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Pascal

090: Tutti i segreti nascosti

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Un incontro tra due ragazzi e un luogo nascosto nel core dell'ex unione sovietica
Playlist puntata: 
SECRET GARDEN - BRUCE SPRINGSTEEN
JENNY FROM THE BLOCK - JENNIFER LOPEZ
CHEMICALS - GREGORYALAN ISAKOV
GALILEO - PUSCIFER
SAFE FROM HARM - MASSIVE ATTACK

Prima storia: Sono cose da femmine di Alessio  
Quella mattina fredda di fine dicembre era il momento che aspettavo da tanto. Ero fuori dal negozio di dischi in cui lavorava, la vedo all'interno e, indeciso se entrare o meno, lei mi vede, apre la porta, si sporge e mi dice allegra e sorridente: ciao, tu sei quello che mi ha fatto vincere la scommessa, mi devo sdebitare, ti va un the caldo?. Io, un po' imbarazzato, le rispondo: ok, ma se vuoi bere qualcosa io preferisco una birra, piacere di conoscerti, mi chiamo Alessio. E' stato così, alle dieci di mattina di un freddo dicembre, riscaldato dall'atmosfera del Natale, che iniziò la nostra storia. Iniziò così: a bere birra fredda e the caldo in un bar del centro storico di Piacenza. L'avevo vista la prima volta alcuni mesi prima, nei primi giorni di settembre, quando ancora c'è quel caldo piacevole e le ragazza hanno le spalle abbronzate dal sole estivo. Era tardo pomeriggio e con la mia bicicletta da corsa raggiungo il centro storico, entro nel negozio di musica, giro un po' tra i raccoglitori dei vinili e scelgo l'album Steve McQueen dei Prefab Sprout. L'ultimo rimasto, sono fortunato penso io, vado in cassa a pagare e mi trovo davanti lei, le consegno il disco, lo volta e osserva un adesivo piccolo posto sul retro e, senza neanche guardarmi negli occhi, mi dice: io e la mia collega abbiamo fatto una scommessa e io l'ho vinta.
Che scommessa? chiedo io un po' confuso. Niente, io avevo scommesso con la mia collega, mi risponde lei, che qualcuno, prima della fine dell'estate, avrebbe acquistato l'ultima copia dell'album che oggi hai preso tu, perciò io ho vinto e a farmi vincere sei stato tu, grazie. Cosa ti ho fatto vincere? chiesi io e lei, guardandomi sorridendo, rispose: non posso dirtelo, sono cose da femmine. Lì per lì non feci caso alla risposta, pagai il conto, lei mi consegnò il disco riposto in una busta dorata con la sigla del negozio e ci salutammo con un ciao. Io non sapevo il suo nome e lei non sapeva il mio. Uscito dal negozio mi assale una curiosità insopportabile ed inspiegabile che ancora oggi, a quasi vent'anni di distanza, sento nella pelle. Qual era il premio per la scommessa che le avevo fatto vincere con la sua collega? prendo in mano il disco e lo osservo come se vi fosse la risposta alla mia domanda, sul retro vedo un piccolo adesivo di carta bianca con una scritta a penna: GIU. Mi chiesi: sono le iniziali del suo nome o quelle della sua collega?, comunque non vi trovai la risposta che cercavo. La sera stessa, con le note del disco appena acquistato che uscivano dalla casse, iniziai a pensare a lei. Ci avevo parlato una sola volta e mi bastava, la dovevo incontrare di nuovo. Era interessante, non bellissima, ma interessante e carina, con il suo collo sottile, il viso rotondo dai lineamenti dolci, il taglio di capelli a caschetto tipo mods, le braccia abbronzate e toniche che spuntavano dalla polo Fred Perry bordeaux e il suo sedere snello e rotondo messo in risalto dai jeans a vita bassa. Poi nel suo sguardo nocciola aveva un qualcosa di magnetico, tant'è che iniziai a ripetermi: devi conoscerla... devi fare di tutto per conoscerla... .
