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Prima Pagina del 21 novembre 2018

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con Daniela Preziosi

La Lega affossa l’Anticorruzione per salvare i suoi sotto processo

(…) Una delle mille domande, dietro il pasticcio che è una festa per Forza Italia: l’alleato messo da parte dal Carroccio che a voto ancora caldo scandisce «onestà, onestà» per canzonare i grillini, mentre i lavori si bloccano. Tutto fermo, perché la maggioranza in Aula è andata sotto per 294 voti a favore e 239 contrari su un emendamento a un totem del Movimento, il disegno di legge anticorruzione. Le agenzie riferiscono di 36 franchi tiratori, nell’emiciclo con tanti assenti. E i dettagli dell’agguato raccontano una nemesi: perché l’emendamento annulla di fatto le sanzioni per il reato di peculato, come avrebbe voluto la Lega con proposta quasi identica, bloccata dal Movimento. E a presentarlo è stato un deputato eletto proprio dal M5S, ma sospeso ancora prima delle urne perché iscritto ad una loggia massonica, l’avvocato campano Catello Vitiello (…).
Eppure lo schema era semplice: se il Carroccio non avesse fatto scherzi sull’anticorruzione, facendolo approvare senza modifiche entro oggi, nel fine settimana il M5S avrebbe votato il decreto sicurezza, ovvero il dl Salvini. E «senza modifiche» come aveva ribadito anche ieri Luigi Di Maio, ossia con la fiducia. Necessaria anche per cautelarsi da eventuali dissidenti (…). 
Poi ieri la bomba, che deflagra sul Consiglio dei ministri ni corso. Ed esplode innanzitutto in faccia a Salvini: il leader del Carroccio, già pronto a brindare alla trasformazione in legge del suo decreto. Ma è successo qualcosa, tra i leghisti.  Se non è una rivolta, è un avvertimento. Lo conferma lo stesso ministro dell’Interno: «Il voto in Aula è stato assolutamente sbagliato. La posizione della Lega la stabilisce il segretario, e il provvedimento arriverà alla fine come concordato» (…).
Il capogruppo dei 5Stelle D’Uva ottiene la sospensione dei lavori. Poi commenta: «Quello che è accaduto oggi in Aula è un fatto gravissimo. Così non si va avanti» (…). 
Un anonimo deputato del Carroccio rivendica il golpe sull’Ansa: “Abbiamo voluto mandare un segnale ai 5Stelle”. Invece a microfono aperto c’è Igor Iezzi, capogruppo leghista in commissione Affari costituzionali. E sono ginocchiate: «Sono stati i “fichiani” che hanno mandato un segnale, cercano una scusa per non votare il dl sicurezza». Botte per rilanciare sospetti. Negati come offese da tutto il movimento. E respinge ogni cattivo pensiero anche il presidente della Camera Roberto Fico, a cui sono vicini alcuni dei 18 malpancisti (…). Ma dentro Chigi c’è un ministro infuriato, il Guardasigilli Alfonso Bonafede, padre dello spazzacorrotti. E’ riunito con il premier Giuseppe Conte, Di Maio e Salvini, e ripete che così non si può proseguire. Mentre il leghista giura di non sapere nulla dell’incidente: «Non l’ho organizzato io, non voglio far saltare il governo, ora dobbiamo andare avanti».
Ma Di Maio è fuori di sé, e gli lancia accuse: «Come facevi a non sapere?» E’ un confronto durissimo. Ma dopo le 22 Salvini esce dal Palazzo, e affronta le agenzie: «Nascondersi dietro il voto segreto è vigliacco, la Lega farò di tutto per accelerare sul ddl anticorruzione»: e pare un riferimento al voto di fiducia. DI Maio lo ripete ai suoi: «Questa legge è troppo importante per noi, ora si deve rimediare». Ossia si cerca una «soluzione» per approvarla senza modifiche, ripetono dal M5S. E per salvare il governo, che è già malato grave. 

Luca De Carolis – il Fatto Quotidiano
 

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