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Pascal

106: Mi spiego meglio

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Un lavoro sfumato, una falsa rock star, una bimba "quasi" rapita

Prima storia: Nu-skin a Honk Hong di Francesco Ardito 

Fin da giovane mi son trovato a viaggiare per il mondo, per turismo e per lavoro. Come consulente per conto di Olivetti, quando non avevo ancora compiuto 30 anni e quando Olivetti era una azienda più che florida, ho viaggiato parecchio, specie in far-east (Malesia, Singapore, Hong Kong). Prima degli anni '90, in quelle zone si trovava tutta la tecnologia più innovativa, spesso non ancora in commercio da noi, a prezzi stracciati. Vista la mia passione per l'innovazione, ogni viaggio mi vedeva tornare in Italia con la valigia piena di tecnologia. Ero ormai diventato cliente affezionato di un grande negozio, in un centro commerciale di Hong Kong dove spesso mi trovavo a discutere, a mercanteggiare sul prezzo, a barattare una macchina fotografica ultracompatta (inesistenti da noi a quel tempo) con un paio di scarpe italiane col logo "vero cuoio" sulla suola. Diciamo che ero bravino nel condurre questo tipo di trattative, che spesso portavo a casa a mio favore. Un sabato mattina, nel pieno di una trattativa, al bancone, mi affiancano due tipe bellissime, due tipe "da film". Una 45enne tipo Farrah Fawcett ed una 25/30enne tipo Brigitte Bardot. Mentre tratto le due tipe, a un metro da me, mi osservano mettendomi anche un po' in imbarazzo. Quando Erik - _il venditore _va nel retro per prendermi dei pezzi, la più grande si avvicina, si presenta, mi stringe la mano, seguita dalla giovane. Mi chiedono se, terminati i miei acquisti, io abbia voglia di sedermi con loro in un locale del centro commerciale per far due parole. Chiudo con Erik, pago, e con le due biondone mi avvio verso il locale, dove cominciano a raccontarmi di loro. Mi dicono innanzitutto di essere state colpite dal mio modo di gestire in inglese la trattativa e mi chiedono se io sia italiano. Loro sono ovviamente americane. La grande mi porge un biglietto da visita fighissimo, con venature dorate che conservo ancora oggi. Lo guardo e leggo che lei è la Presidente di NU SKIN. Mi chiede: "Do you know NU SKIN?". Io le rispondo di no e lei mi guarda stupita, manco mi avesse chiesto "Do you know Microsoft?". Mi dice che NU SKIN è un gruppo mondiale in ambito prodotti di bellezza di alto livello, che si stanno espandendo in tutto il mondo, che sono lì per aprire la sede di Hong Kong e che hanno in programma di sbarcare in Italia. Per farla breve mi dicono che a loro farebbe piacere che io potessi diventare il numero uno di questo colosso, in Italia. Resto un po' frastornato da questa proposta così diretta ma soprattutto per alcuni dettagli che vado ad elencare. Mi dicono che per approfondire il discorso mi aspettano a cena su nella villa che hanno preso su a Victoria Peak, la zona VIP di Hong Kong. Mi mostrano le foto della villa con piscina, bellissima, dove ci incontreremo. Mi danno già una indicazione di quanti dollari potrei portare a casa _una cifra enorme rispetto al già bello stipendio che guadagnavo a quel tempo. Più le guardo e più penso che sono troppo belle per essere vere.
Nella mia mente qualcosa continua a dirmi: "Frank, stai attento, qui c'è qualcosa di strano". Più le guardo, più le ascolto e più questa voce si fa presente. Ripeto sempre, quando racconto agli amici, che se mi avessero proposto meno soldi o se mi avessero proposto di vederci la sera in un qualsiasi ristorante della città e soprattutto se fossero state meno fighe, probabilmente sarei andato all'incontro. Per farla bene nel pomeriggio invento una scusa, le rintraccio (non c'erano i telefoni mobili a quel tempo ma loro, ovviamente, avevano un recapito telefonico fisso su cui raggiungerle) e la sera ceno da solo in hotel ripensando a quella mattinata. Rientrato in Italia chiamo subito Guido, un mio caro amico che vive da 20 anni a Boston e gli chiedo: "Guido, hai mai sentito parlare di NU SKIN?". Guido mi risponde: "E chi non conosce NU SKIN?". Rimango secco a questa sua risposta! Sua moglie, le amiche di sua moglie, praticamente tutte compravano prodotti da questa azienda! Ci resto davvero male e inizio a credere che tutto fosse maledettamente vero! E mi ridico: "Ma non potevano essere una bella e una normale 'ste due tipe? Ma non potevano dirmi di vederci in una pizzeria per trattare?". Troppe cose belle, surreali mi avevano fatto balzare l'incontro. Passato qualche mese dal mio rientro da quel viaggio, dimenticata la vicenda, un sabato mattina mi fermo davanti ad un supermercato in quanto mia moglie a cui avevo raccontato tutto, deve fare un salto rapidissimo per un acquisto. Sono solo in macchina, ascolto la musica, ad un certo punto volto la testa verso un'edicola, un chiosco che vende giornali. In mezzo alle tante riviste esposte vedo la copertina di una di quelle riviste da top manager che tiravano molto a quell'epoca e i miei occhi strabuzzano! Leggo, rileggo bene e vedo proprio che il titolo recita: "IL COLOSSO NU SKIN SBARCA IN ITALIA". Salto giù dall'auto, entro nel chiosco e acquisto al volo la rivista. Era tutto vero e quell'immagine in copertina, proprio sotto al titolo, sarebbe potuta essere la mia.

