dell’identità abbraccia gran parte delle lotte politiche del mondo contemporaneo. […]

La teoria economica moderna è costruita intorno al presupposto che gli esseri umani sono individui razionali animati tutti dal desiderio di massimizzare le proprie “utilità”, cioè il proprio benessere materiale, e che la politica non è altro che un’estensione di quel comportamento massimizzante. Tuttavia, se vogliamo interpretare correttamente la condotta dei concreti esseri umani nel mondo contemporaneo, dobbiamo spingere la nostra comprensione della motivazione umana al di là di questo semplice modello economico che così intensamente domina gran parte della nostra argomentazione. […]

Per poter comprendere la politica identitaria contemporanea, dobbiamo prima fare un passo indietro e sviluppare una comprensione più profonda e più ricca delle motivazioni del comportamento umano. Ci occorre, in altre parole, una teoria migliore dell’animo umano.

Francis Fukuyama – Domenica/Sole 24 Ore
 

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