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PRIMA PAGINA del 1 marzo 2019

PRIMA PAGINA del 1 marzo 2019
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con Antonella Mascali

Giovani e discriminati. A scuola


Etichette: “Sei di colore”, “sei islamica”, “sei povero”, “sei gay”. Appicciate e poi trasformate in violenza, stigma, emarginazione. Succede a 3 minori su 5 in Italia, soprattutto a scuola, dove il 90% degli studenti delle superiori è stato testimone diretto di comportamenti discriminatori nei confronti di amici e compagni. 

Ecco un altro male di cui soffre il Paese, fotografato da un sondaggio diffuso in occasione della Giornata internazionale contro le discriminazioni del prossimo 21 marzo da Save the Children – l’organizzazione che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – e realizzato su più di 2.000 studenti e studentesse di scuole secondare di secondo grado in tutta Italia grazie al sostegno dell’Invalsi.
Il 61% di questi ragazzi ha subito direttamente situazioni di discriminazione dai propri coetanei. Tra questi il 19% ha dichiarato di essere stato emarginato ed escluso dal gruppo, mentre il 17% è stato vittima di brutte voci messe in giro sul proprio conto, il 16% deriso e 1 su 10 ha subito furti, minacce o pestaggi. 

Tra chi ha subito discriminazioni, il 32% ha scelto di rivolgersi ai genitori, un altro 32% ha preferito parlare agli amici, mentre un significativo 31% non si è rivolto a nessuno. E’ rimasto completamente solo con la sua sofferenza. Da sottolineare poi, come solo un intervistato su 20 abbia scelto di rivolgersi agli insegnanti: un dato che assume ancor più peso se si pensa che proprio la scuola si configura, secondo i risultati dell’indagine, come il luogo principale (45% dei casi) dove gli studenti assistono a discriminazioni nei confronti dei loro compagni di pari età, seguita dal contesto della strada (30%) e – altro dato significativo – dai social (21%).

Le persone omosessuali sono quelle che corrono maggiormente il rischio di essere discriminate secondo l’88% degli studenti intervistati. Seguono le persone di origine rom e quelle grasse (entrambe all’85%), le persone di colore (82%), di religione islamica (76%), i poveri (71%), quelle con disabilità (67%), gli arabi (67%), gli asiatici e gli ebrei (53% per entrambi).
Dall’indagine emerge anche come sia complesso combattere gli stereotipi proprio perché sono difficili da stanare e perché, a volte, si tende a giustificare o sminuire le proprie azioni o quelle commesse da altri. Così quasi il 13% dei ragazzi intervistati risponde che “picchiare i compagni di classe odiosi significa solo dargli una lezione”, quasi 1 su 5 pensa che “ai ragazzi non importa essere presi in giro perché è un segno di interesse” mentre 1 su 3 ritiene “giusto maltrattare qualcuno che si è comportato come un verme”.

Per rispondere a questa emergenza è nata la campagna “Up-prezzami”, realizzata nell’ambito del progetto “GenerAzione – insieme contro gli stereotipi di genere”, con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei Ministri. Immagine simbolo, un codice a barre, che rappresenta proprio le etichette con cui si giudicano gli altri in modo superficiale, limitandosi al loro aspetto esteriore: un simbolo che tutti sono chiamati a condividere sui social utilizzando l’hashtag #UPprezzami e sfidando i propri amici e familiari a postare foto e video disegnandosi un codice a barre sulla guancia. […]

Dobbiamo smettere di chiudere gli occhi, smettere di trovare scuse […] – scrivono nel loro manifesto i giovani di Sotto-Sopra, il movimento di oltre 400 ragazzi e ragazze tra i 14 e i 22 anni nato proprio in seno a Save the Children -. E’ per questo che serve l’impegno di tutti noi e, in particolare, chiediamo l’aiuto del mondo della scuola perché è lì che, per la metà dei ragazzi intervistati, si consuma la discriminazione”.  

Viviana Daloiso – Avvenire
 

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