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Pascal

126: Un posto dove stare

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Un ragazzo in pericolo e una suora che ha trovato il suo posto

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PLACE TO BE - NICK DRKE
REFUGEE MOAN - EROC BIBB
CIVILIAN - WAY OAK
WHEN LIFE WAS A MIRACLE -EMIR KUSTURICA
CAROUSEL - BEIRUT
 

Prima storia: Osman di Maria Teresa Bucco

Ieri è stata una giornata gloriosa per Osman: al termine del corso per la potatura del vigneto gli è stato consegnato un diploma. A lui, che non ne ha mai visto uno nella sua vita, e la parola "diploma" lo rimanda a una emancipazione quasi impossibile, questo pezzo di cartoncino con su scritto il suo nome è sembrato magico. Avrei voluto essere lì nell'attimo in cui veniva chiamato per la consegna per vedere lo sbalordimento sulla sua faccia: di colpo era come tutti i bianchi che erano con lui, per una volta non diverso ma pari. Di sicuro arrivato a casa lo ha fotografato per mostrarlo alla sua famiglia senegalese, che non vede da più di dieci anni.
Osman non si è perso niente del corso, e in macchina verso il ritorno lo ha commentato con mia sorella che lo ha frequentato con lui. Se teniamo conto del fatto che quando è arrivato in Italia era analfabeta, possiamo quasi gridare al miracolo; solo l'accento tradisce la sua origine senegalese, ma la grammatica italiana è corretta: non manca niente, né le preposizioni né gli articoli, i verbi sono coniugati correttamente. Anche quest'anno poterà le nostre vigne con noi, e insieme ci stiamo formando per evitare collaborazioni esterne; anche se lui il vino non lo assaggerà mai, si dedica a questo lavoro come a tutto quello che fa con una dedizione commovente. Osman è l'unico uomo di casa, quello che risolve i problemi, sa usare con attenzione le macchine, non ha paura del freddo, del caldo, della fatica, e non si lamenta mai. Osman è con noi da due anni e adesso ha un problema serio: teme di non poter rimanere. Tra un mese gli scadrà il permesso di soggiorno umanitario, e sebbene lui abbia un lavoro in regola, una casa adeguata, perfettamente pulita e in ordine, non abbia mai commesso il minimo crimine, sappia leggere e scrivere e parli un ottimo italiano, rischia di essere bollato come indesiderato perché gli manca un passaporto. Quando è sbarcato in Sicilia era giovanissimo, inesperto, debilitato dopo un viaggio da incubo, affamato, spaventato e non capiva la nostra lingua. Alle domande degli inquirenti ha risposto a caso sbagliando cognome e data di nascita. Ora le sue generalità che arrivano dal Senegal non corrispondono a quelle con cui lui è stato registrato in Italia, e quindi il passaporto non può essere emesso a meno che non si trovi il modo di far concordare in qualche maniera i suoi dati. Nel frattempo Osman ha paura. "Mi corico e non dormo", mi ha detto oggi mentre insieme sparecchiavamo il tavolo del pranzo. Non è la prima volta. Quante volte ha avuto paura questo giovane uomo, da quando la sua famiglia ha deciso di mandarlo in avanscoperta a cercare una via di fuga alla fame, alla miseria, alle ingiustizie del suo paese? Sicuramente nell'attraversare i quasi seimila chilometri di deserto del Sahara. Sicuramente in Libia, che era la sua prima meta, quando lo hanno rinchiuso in una delle carceri più spaventosi del pianeta e poi lo hanno depredato di tutto quello che aveva prima di lasciarlo uscire. Sicuramente sul barcone, nella traversata da Tripoli a Pozzallo. Sicuramente in aereo, durante il primo volo della sua vita verso Torino. Sicuramente nel comune dove si trova adesso e dove abito io, quando un funzionario della Caritas stava per venire a comunicargli che aveva perso tutte le cause e che non poteva più essere ospitato nella casa con gli altri profughi.
Prima che venissero a far sloggiare Osman, due famiglie del nostro paese hanno deciso di nasconderlo a turno nelle loro case, finché il sindaco non è riuscito a ottenere per lui un permesso umanitario. Subito dopo, la nostra piccola azienda agricola lo ha assunto e ha imparato a conoscerlo. Osman è un bellissimo ragazzo dalla pelle nera, è di poche sensate parole, ha l'aria molto seria ma quando sorride ti senti premiato.Ha ventisette anni ed è vergine, si sposerà (questo è il suo progetto) nel 2020 quando tornerà per la prima volta in Senegal dopo più di dieci anni, con una giovanissima fanciulla che sua madre ha scelto per lui, e che lo sta aspettando andando a scuola, dal momento che lui sta pagando la sua istruzione, oltre al tetto della casa dove vivono i suoi genitori. Osman è musulmano, non beve, non fuma, non impreca, non va a donne, perché tutte queste cose sono proibite dalla sua religione e prima ancora dal senso comune della sua cultura. "È vero", ci ha detto oggi "non tutti i musulmani sono stretti osservanti, ma lo sanno che sbagliano". Lo guida sempre una logica ferrea, il confine tra il bene e il male non è una linea sfumata, ma un'autostrada che non si può attraversare.
Dopo dieci anni di incertezze e spaventi che nessuno dei nostri ragazzi sarebbe mai in grado di superare, dopo aver immaginato un futuro possibile (una moglie, dei figli, una vecchiaia decente per i suoi genitori) e a un passo dal realizzare i suoi progetti, tutto sembra di nuovo polverizzarsi perché il nostro governo ha deciso di non rinnovare più i permessi di soggiorno a titolo umanitario. Osman potrebbe trovarsi molto più indietro del suo punto di partenza: abbandonato, solo, lontano dalla famiglia, senza lavoro, senza casa e senza patria. Nessuno aiuterà questi ragazzi a tornare nel loro paese, anche se lo volessero: saranno cani randagi presi a sassate, o schiavi della malavita. Questa storia non ha ancora un finale, ma noi cercheremo di inventarne uno che vada bene per tutti. Oggi gli ho detto: “Non ti preoccupare, al massimo ti sposo io”, e lui mi ha risposto: “ma tu potresti essere mia madre!!” Osman è così, non è capace immaginare raggiri. Noi invece si, qualcosa ci verrà in mente.

Seconda storia: la storia di suor Genevieve

«Non possiamo limitarci ad attendere che si varchi la soglia di un luogo di culto. Tutti siamo chiamati ad avere una particolare attenzione verso chi è di passaggio. La gente del luna park mi ha conquistata, mi hanno insegnato tanto a partire dall'accoglienza»

Suor  Geneviève  fa parte delle Piccole Sorelle di Gesù, la Fraterinità che si ispira a Charles de Foucauld. Francese, entrata ventitreenne nella congregazione, Geneviève Jeanningros oggi ha 78 anni e vive a Roma. Più precisamente a Ostia, all'interno del Parcolido di Ostia, il litorale di Roma che tra casette e carovane ospita una ventina di famiglie di giostrai. Vi sem,bra incredibile che tre suore possano gestire una una rotonda a premi all'interno di un parco divertimenti?
«La gente - dice suor Geneviève - non va seguita solo nelle parrocchie, ma dove si trova e in tutto quello che fa perché la Chiesa deve essere più grande della parrocchia e della diocesi». 
Abbiamo scoperto la storia di Geneviève Jeanningros grazie a un articolo di Lucia Capuzzi intitolato "La storia di suor Geneviève. Con il Papa dai desaparecidos ai giostrai di Ostia" che potete leggere anche voi su Avvenire!

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