Seconda storia: Jered: la falsa rock star

«Ha uno di quei volti senza età e porta lunghissimi capelli lisci sulla schiena. "Piacere di conoscerti" mi dice, allungando una mano pallida. "Sono Jered. Ma tu lo sai già"».
Stiamo raccontando la storia di Jered Threatin che nella primavera scorsa dalla California crea una rete di contatti e sponsorizzazioni per raccontare al mondo intero di essere una rock star emergente. Coinvolge altri musicisti e lo scorso novembre parte per un tour europeo, che toccherà Inghilterra Francia e Italia. Ma ad ogni tappa si presenteranno solo pochi spettatori: il successo di Jered e della sua band è tutto falso. 
Noi abbiamo letto questa storia sulla BBC in un articolo intitolato proprio "Jered Threatin" a firma di Jessica Lussenhop. Leggetelo anche voi!

 

Terza storia: Cleo di Giulia Candiago

Era una sera d’estate di forse venti anni fa ed ero in auto con mio marito e i nostri due figli piccoli. Non ricordo dove fossimo diretti, ma ci trovavamo a passare da un paesino di campagna poco fuori Milano.  Quella sera in quella zona c’era una festa di paese con i fuochi d’artificio e su una stradina laterale fra casette e cascine abbiamo visto una bambina che ci veniva incontro piangendo. Mio marito accosta l’auto accanto alla bambina disperata e lei ci grida: Cleo, Cleo, ho perso Cleo, aiutatemi a trovarla!    Insomma scopriamo che sta cercando la sua cagnolina, fuggita spaventata per via della confusione e credo soprattutto a causa del baccano di quei fuochi d’artificio. Senza pensarci un attimo facciamo salire la bambina in auto e cominciamo a girare per strade e stradine cercando Cleo, che secondo mio marito si sarebbe di sicuro rifugiata in qualche giardinetto. E infatti, dopo forse non più di un quarto d’ora, la troviamo in un giardino pubblico e torniamo alla festa, riportando i due esserini felici: la bimba e la sua Cleo.  Peccato però che nessuno di noi avesse pensato che c’era di più da considerare: al ritorno infatti abbiamo trovato i parenti della bimba giustamente in allarme e fuori di sé dall’agitazione perché avevano visto la bimba salire su un’auto sconosciuta, con a bordo “solo un uomo”, così credevano.  Ricordo poi i lunghi momenti di tensione passati a rassicurarli che eravamo una famigliola tranquilla e non rapitori di bambini o peggio,  ma col senno di poi quella è stata una vera leggerezza ed ecco forse perché questa storia era rimasta a lungo sepolta in fondo alla memoria.

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