Non ero innamorato, non ho mai creduto ai colpi di fulmine, ma più passavano i giorni e maggiore era la voglia di conoscerla. La prima occasione per incontrarla venne alcuni giorni dopo. Il giorno del mio compleanno presi come pretesto il voler farmi un regalo: il nuovo disco dei Travis, un gruppo britpop che, tra la fine degli anni novanta ed i primi anni duemila, andava forte. Entro con il cuore a mille nel negozio, subito guardo verso la cassa e poi esploro con lo sguardo il negozio ma, ahimè, lei non c'è. Un po' sconsolato mi dirigo verso i raccoglitori, prendo il disco e vado verso la cassa e chiedo: c'è nessuno?. Dal retro del negozio arriva una voce di donna, che dice: arrivo!. Spero sia lei, invece esce una ragazza, ma non era lei. Le dico che devo pagare, le consegno il disco e, mentre è intenta a fare lo scontrino, sento una voce maschile chiamarla: Giusy!. Ecco chi era la GIU a cui avevo fatto perdere la scommessa, fui tentato di chiederle cosa fosse il premio per la vincita della scommessa, ma la mia timidezza cronica prese il sopravvento e preferii uscirmene dal negozio. Intanto passavano le settimane ed io passavo e ripassavo fuori dal negozio di dischi per vedere se lei c'era, ma niente, volatilizzata, pensavo che magari aveva cambiato lavoro o che la scommessa che le avevo fatto vincere era una vacanza e se la stava spassando da qualche parte. Ma io non sono un tipo che si arrende facilmente e nelle seguenti settimane passavo e ripassavo fuori dal negozio fino a quando, giunti nei giorni che precedevano il Natale, tra le gente imbacuccata in cappotti e sciarpe impegnata nell'acquisto dei regali, la vedo nel negozio, mi vede anche lei e, come detto sopra, mi chiese di prendere un the caldo assieme. 
Da qui ci siamo presentati, ci siamo piaciuti ed abbiamo iniziato a frequentarci e ci siamo messi assieme. La nostra storia è durata poco più di un anno, poi a causa di alcune incomprensioni abbiamo preso strade diverse. Negli anni successivi ci siamo sempre cercati, era come se: trascorsi mesi senza vederci, sentivamo il bisogno di incontrarci, chiacchierare, andare ad un concerto assieme, ridere, ubriacarci e anche baciarci. Io nel 2009 ho lasciato Piacenza e abbiamo smesso di incontrarci. Ora, sia io che lei abbiamo nuovi compagni. Io sono innamorato della donna della mia vita, con cui sono sposato da quasi dieci anni e ho un figlio di quasi otto anni. Lei invece vive ancora a Piacenza, non lavora più nel negozio di dischi, ha anche lei un nuovo compagno e, nelle rare volte che ci sentiamo al telefono, lei mi dice di essere felice ma un po' le manco, o forse, come a me, le manca la spensieratezza di quegli anni ormai passati. Quando però le chiedo cosa le ho fatto vincere nella scommessa con la sua ex collega Giusy, ancora, ridendo, mi risponde: non posso dirtelo, sono cose da femmine... . 

Seconda storia: Il fotografo entrato nel deposito spaziale russo abbandonato
Il progetto Buran è stato un tentativo portato avanti dall'unione sovietica di costruire degli space shuttle riutilizzabili. Il progetto, basato su piani trafugati alla NASA, è stato attivo dal 1974 al 1993 ed è riuscito soltanto a mandare in orbita uno shuttle, nel 1988. Gli space shuttle erano dei veri e propri cloni di quelli americani, ma è fallito abbastanza miseramente. Ciò che ne rimane sono solo due shuttle chiuso in un hangar nel cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan coperti di polvere e sterco di uccelli. Qualche tempo fa un reporter che ha voluto rimanere anonimo ci è entrato e ha scattato delle foto incredibili, questa è la storia di come è riuscito ad entrare là dentro ed uscirne indenne, noi l'abbiamo letta su Vice. Leggetela anche voi
 

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