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Pascal

075: Per sempre

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Due storie d'amore: una nata su una bicicletta, l'altra stroncata prima ancora che nascesse

Playlist puntata:

WHO WANTS TO LIVE FOREVER
ALLENTOWN - MANCHESTER ORCHESTRA
GYPSY BIKER - BRUCE SPRINGSTEEN
VERONA - LASTLINGS
FOR A WHILE - FENNE LILY

Prima storia: La storia di una bicicletta di Angela Cesaroni

La mia storia inizia con una bicicletta, ma non è una storia di ciclismo, né di imprese sportive, è più la storia di una rinascita e di un amore, che partono su due ruote.
La bicicletta è stata la mia terapia in un momento difficile, quando all'alba dei trenta anni tornai a vivere in famiglia, tutti appassionatamente sotto lo stesso tetto, dopo gli anni universitari a Bologna e Milano e 4 anni di lavoro all'estero. Decisi di tornare perché stavo male, mentalmente e fisicamente, e tornai a casa per cercare di curarmi in un ambiente più familiare, ma dovetti anche lasciare le certezze lavorative costruite in anni di sacrifici. La mia professionalità non era facilmente spendibile e la mia buona reputazione lavorativa raggiunta non era riuscita a prendere l'aereo di ritorno con me. Così, una volta in Italia, per quasi un anno mi ritrovai a fare lavori saltuari e precari, spesso sottopagati o non pagati per niente, alcuni lo chiamano volontariato.
Così investii su una bicicletta da strada, rispolverando una mia vecchia passione, come mezzo per sfogare le frustrazioni e riscoprire il mio territorio che da quasi 10 anni avevo abbandonato e anche un po' bistrattato. La bicicletta diventa quasi una dipendenza, perché quando non potevo sfogarmi pedalando come un'ossessa, mi rimanevano troppe energie per pensare e ripensare alla mia condizione di quasi trentenne, semi-disoccupata, senza prospettive e che era tornata a vivere con i genitori. I mesi passano e prendo la decisione di andare a vivere da sola, per fortuna avevo a disposizione un appartamento di famiglia. Nonostante la precarietà lavorativa continui ad essere  altalenante devo cercare una svolta per sentirmi meno un fallimento. Raccatto alla bene e meglio i mobili essenziali e mi trasferisco, ma la dipendenza da pedale rimane e così crescono i chilometri percorsi. E Considerate le ore che in un anno ho trascorso sudando tra le colline marchigiane, lui non potevo non rincontrarlo se non in sella alla mia bicicletta.
Lui è un amico di vecchia data, forse un poco più che conoscente, una persona che in qualche modo ho sporadicamente frequentato dai tempi dell'adolescenza, soprattutto durante le feste o le estati in spiaggia, quando eravamo più giovani e si andava al mare in spiaggia libera unendo tante compagnie, un po' per caso. Negli ultimi anni lo avevo perso un po' di vista e non sapevo più nulla della sua vita. Ci rincontriamo ad un semaforo, e lo sottolineo visto che è l'unico semaforo del mio paese, entrambi in sella, io naturalmente della mia bicicletta e lui della sua moto. Mi spiazza con il suo sorriso, lo stesso da sempre, e stupito di vedermi mi chiede ͞Ah, anche tu sei una ciclista? Potremmo andare insieme uno di questi giorni, però sai io vado in mountain bike͟. Per chi non fosse troppo avvezzo al settore, tra ciclisti da strada e mountain biker non sempre corre buon sangue ed è insolito vedere le due tipologie di ciclisti pedalare insieme, anche per ovvie ragioni pratiche. Risolvo immediatamente l'annosa questione, perché caso vuole che avessi sequestrato le due vecchie biciclette da strada di mio padre prima di comprarmene una mia e quindi potevo prestagliela una. Prima uscita insieme, naturalmente scelgo uno dei miei percorsi preferiti, perché mi sento un po' la padrona di casa anche se tutti e due siamo nati e cresciuti nello stesso posto e sicuramente quelle strade le conosce meglio di me. Mi racconta che da anni è un habitué della mountain bike e che un po' si vergogna a farsi vedere dai suoi compagni di pedalata su una bici da strada. Io spolvero l'orgoglio della stradaiola e certa del suo ottimo livello di allenamento lo costringo a 60 km di salite e discese, che per chiunque non sia abituato a quel tipo di bicicletta non sono mica pochi. Nonostante la fatica e i dolori passiamo quelle quasi tre ore in modo piacevole, raccontandoci degli ultimi anni.
