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Pascal

127: Storia di un portiere

Ascolta l'audio
Un papà sugli spalti e un portiere filmaker che ha parato un rigore a Messi

Playlist:

SONG 2 - BLUR
FATHER AND SON - JOHNNY CAGE AND FIONA APPLE
GLORY DAYS - BRUCE SPRINGSTEEN
SOMEWHERE - PASCAL PINON
HOPPIPOLLA - SIGUR ROS

Prima storia: Storia di Dani di Carmelo Cadili

Correva l'anno 2014. Un anno nefasto per il calcio nazionale. L'Italia non supera nemmeno il girone di qualificazione del Mondiale e niente più notti magiche.
Ma in realtà io da qualche anno ho iniziato a vivere dei pomeriggi magici. Di sabato talvolta. Di domenica talaltra. È da un po' che seguo i primi passi del mio primogenito Daniele che nel verde dei suoi 8 anni, da quando ne aveva 5 ha scelto di indossare i guanti e piazzarsi in mezzo ai pali.
Un tempo, e forse anche oggi, il portiere è quello che "con i piedi non sei capace". Quello che "grazie per aver portato il pallone ma non c'è posto". Quello che "sei largo a sufficienza per coprire la porta da palo a palo". Daniele no. Lo ha scelto. Francamente temo che all'origine di tutto ci sia una superficiale valutazione che il portiere corra meno dei compagni e, di conseguenza, faccia molta meno fatica dei compagni. Ma questo, nel tempo, Daniele ha realizzato che non corrisponde esattamente alla verità.
Una scelta, dicevo. E anche un suggerimento al suo primo allenatore che in un primo momento disse a me e a mia moglie che alla scuola calcio, così piccoli, non è giusto che abbiano un ruolo. Tutti devono fare tutto. Si abituano meglio al gioco di squadra. Un paio di allenamenti e Daniele dalla porta non è mai più uscito. Non sono un padre esaltato, chiarisco. Sono solo molto attento a ciò che accade davanti ai miei occhi e ho imparato, nel tempo, a non dare nulla troppo per scontato.
Fu così che un giorno di novembre, la squadra di mio figlio Daniele aveva una partita importante contro i pari età, terminologia alla quale mi sono via via adeguato. La sua squadra era stata inserita all'interno di un girone in cui c'era la Juventus. Quella di "Vinovo", quella "vera". Quella con le maglie uguali alle controparti da adulto indossate da Tevez, da Morata...da Buffon.
Il ruolino di marcia della "baby" Juventus in quel torneo era davvero impressionante. Non era solo una questione di partite vinte (tutte) ma dei numeri che stavano dietro quelle vittorie: in media 20 gol contro avversari che venivano annichiliti già nel giro di pochi minuti. Del resto questo è lo scotto che si paga giocando con le squadre professioniste. Nulla di cui stupirsi. Ci si tempra. E l'importante è non perdere la fiducia in sé stessi.
Questo più o meno il mantra ripetuto ai bambini nei giorni precedenti la partita. Più difficile affrontare il tema con il giocatore indicato come principale indiziato per raccogliere la palla in fondo alla rete: il portiere. Ma mio figlio Daniele mi ha abituato da sempre a non spendere troppe parole. Ci si intende con pochi sguardi e, paradossalmente, in quei casi sono più io che mi affido a lui piuttosto che il contrario.
Arriva il grande giorno. Un pomeriggio di novembre. Infrasettimanale. Cupo. Freddo. Ed è uno di quei giorni in cui i miei impegni di papà sarebbe giusto che prevalessero su quelli da professionista del mio settore. Ma non è così. Sono chiuso in una riunione con un cliente alla quale non posso mancare. Ma faccio di tutto per liberarmi e assistere almeno ad uno scorcio di partita.
E così accade. Termino la mia riunione. Salgo in macchina e raggiungo il campo. La partita si gioca su tre tempi da 10 minuti. Arrivo alla fine esatta del primo tempo. Raggiungo gli altri papà. Mi siedo fregandomi le mani e accusando il freddo. Chiedo: quanto stiamo? La risposta è "2 a 1 per loro". Temo di non aver capito bene. Me lo faccio ripetere e nel frattempo ho come un sussulto. Mi ribadiscono il risultato e aggiungono "Daniele oggi sta facendo una partita strepitosa. Ha parato più di quindici tiri che erano gol sicuri".
A quel punto riprende la partita e mi rendo conto che in effetti quel giorno Daniele è in grande giornata. Nonostante i suoi 8 anni. Nonostante la sua vita sia piena di interessi in cui il calcio e uno dei tanti, non l'unico. Nonostante quando ci sia una partita in TV spesso preferisce leggere o comunque dedicarsi ad altro.
La partita termina 5 a 2 per la Juventus. Sulla sconfitta non c'erano molti dubbi. Ma sul passivo c'erano più certezze che altro.
In mezzo agli spalti continuo a sentire il commento di un papà avversario che ad ogni palla toccata da Daniele ripete in maniera molto pacata: "questo portiere è molto bravo". La prima, la seconda. Alla terza volta mi giro e mi rendo conto che adesso capisco perché quel pomeriggio può definirsi ancora più "magico". A parlare era Fabio Grosso, che ha un figlio "pari età" di Daniele che gioca proprio nella Juventus.
Non dico nulla. Non sono solito vantarmi di nulla. Ancor meno se il merito è quello di mio figlio. Che fino a quel momento ha dimostrato a me, innanzitutto, di essersi fatto completamente da solo, senza il minimo contributo da parte mia e di mia moglie, che non fosse logistico ed economico. Ma è indubbio che i complimenti di un campione del mondo mi gratificano parecchio. E non vedo l'ora di dirlo a mio figlio.
Il giorno dopo succedono due cose. La prima è il titolo di un giornale che si occupa delle scuole calcio che titola a nove colonne, accanto al cognome di mio figlio: "L'uomo ragno che spettacolo".
La seconda è una telefonata della società dove gioca mio figlio che mi comunica che la Juventus Football Club ha inviato un fax in cui richiede un paio di sessioni di prova di Daniele, per i mesi successivi. Sessioni che si terranno a Vinovo. Dove gioca la Juventus. Quella vera.
Di anni ne sono passati solo cinque. Daniele ha ancora dodici anni (13 ad Agosto) e continua ad essere il custode della porta della sua attuale squadra. Di quell'esperienza a Vinovo, che ricorda ancora oggi, si porta dietro una bellissima occasione di entrare in un vortice di emozioni, vissute da protagonista e con tanto impegno.
Continua ad avere interessi di diversa natura. Mette il calcio al primo posto, esclusivamente quando indossa i guanti. Come fossero il mantello del supereroe. E qualche settimana fa è arrivato un altro fax. Questa volta del Torino Football Club. Gli osservatori lo hanno visto giocare e vorrebbero fare una sessione di prova.

