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Piazza Verdi

"Maschera"

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"Maschera"

“A volte le persone portano con tale perfezione la maschera che si sono imposte, da finire col diventare davvero ciò che volevano apparire” (William Somerset Maugham)

Dopo lo scandalo di abusi sessuali amplificato a livello mondiale dal movimento #metoo, Bruno Fornasari, con la sua consueta ironia e una piccola dose di crudeltà, tocca uno dei nervi più scoperti della società attuale ponendo domande scomode. È davvero possibile, dopo millenni di evoluzione dell’homo sapiens, pensare a un predatore senza complici? E quale miglior complice di chi potrebbe condividere il tuo stesso destino e dovrebbe quindi avvisarti d’essere una potenziale preda? Uno squalo non si nutre di tutti i pesci che trova, col pesce pilota vive in un rapporto simbiotico e di mutuo vantaggio. In tempi di caccia al mostro, denunciare anche questo potrebbe essere un buon passo avanti per sparigliare le carte e diventare tutti davvero femministi. La prova è una commedia acida sul rischio di dover barattare la verità per un po’ di felicità, uno spettacolo sulle opinioni confuse per verità assolute e uno sguardo satirico sull’estenuante gioco di ruoli tra uomo e donna. Oggi con noi tutto il cast.

C’è una storia di viaggi, di immigrazione, che lega a doppio filo ’Italia e Argentina, opera lirica e tango. Non è un caso se tutti i più grandi compositori di tango hanno cognomi di origine italiana: Piazzolla, Pugliese, Troilo, D’Arienzo, De Caro, per citarne solo alcuni. L’opera italiana, così come la canzone napoletana, ha molto influenzato lo sviluppo del Tango nella regione del Rio de la Plata, tra l’Argentina e l’Uruguay. Nella stessa regione, inoltre, erano e sono ancora presenti ritmi e forme musicali autoctone o di derivazione africana (milonga, chacarera, zamba), per via dell’altra grande immigrazione di massa nel continente americano. Il progetto Tango all’opera riunisce questi mondi lontani, eppure così vicini musicalmente. Le immortali arie, duetti e sinfonie dei grandi operisti italiani, come Rossini, Verdi e Puccini, assumono un colore nuovo, vibrante e originale, nelle rivisitazioni del compositore Roberto Molinelli, affidate ai virtuosismi della viola di Anna Serova e del trio Tango Sonos, alias Antonio Ippolito (bandoneon), Nicola Ippolito (pianoforte) e Gerardo Scaglione (contrabbasso) tutti nostri ospiti.

Lea Rossi è emigrata durante gli anni ’70 nel Regno Unito, dove ha aperto un negozio di giocattoli, la cui insegna recita "Lea R.". Il tempo è passato e per l'anziana signora è giunto il momento di chiudere l’attività. Alle prese con il decadimento fisico e la senilità, si scontra con le tre figlie e la fedele amica Kent, che cercano di prendersi cura di lei. Da qui prende le mosse Queen Lear tragicommedia musicale en travesti ispirata a Re Lear di Shakespeare, diretta e interpretata dalle Nina's Drag Queens la tragedia shakespeariana viene calata in una realtà contemporanea, dove i castelli sono monolocali e le brughiere ospizi, dove la pazzia è demenza senile e le guerre si combattono a colpi di citazioni pop.

Luca Mosso ci porta al cinema con Benvenuti a Marwen regia di Robert Zemeckis.

Chi non ha mai sognato di cambiare identità per avere una seconda possibilità che consenta di cancellare tutto il passato e cominciare una nuova esistenza. È il sogno di azzerare la memoria e ripartire, più leggeri e liberi dal fardello di quello che è accaduto prima, ma forti di una coscienza di vita, un’esperienza e un vissuto che ci consentano di non commettere più gli stessi errori. Oggi, nel linguaggio delle nuove tecnologie, si direbbe “resettare il sistema”. Le piattaforme social come Facebook e Instagram oggi ci danno l’illusione di poter vivere una vita parallela, sono invase dai cosiddetti “profili fake”, ovvero identità inesistenti dietro cui si celano persone molto diverse dall’immagine virtuale che vogliono dare di se stesse. La riflessione sul doppio e sulla maschera arriva con la nuova regia di Alberto Oliva per il suo Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello.

Fino al 10 febbraio, le sale di Palazzo Morando Costume Moda Immagine di Milano accolgono la mostra Milano e il cinema che analizza il rapporto tra il capoluogo lombardo e il mondo della settima arte. Curata da Stefano Galli, l’esposizione presenta fotografie, manifesti, locandine, contributi video e memorabilia in grado di ripercorrere un secolo di storia del cinema a Milano, dalle prime sperimentazioni degli anni Dieci all’epoca d’oro degli anni sessanta, fino alle produzioni più recenti con la nascita di un genere-commedia tutto milanese che ha visto affermarsi artisti quali Renato Pozzetto, Adriano Celentano, Diego Abatantuono, Aldo, Giovanni e Giacomo, e molti altri.

Compositore e polistrumentista neoclassico italiano, Bruno Bavota si colloca perfettamente nella scena modern-classic, tra mondi alternativi che spaziano dal pop pianistico alla musica classica. Oggi torna sulle scene musicali con un nuovo lavoro che porta il titolo di Re-Cordis, una parola latina formata dal prefisso “Re” e dalla parola “Cordis”, che significa ‘cuore’, la sede della memoria. Letteralmente, l’unione delle due parole vuol dire ‘ ripassare dalle parti del cuore’. Il disco è una raccolta dei brani più noti di Bruno Bavota, suonati dal vivo con chitarra ed un ensemble di archi, per un effetto assolutamente ipnotico e sognante con cui oggi chiuderemo la puntata.

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