Al primo giro ne segue un altro, io mi trovo incredibilmente a mio agio, anche perché sono certa che non ci sia nessuna malizia da parte sua ma che sia spinto dalla voglia di fare sport e due chiacchiere con qualcuno che forse qualcosa da raccontare ce l'ha. Parliamo tanto, dei miei anni all'estero, dei suoi lontani viaggi per lavoro, delle esperienze ciclistiche e poco delle rispettive storie d'amore, lunghe ed importanti, finite male di recente per entrambi. siamo a fine maggio e inizio giugno e inizia a far caldo sul serio, Ogni giro finisce allo stesso modo, arriviamo stanchi e sudati sotto casa mia per la riconsegna della bici che gli davo in prestito. Ogni volta nel vederlo grondante di sudore gli chiedo con il candore di una bambina "vuoi salire a bere qualcosa?"poi pensando all'eco del mio frigorifero vuoto puntualizzo "beh, al massimo ti posso offrire un bicchier d'acqua". Lui, puntualmente, quasi impaurito da un invito troppo audace rifiuta e scappa via, confermando la mia teoria che un così bel ragazzo non possa essere interessato a me e così anche il piccolo dubbio che mi si stava instillando in testa si dissolve. Dopo qualche uscita in bicicletta ci riperdiamo un po' di vista. Tra il maltempo, gli impegni le sue trasferte di lavoro e le uscite in mountain bike finiamo per non vederci più per oltre un mese.
Poi all'improvviso arriva un suo invito ad uscire, diretto e senza giri di parole, e soprattutto senza biciclette questa volta e non per bere un bicchier d'acqua.
Oggi quella bicicletta che comprai per tenermi a galla in un brutto momento della mia vita è la sua bicicletta (per la foga del momento ne avevo comprata una troppo grande per me) e quei bicchieri da cui beviamo quotidianamente li abbiamo scelti insieme. Oggi gran parte delle nostre vacanze prevede una parte ciclistica, che siano le colline toscane o i vulcani delle Canarie. E puntualmente, la sera per celebrare le nostre imprese ciclistiche e la nostra unione brindiamo con un bicchiere, un calice di ottimo vino.
 

Seconda storia: Addio per sempre

Ivo mi ascoltava in silenzio, poi disse: «Tutta colpa della guerra la quale ha distrutto l’avvenire di tante persone, compreso il nostro. Ma ti prego non prendere il treno, resta con me, ho già pensato un posticcino, in dieci minuti ci si arriva. Stai tranquilla non ti succederà niente, fidati di me e saremo felici almeno per un pò».
Quelle parole e quelle carezze, tante desiderate da quando la mia mente iniziò a ricordare, non seppi resistere, anche se ero consapevole di agire contro la mia coscienza, ma fra me dicevo: «Signore perdonami solo una volta e poi mai più». 
Margerita Iannelli, una donna emiliana, nata e cresciuta in una famiglia contadina a metà del secolo scorso, una donna semianalfabeta che per riscattarsi alla vita decide di tornare a scuola all'età di 50 anni e di scrivere la sua biografia. Nell'arco di 3 anni tra il 1991 e il 1994 ogni giorno scrive i ricordi della sua vita, ne viene fuori un manoscritto che diventerà un lilbro pubblicato da Il Mulino, passando per l'Archivio diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, che si intitola "Quando la mia mente iniziò a ricordare". 

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