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PRIMA PAGINA del 22 dicembre 2018

PRIMA PAGINA del 22 dicembre 2018
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con Gabriella Cerami

La sinistra a cinque stelle


Con la sua bella prosa levigata Ezio Mauro è tornato a offrire, su Repubblica di mercoledì scorso, la propria visione dei tempi che corrono e del ruolo che dovrebbe giocarvi la sinistra. A suo avviso, per sopravvivere e assumere la leadership, un partito di sinistra deve attingere al suo deposito di valori e ideali, deve rappresentare interessi legittimi, deve interpretare il Paese che intende guidare, deve avere la forza e la visione per aggiornarne con coraggio l’identità politica e culturale, deve offrire al suo elettorato potenziale un progetto, un gruppo dirigente e una leadership capaci di proporre alternative alla visione e al progetto del governo avversario.
Ma qui sta il problema. Chi possiede oggigiorno questa visione e questo progetto? […]

I modelli di società non sono elaborati dai politici ma dagli intellettuali e, se oggi la società è priva di paradigmi, visioni e progetti, sono gli intellettuali che – a differenza di quanto fecero ai loro tempi Voltaire e Diderot – hanno tradito il loro compito lasciando la politica in balia dell’economia, della finanza e delle agenzie di rating.  […] 
Nel vuoto di idee, i più spregiudicati, snob e sguarniti tra i teorici di sinistra arrivarono ad adottare e spacciare le idee neo-liberiste come forma avanzata di marxismo. […]
La parabola del Partito comunista italiano e del suo nome resta esemplare: da Gramsci a Berlinguer, passando per Togliatti, il Pci rappresentò il punto di riferimento del proletariato, sempre più autonomo dall’Unione Sovietica. A partire dal 1991 il Pds, capeggiato da Achille Occhetto e Massimo D’Alema, virò verso una socialdemocrazia che amava definirsi post-comunismo. A partire dal 1998 il Pds, diretto da D’Alema, Veltroni e Fassino, si colorò di “liberalismo sociale”. A partire dal 2007 il Pd, guidato da Veltroni, Franceschini, Bersani ed Epifani, virò ancora inquinandosi, oltre che di “liberalismo sociale”, anche di “cristianesimo sociale”. In tuta questa metamorfosi, il ruolo ispiratore di Repubblica non fu secondario.
A questo punto, il Pd era pronto alle scorribande di un qualche Matteo Renzi che lo blindasse in una formazione politica compiutamente neo-liberista. A certificare questa ultima mutazione, il Pd si sarebbe chiamato Partito della Nazione. […]

Ora Ezio Mauro, proseguendo sulla scia dell’azione pedagogica di Repubblica, mette in guardia il Pd dalla tentazione di aprire un dialogo con i 5 Stelle per due motivi: per ora il Pd è privo di un’identità forte, risolta, capace di dare coscienza compiuta di sé, e sicurezza nella rotta; in questa prima fase di governo Salvini-Di Maio, il Movimento 5 Stelle è complice della discesa sul Paese, fino a cambiarne l’anima, dell’egemonia di una nuova destra sovranista, antieuropea, razzista. […]
Mauro conviene sul fatto che 5 Stelle e Lega sono due formazioni politiche distinte nelle loro basi sociali, portatrici di “due idee del Paese concorrenti e diffidenti, con interessi divaricati e rappresentanze contrapposte”. Deve dunque ammettere che se la Lega – come è sotto gli occhi di tutti – rappresenta una compagine decisamente sovranista, antieuropea, e razzista (io direi pre-fascista), dunque il Movimento 5 Stelle, avendo interessi divaricati e rappresentanze ad essa contrapposte, non può avere come strategia quella di attirare “cittadini e istanze di sinistra, per poi convertirli a una politica apertamente di destra, marchiata dall’ossessione contro i migranti”. 

Volesse Iddio che i 5 Stelle avessero una strategia! Il fatto è che essi sono un “movimento”, cioè un mucchio di sabbia, volatile rispetto alal Lega che è un solido mattone. In quel mucchio di sabbia convivono granelli di destra e di sinistra: secondo uno studio dell’Istituto Cattaneo, al momento delle elezioni il 45% del suo elettorato era di sinistra; il 25% di destra e il 30% fluttuante, Sempre secondo il Cattaneo, il 4 marzo ha votato per i 5 Stelle il 37% degli insegnanti, il 37% degli operai, il 38%& dei disoccupati e il 41% dei dipendenti della Pubblica amministrazione. Hanno votato 5 Stelle un iscritto alla Cgil su tre e 1,8 milioni di ex votanti per il Pd.
Si stratta di un movimento dichiaratamente populista che ha capito prima degli altri come si gestisce il populismo in un universo politico in cui, dopo l’avvento di Internet, ogni formazione politica è costretta a fare i conti con il populismo e dal populismo può uscire o come forza democratica o come strumento di autoritarismo. Spingere i 5 Stelle a considerarsi fratelli siamesi della Lega, dotati di un istinto di destra che li destina ad essere antieuropei e xenofobi irriducibili, rappresenta un azzardo intellettuale troppo rozzo per un intellettuale come Ezio Mauro, aduso alle raffinatezze e alle sfumature.

Domenico De Masi - il Fatto Quotidiano
 

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