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Classicaradio

Impegno, luci e ombre

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G. Manzoni, Ombre (alla memoria di Che Guevara)

Il Novecento sgretola, smembra e ricostruisce gli aggregati sonori nel discorso armonico mettendone anche in discussione l’essenza stessa: dopo la dodecafonia con la cosiddetta Scuola di Vienna (Schönberg, Webern e Berg) la storia del secolo ormai scorso sperimenta nel secondo dopoguerra percorsi sonori che si svincolano progressivamente dal concetto stesso di forma e di scuola.

Dal 1946 i Corsi estivi per la nuova musica internazionale organizzati presso la cittadina tedesca di Darmstadt furono vero centro nevralgico per le riflessioni sulla composizione musicale, sulle sue forme e soprattutto sulla ricerca di strade nuove e un nuovo lessico.

In una Europa disgregata politicamente e culturalmente personalità come Nono, Maderna, Berio, Messiaen Boulez e Stockhausen portarono avanti queste ricerche, che anche grazie allo sviluppo tecnologico ingloberanno dopo la metà del secolo un suono musicale altro, quello dell’elettronica, mentre dalla parte opposta del globo si farà minor fatica ad accogliere nel linguaggio musicale generi e istanze tra loro assai diverse.

La seconda metà del secolo vede svolgersi l’intricato gioco di tutte quelle dinamiche – alcune reciprocamente contraddittorie come la scrittura e l’aleatorietà oppure suono rumore e silenzio, e in questo processo certo anche la tecnologia ha avuto un grande rilievo.

Focalizzandoci sul nostro ’68, punto di snodo per la vita e la cultura, ne mettiamo in luce un elemento fondamentale, quello dell’impegno: più evidente e condiviso nella popolar music, nella musica colta l’impegno politico e sociale riversa copiosamente proprio quelle sue ricerche su linguaggi e comunicazione.

Del 1968 è Ombre (alla memoria di Che Guevara), composto da uno dei grandi nomi delle nostre avanguardie, Giacomo Manzoni (1932); la sua produzione esprime una creatività di grande respiro, dalle opere per il teatro (noto il suo Doktor Faustus da Mann) alla musica sinfonica a composizioni da camera per organici vari, inclusi i live electronics, e molti lavori dedicati alla voce.

Dedicato a quel Che universalmente riconosciuto come uno dei simboli delle rivoluzioni di tutti i tempi, Ombre è destinato ad un organico lirico-sinfonico per così dire istituzionale; eppure coro e orchestra creano uno strumento terzo, duttile e contraddittorio, in cui manca la parola e dove diventa quindi protagonista una narrazione espressa dal suono puro nella sua doppia forma, strumentale e vocale.

Le voci corali (così nella definizione del compositore, con specifica sottolineatura dell’uso strumentale del canto) vocalizzano, urlano, bisbigliano; archi e fiati sono spesso compressi in clusters (letteralmente grappoli, il termine definisce in musica una sorta di grumo sonoro, accordo particolare fatto di suoni vicini); il discorso procede ora in blocchi sonori ampi e compatti ora in sezioni timbricamente più identificate, ora iterando frammenti minimali ora in frasi che trasmigrano le une nelle altre, raccontando senza didascalie una umanità dolorosa con frequenti rimandi al ritmo e al rumore della guerra col ruolo importante delle percussioni.

Critico musicale e apprezzatissimo docente, (tra i suoi allievi Adriano Guarnieri e Fabio Vacchi) Manzoni è certo una delle grandi personalità del nostro mondo musicale; la sua Guida all'ascolto della musica sinfonica (1967) è stato un importante testo di riferimento, suoi molti studi scritti e traduzioni tra cui rilevanti quelli su Schönberg e Adorno; tra i meritati riconoscimenti nel 2007 la Biennale Musica gli ha conferito il Leone d'oro alla carriera.

La musica di Manzoni attraversa il tempo e ci racconta una ricerca onesta e profonda, di cui Ombre testimonia uno dei momenti di più esplicito impegno – termine che nella musica dell’artista milanese assume un valore assoluto e fondante anche aldilà di temi e soggetti.

 

Giacomo Manzoni

Ombre (alla memoria di Che Guevara), per orchestra e voci corali (1968)

 

Orchestra Sinfonica e Coro di Roma della Rai

direttore, Wojciech Michniewski

maestro del Coro, Fulvio Angius

 

Registrato a Roma il 13 luglio 1988

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