Seconda storia: La storia di Hannes Halldórsson, videomaker e portiere dell'islanda

"C’è arrivato, alla fine, Hannes. Aveva ragione suo padre quando gli ripeteva di insistere. Non esisterebbe Islanda senza cocciutaggine, d’altra parte".
E' stato uno dei protagonisti dell'incredibile cammino dell'Islanda agli Europei del 2016 e poi, ancora più a sorpresa, ai Mondiali di calcio due anni più tardi: eppure Hannes Halldorsson, il portiere rivelazione di Russia 2018, nella vita fa il videomaker e con il calcio sembrava aver chiuso per sempre già da tempo. Invece una combinazione di eventi, unito all'onnipresente sostegno del padre e un'incredibile forza di volontà, porteranno l'estremo difensore islandese a presentarsi davanti a Leo Messi per difendere i pali della propria nazione. E con un esito davvero impronosticabile alla vigilia.
Questa storia è stata raccontata da Leonardo Piccione nel suo "Il libro dei vulcani d'Islanda", pubblicato da Iperborea. Potete trovare un’anticipazione anche sulla versione online de “Il Post” in un articolo intitolato: “I vulcani islandesi, e le loro storie”.
Hannes Halldorsson e Leo Messi uno di fronte all'altro, prima del decisivo calcio di rigore ai Mondiali 2018 in Russia. 

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