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Pascal

102: Un mondo che sta scomparendo

102: Un mondo che sta scomparendo
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Un uomo d'altri tempi e un progetto utopistico

Playlist:

DISAPPIRING WORLD - DAVID GRAY
UTOPIA - GOLDFRAPP
ARMY DREAMERS - KATE BUSH
SMOOTHER - DAUGHTER

Prima storia: Nigmat, un vecchio amico di Stefano Urbinati

Abbiamo conosciuto Nigmat durante il nostro viaggio in Asia Centrale. La prima volta che l'abbiamo visto fu a Uzgen, in un piccola città del Kyrgyzstan al confine con l’Uzbekistan. Era il giorno del suo compleanno e stava “festeggiando” in un ristorante dentro al mercato locale, da solo. Il ristorante era pieno, così ci invitò a sederci al suo tavolo e ci offrì del thè che accompagnammo a dei gustosi saslyk, i tipici spiedoni del luogo. Sembrava molto contento di averci con lui. Aveva con sè una piccola bottiglia di liquido trasparente che sembrava acqua e dalla quale ogni tanto beveva. Non era facile comunicare perché Nigmat parlava solo russo e uzbeko. Riuscimmo a capire che era originario di un paesino uzbeko poco al di là del confine e che era in Kyrgyzstan per lavoro. Passammo una bella giornata insieme bevendo birra e girando per la città e ci lasciò il suo indirizzo di casa e il suo numero di telefono, chiedendoci di andarlo a trovare. Circa un mese dopo, quando arrivammo in Uzbekistan, contattammo Nigmat tramite la reception del nostro ostello nella capitale che ci aiutò a tradurre; gli dicemmo che il giorno dopo saremmo stati dalle parti di casa sua. Lui sembrò molto felice e disse che sarebbe venuto ad accoglierci in stazione. La casa di Nigmat si trova nella remota Fergana Valley, nel 2005 teatro di un famoso massacro di locali da parte delle autorità, le cui circostanze non sono mai state ben identificate. Anche a proposito di Nigmat non avevamo capito molto quando ci eravamo visti la prima volta. Ma una volta arrivati nel suo piccolo villaggio, la verità straziante su quest’uomo si srotolò minuto dopo minuto, come se stessimo leggendo un libro tutto d'un fiato. Ci venne a prendere in stazione già un po' alticcio e filammo dritti nel suo ufficio all’interno della stazione: ma che lavoro fa Nigmat? Non lo capimmo allora e non lo sapremo mai: lui disse che non lavorava, i suoi ragazzi lavoravano per lui. Ci offrì del thè e ci presentò la sua segretaria. Il suo viso era raggiante e in qualche modo sorpreso, forse non si aspettava che saremmo veramente andati a trovarlo quando l’aveva annunciato ad amici e parenti. Andammo verso casa sua con una Marsrutka, i popolari van che fungono da mezzo pubblico in Asia centrale. Nigmat ci disse che aveva la patente ma che non guidava perché altrimenti non avrebbe potuto bere. Cominciammo a capire che il suo problema con l'alcool era più grave di quello che sembrava. Eppure si capiva dal suo sguardo che Nigmat era un brav'uomo, generoso e affabile, "tutto d'un pezzo" si diceva un tempo.
Ci fermammo alle porte del suo villaggio, in un parco tranquillo popolato da giovani coppiette. Nigmat ci mostrò un luogo con una serie di chaikana, le bellissime strutture di legno dove i locali amano bere thè e mangiare carne. "Ora è deserto perché comincia l'autunno ed è finita la stagione. Ma da maggio questo posto è affollato" continuava a ripeterci. Nigmat bevve ancora un sorso dalla sua piccola bottiglia colma - ora lo sapevamo - di vodka, prima di procedere. I suoi occhi cominciarono a diventare lucidi, ci disse qualcosa in russo, una specie di preghiera. Entrammo nel cimitero accanto, Nigmat sbandò e bevve un altro goccio. Ci avvicinammo ad una lapide e capimmo rapidamente che si trattava di sua moglie, morta quattro anni prima. Nigmat scoppiò in lacrime e si inginocchiò davanti alla lapide, ci disse che non aveva soldi per farla curare, che il suo lavoro pagava poco e non era riuscito ad aiutarla. Rimanemmo impietriti e cercammo di sollevarlo in qualche modo. Riprendemmo la strada di casa, Nigmat si calmò e in serata conoscemmo la figlia che ci cucinò un ottimo plov, il tradizionale riso uzbeko. Nigmat però continuò a bere ed era difficile fermarlo. La serata fu comunque gradevole: ci ripeté mille volte che era onorato di averci a casa e di non dimenticarsi mai di lui. Il giorno seguente tentammo di portarlo con noi in visita ad una cittadina nei pressi, ma Nigmat riprese a bere fin dalla mattina. Rimanemmo con lui qualche ora, poi lo salutammo, lo ringraziammo e lo abbracciammo forte forte. Quindi ce ne andammo. Da quel giorno fino a quando non siamo usciti dalla frontiera uzbeka, Nigmat ci ha chiamato tutti i giorni al telefono. Noi ovviamente capivamo poco o nulla, ascoltavamo pazienti e rispondevamo con le quattro parole di russo che avevamo imparato durante il viaggio. Ho ripensato molto a lui quando ce ne siamo andati. Nigmat è un uomo del suo tempo, fatalista, sovietico ma non russo, solo e tormentato e molte altre cose che non riesco a scrivere in questa pagina. Quel tempo che sta scomparendo rapidamente, allo stesso modo in cui i bulldozer stanno rasando al suolo ciò che rimane della città vecchia di Tashkent. Nuovi palazzi e nuovi uomini, alti, luminosi, impeccabili, senza crepe e senza rughe. E sto cercando da allora in tutti i modi di pensare che sia giusto così.
Ringraziamo Stefano per la foto insieme all'amico Nigmat

Seconda storiaAtlantropa - il progetto di fondere due continenti in uno

«Ed è qui che entra in gioco Atlantropa. L'idea consisteva nel più monumentale piano infrastrutturale mai partorito dalla mente umana».
Dopo la carneficina della Prima Guerra Mondiale che mise l'Europa in ginocchio, fece scalpore l'ambizioso progetto geopolitico partorito dall'architetto Herman Sorgel, finalizzato a riportare il Vecchio Continente agli splendori di un tempo attraverso una via mai pensata prima: cancellare il Mar Mediterraneo e unire l'Antico continente all'Africa. Un'idea che a rileggerla oggi appare come mera follia ma che negli anni '20 affascinò molti intellettuali, politici e scienziati. L'avvento del nazifascismo però scombinò i piani megalomani di Sorgel. Questa storia è tratta dall'articolo di Cesare Alemanni pubblicato da Rivista Studio ed intitolata proprio "Atlantropa". 
Una ricostruzione di come apparirebbe oggi l'Europa se si fosse realizzato il progetto di Atlantropa (Fonte: Wikipedia)

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