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Gettoni di Letteratura

Arthur Cravan 3 | Un carretto da fruttivendolo

Arthur Cravan 3 | Un carretto da fruttivendolo
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«È semplicissimo: se scrivo è per mandare in bestia i miei colleghi, per far parlare di me e cercare di farmi un nome. Se hai un nome, hai successo con le donne e negli affari. Avessi la fama di Paul Bourget, mi esibirei ogni sera con indosso solo un perizoma, in uno spettacolo di varietà, e vi garantisco che farei furore».
Tra il 1912 e il 1915 il poeta e pugile Arthur Cravan dà vita alla rivista letteraria Maintenant (“Adesso!”). È completamente solo a idearla, scriverla e diffonderla (ne è infatti editore, direttore, redattore e corrispondente), e la vende con una specie di porta a porta per i viali di Parigi trasportandola su un carrettino da fruttivendolo ambulante. La sua è una rivista che ha anticipato il dadaismo e che fu, come scrive Breton, «la prima rivista in cui certe preoccupazioni extra-letterarie e anti letterarie ebbero il sopravvento sulle altre». Cravan usa una prosa divertente, piena di frammenti poetici e allucinatori, e crea quello che chiama il prosopoema: ovvero una prosa che, con impercettibili aggiunte continue, diventa pura poesia. Dicono che il carattere originale e dirompente della sua scrittura derivi dal fatto che Cravan fu – allo stesso tempo – “cantore di versi e rompitore di mascelle”. La produzione letteraria di Arthur consiste nelle pagine dei cinque numeri della rivista Maintenant in cui tutti gli articoli e le poesie sono opera sua, anche se li firma utilizzando svariati pseudonimi. Vuole fare scalpore e lo fa criticando tutti, anche un auto-ritratto della pittrice e illustratrice francese Marie Laurencin. Quelle pagine mandano su tutte le furie il poeta Apollinaire, che era amante e mecenate della Laurencin, e che decide di sfidare Cravan a duello. In molti lo detestano, eppure grazie alla sua poesia e alle sue esibizioni pubbliche (che spesso degenerano in risse tra ubriachi) viene ammirato, tra gli altri, da Marcel Duchamp e André Breton.
I numeri della rivista furono accorpati e ridati alle stampe diversi anni dopo, nel 1971, da Eric Losfeld, un editore franco-belga, nella collezione dadaista "Le Désordre". E uno dei pezzi più esilaranti è quello dal titolo Il Salone degli Indipendenti, che Cravan pubblica nel penultimo fascicolo. È una critica d’arte in cui la sua perfidia è esplosiva e imprevedibile: per esempio trasforma Chagall in «Sciacal»; Malevic lo considera «un bluff»; di Denis dice che «dipinge donne e bambini nudi nella natura, una cosa che al giorno d’oggi non si vede mai». E poi lancia giudizi lapidari e arbitrari su pittori ai quali si rivolge così: «Alfred Hagin, triste, triste» oppure «Kistein, vecchio mio, non ci siamo proprio» o ancora «Peské, sei brutto!». Del resto nella premessa all’articolo sul Salone, Cravan precisa: «Essendo un tipo gioviale, preferisco, molto semplicemente, la fotografia all’arte pittorica e la lettura del “Matin” a quella di Racine». La sua è provocazione allo stato puro, dunque, come quando spara in aria e insulta il pubblico alle conferenze o va a trovare Gide e gli parla di boxe anziché di letteratura, diventando il modello per il controverso personaggio Lafcadio Wluiki, del romanzo Sotterranei del Vaticano di André Gide. Questo è l’incipit dell’articolo Il Salone degli Indipendenti: «I pittori – in Francia sono due o tre – si vedono davvero poco in giro, e quando, per lunghi mesi, non compaiono più in pubblico è facile immaginarseli morti. È uno dei motivi per cui vado a ingrossare le file degli spettatori che visitano il Salone degli Indipendenti; anche se il principale rimane il profondo disgusto per la pittura che mi porterò appresso all’uscita della mostra – un sentimento che non si può mai coltivare abbastanza».

Bibliografia essenziale, per approfondire
Edgardo Franzosini, Arthur Cravan. Grande trampoliere smarrito (Adelphi)
Poeta e pugile Arthur Cravan (Le nubi edizioni)
 

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