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Radio3 Mondo

Le proteste che spaccano il Sudan

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Il Sudan del Presidente Omar al-Bashir è attualmente attraversato da una profonda frattura interna: da una parte le proteste anti-governo e dall'altra le manifestazioni di mercoledì scorso hanno riunito migliaia di persone in supporto dello stesso Presidente, il quale per l'occasione ha dichiarato che sarebbe rimasto al potere
Il Sudan del Presidente Omar al-Bashir è attualmente attraversato da una profonda frattura interna: da una parte le proteste anti-governo, cominciate a dicembre e motivo di scontri (e di morti) ancora oggi; dall’altra, le manifestazioni di mercoledì scorso hanno riunito migliaia di persone in supporto dello stesso Presidente, il quale per l’occasione ha dichiarato che sarebbe rimasto al potere. In carica dal 1989, Al-Bashir è stato incriminato dalla Corte Penale Internazionale (Cpi) per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio in relazione al conflitto nella regione del Darfur. La sua figura potrebbe innescare una guerra civile all’interno del Paese: per questo il milionario sudanese Mo Ibrahim ha proposto la concessione dell’immunità in cambio delle sue dimissioni. Intanto le proteste nella capitale Khartoum continuano: secondo il quotidiano online “Sudan Tribune”, mercenari russi della società moscovita Wagner stanno lavorando con gli agenti del Niss, i servizi di sicurezza sudanesi, per reprimere le manifestazioni di piazza. Anche una giornalista italiana, Antonella Napoli, è stata fermata (e successivamente rilasciata) mentre era a Khartoum per raccontare le proteste, come dichiarato dal ministro degli Esteri Enzo Moavero durante il Consiglio Affari Generali a Bruxelles. 

Venerdì  11 Gennaio alle 11.00 Marina Lalovic ne parlerà con Irene Panozzo, attuale consigliere politico per il rappresentante speciale dell’Unione Europea per il Corno d’Africa e con Antonella Napoli, giornalista freelance che ora si trova a Khartoom, presidente onorario dell’onlus Italian friends for Darfur, ha scritto “Volti e colori del Darfour” (Ed. Gorée) “Il mio nome è Meriam” (ed. Piemme).

Andremo poi in Vietnam con il documentario “Nimble Fingers”, la storia della globalizzazione attraverso la narrazione delle condizioni di vita di Bay, giovane donna migrata dagli altopiani del Nord del Vietnam che vive e lavora alla periferia di Hanoi, in uno dei siti di produzione industriale tra i più grandi al mondo. Ne parliamo con il regista Parsifal Reparato.

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