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Pascal

081: La grande lotta

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Una campagna elettorale negli anni '50 e una lupa famosissima

Playlist puntata:

THE BATTLE OF EVERMORE - LED ZEPPELIN
HO PICCHIATO LA TESTA - OTTAVO PADIGLIONE
WILDE WOLVES - ATLETHE
CROSSING BORDERLINES - AUTOPILOT

Prima storia: La campagna elettorale del '53 di Davide Berati 

Quando si avvicinavano le elezioni, durante le cene con la mia famiglia materna, saltavano sempre fuori alcuni episodi legati alla campagna elettorale del 1953, a cui mio nonno aveva entusiasticamente preso parte in qualità di attivista della Democrazia Cristiana. Al centro del dibattito politico di quell’animata tornata elettorale vi erano gli attacchi delle sinistre alla Legge truffa, al riarmo e all’adesione alla NATO;  la DC rispondeva denunciando il totalitarismo dell’Unione Sovietica. Nel piccolo centro agricolo nella bassa milanese  dove viveva la mia famiglia, il dibattito politico scatenava accesi dibattiti nelle osterie, mentre nelle piazze i comizi del PC venivano costantemente disturbati dalle campane della chiesa, che la perpetua faceva suonare all’impazzata ogni qualvolta qualcuno provava a prendere la parola dal palco montato nella piazza del paese. Ma mia mamma, che all’epoca aveva solo 5 anni, ricorda soprattutto un episodio che condizionò l’estate di tutta la famiglia. Quella notte, a Melegnano, si erano dati appuntamento in tre: mio nonno Valentino, il Ginìn e l’Ermetìli. Erano amici da sempre: da bambini avevano giocato negli stessi cortili, da ragazzi avevano frequentato le stesse scuole, insieme avevano fatto la guerra e affrontato la prigionia in Libia. E ora erano tre giovani uomini che cercavano, attraverso il lavoro e la politica, di costruire un futuro migliore per il loro paese e per le loro famiglie. Quella notte erano impegnati, come era già accaduto molte altre volte, nell’opera di attacchinaggio dei manifesti elettorali: al volante di una vecchia Topolino c’era mio nonno, considerato un provetto pilota; al suo fianco sedeva il Ginìn, pronto a saltar giù dalla macchina con i manifesti arrotolati in mano; sui sedili posteriori stava invece l’Ermetìli, con il secchiello della densa colla realizzata con acqua, farina e qualche altro ingrediente segreto; tutti e tre pronti a tappezzare il paese di manifesti con lo scudo crociato. E così fecero:  non appena mio nonno fermava la macchina  vicino al luogo prescelto, il Ginìn e l’Ermetìli scendevano rapidamente e in un baleno attaccavano i manifesti usano una scopa imbevuta di colla. Così, tra una risata e una sigaretta, i muri delle osterie, le recinzioni dei giardini, le porte delle scuole si riempivano dei manifesti con  loghi del partito. Terminato il lavoro i tre, seduti in macchina, fumarono l’ultima sigaretta prima di accomiatarsi e tornare a casa. Mi piace immaginare quei tre giovani uomini, stanchi e sporchi di colla, pieni di speranze per il futuro, mentre ricordano i tempi della guerra, e immaginano un futuro radioso.
Le loro conversazioni furono interrotte dal passaggio di una macchina, che sfilò accanto a loro e che si fermò poco distante. Ne scesero tre individui, che cominciarono pure loro ad attaccare un manifesto a un muro. Non appena il manifesto fu disteso, apparve il logo della falce e martello: si trattava degli antagonisti del Partito Comunista, impegnati nel medesimo lavoro di mio nonno e dei suoi amici. Non c'era una più ghiotta occasione per effettuare un boicottaggio: avrebbero seguito la macchina degli avversari a fari spenti, per non farsi vedere, e avrebbero ricoperto i loro manifesti con quelli dello scudo crociato. La fatica dell'impresa sarebbe ampiamente stata ripagata dalla visione delle facce sbigottite degli avversari la mattina dopo. Per un po' l'opera di boicottaggio procedette secondo i piani, ma quando l'auto del nemico imboccò il lungo viale alberato che porta verso Milano, la vecchia Topolino cominciò ad avere qualche problema a stare dietro a una macchina più nuova e performante. "Vai, vai, che li perdiamo", gridava il Ginìn a mio nonno, che cominciò a schiacciare il piede sull'acceleratore. Ad un certo punto, complici la velocità, la totale oscurità e la concitazione del momento, la macchina sbandò e andò a schiantarsi rovinosamente contro uno dei tigli che costeggiavano la strada. La gamba di mio nonno sbatté violentemente contro il piantone dello sterzo, fratturandosi con un rumore sordo; il Ginìn fu invece catapultato contro il parabrezza, rompendosi il naso e lasciando un'impronta insanguinata sul vetro. Seguirono alcuni istanti di silenzio, poi dal sedile posteriore partì un grido lancinante. "Se ghè, Ermetìli?", chiese il Ginìn. "Mi si è rotta la testa!", rispose in lacrime l'uomo. "Come, ti si è rotta la testa?" "Si, mi è uscito il cervello, è tutto molle e appiccicoso, sun a drè a murì!" . Mio nonno e il Ginìn ammutolirono e si guardarono terrorizzati; il buio impediva loro di assistere a quella terribile scena.
Ad un certo punto mio nonno si fece coraggio, si voltò incurante della gamba dolorante e accese un fiammifero, preparandosi al peggio. Quando la luce riempì l'abitacolo, i due occupanti dei sedili anteriori scoppiarono a ridere, mentre il terzo passeggero li guardava allibito continuando a piangere e a lamentarsi." "Ma Ermetìli, non è il cervello, è la colla!". Il secchiello contenente la densa colla da manifesti si era infatti rovesciato sul capo del passeggero, che nel toccarsi la testa la testa aveva immerso le mani in una sostanza molle, gelatinosa e appiccicosa, che ricordava la massa cerebrale. Non so esattamente cosa avvenne in seguito, mi immagino che fu l'Ermetìli, l'unico illeso, ad andare a chiamare i soccorsi, non prima di avere chiesto ai due compagni la massima discrezione sull'accaduto. Quello che so è che mio nonno passò l'estate con la gamba ingessata, mandando a monte le vacanze al mare che mia madre attendeva con impazienza; il Ginìn rimediò un bel naso storto; l'Ermetìli invece dovette convivere per tutta la vita con l'onta di quell'increscioso episodio.
 

Seconda storia: La lupa di Yellowstone 

"In media ci vogliono quattro lupi per abbattere un alce. La Femmina06 imparò a farlo da sola. Presto fu in grado di sfamare il suo branco. Era capace di sopravvivere dove altri lupi non ce la facevano. Mentre i cuccioli crescevano fino a diventare adulti e una seconda cucciolata cresceva dietro di loro, divenne capobranco".
Stiamo raccontando la storia della Femmina06, il lupo più famoso del parco naturale di Yellowstone che, nel dicembre del 2012 venne abbattuta al di fuori dei confini del parco da un cacciatore anonimo, scatenando le reazioni indignate di milioni di follower in tutto il mondo.
Noi abbiamo letto questa storia in un articolo di Outside Online, leggetela anche voi!

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