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Gettoni di Letteratura

Anna Maria Ortese 3 | Il Mare non bagna Napoli 

Anna Maria Ortese 3 | Il Mare non bagna Napoli 
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«Qui, il mare non bagnava Napoli. Ero sicura che nessuno lo avesse visto, e lo ricordava. In questa fossa oscurissima, non brillava che il fuoco del sesso, sotto il cielo nero del sovrannaturale».
Nel racconto Oro a Forcella Anna Maria Ortese svela il concetto che ha deciso di usare come titolo per Il mare non bagna Napoli, la raccolta di racconti e reportage giornalistici che pubblica, la prima volta, nel 1953 nella collana i Gettoni curata da Elio Vittorini per Einaudi. La raccolta quell’anno vince il Premio Viareggio per la narrativa, ex aequo con Gadda. Alcuni di quei racconti, fra cui Oro a Forcella, ritraggono Napoli nell'immediato dopoguerra con i suoi aspetti di povertà materiale, e a volte morale. Ma è l'ultimo racconto a fare scandalo: è una sorta di reportage sugli intellettuali progressisti che facevano parte, insieme alla Ortese stessa, della rivista partenopea «Sud», con la quale lei collabora tra il 1945 e il 1950. Questi sono alcuni dei nomi degli intellettuali suoi colleghi: Luigi Compagnone, Domenico Rea, Pasquale Prunas, Gianni Scognamiglio, Raffaele La Capria. Anna Maria li cita con nome e cognome in quel racconto, svela invidie e sospetti reciproci, e questo solleva molte polemiche attorno a quel libro e alla figura della Ortese. Tanto che, quando la casa editrice Adelphi, 40 anni dopo, ripubblica quella lettura vivace e dura del mondo intellettuale napoletano, le polemiche si riaccendono in modo molto aspro, come se la ferita fosse del giorno prima. Napoli, la città dove si era trasferita negli anni Quaranta e dove si era radicata la sua formazione letteraria, culturale e personale. La città che, come dice lei stessa la “sveglia”, la “scuote”, le è familiare, sua madre tra l’altro era originaria proprio di Napoli. Eppure, dopo questo libro è la città che la tratta da estranea, che non la accoglie più, e lei inizia a vederla come una città caotica e ostile, carica delle incomprensioni con i giovani intellettuali napoletani della rivista Sud. E da allora, per tornare a Napoli Anna Maria Ortese deve superare un blocco psicologico quasi insormontabile e, dopo qualche anno, sceglie di non tornare più nella città e di viverla come un ricordo nostalgico. «Fu giudicato, purtroppo, un libro “contro Napoli”», scrive nel 1994 «Questa “condanna” mi costò un addio, che si fece del tutto definitivo negli anni che seguirono, alla mia città. (…) mi domando se Il Mare non bagna Napoli è stato davvero un libro “contro” Napoli, e dove ho sbagliato, se ho sbagliato, nello scriverlo, e in che modo, oggi, andrebbe letto». 
Eppure non rinuncia a posizioni critiche nei confronti del mondo letterario dal quale si sente ingiustamente respinta e a cui invece crede di appartenere a tutti gli effetti. Dalle lettere agli amici, dalle rare interviste, emerge il desiderio di essere riconosciuta come “scrittrice”, desiderio spesso frustrato. Al suo amico Dario Bellezza, Anna Maria Ortese in una lettera scrive del disagio provato per l’ambiente letterario italiano: «Spiegarti questo orrore segreto di partecipare alla cultura italiana di buon livello – è impossibile. Sai, sarebbe come rientrare malvestiti e invecchiati in una casa di potenti – dove tutti sono sempre vestiti in modo impeccabile, e soprattutto sono rimasti gli stessi». Dice di infischiarsene dei circoletti letterari, dei salotti, delle marchette editoriali, delle apparizioni pubbliche. Ma due anni prima di morire, in un’intervista, confessa: «Le interviste le vedo come delle provocazioni. Io non voglio piacere per un’immagine, io non voglio “immagine”. La realtà mi stanca, la realtà è un muro di volti. Io sono una persona isolata. Mi sembra di venire dal fondo delle tenebre, però sì, ho avuto il piacere di fare qualche cosa, di poter dire: io esisto».

Bibliografia essenziale, per approfondire
Ortese segreta, di Adelia Battista (minimum fax)
Il male freddo di Anna Maria Ortese (su Linea d’ombra, intervista di Goffredo Fofi)
L’Iguana che visse due volte. Omaggio ad Anna Maria Ortese (Elliot)
Il porto di Toledo, Anna Maria Ortese (Adelphi)
 

Ultime Puntate e Podcast

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Il primo Poirot

07/10/2019

"Era un ometto dall'aspetto straordinario, alto meno di un metro e sessantacinque, con un portamento eretto e dignitoso. La testa era a forma di uovo, costantemente inclinata da un lato. Le labbra erano ornate da un paio di baffi grigi, alla militare. Il suo abbigliamento era inappuntabile. Penso che un granello di polvere gli avrebbe dato più fastidio di una ferita, eppure questo elegantone, che zoppicava leggermente, era stato ai suoi tempi uno dei funzionari migliori della polizia belga. Come investigatore, aveva un fiuto straordinario. Poteva vantare al suo attivo numerosi trionfi, era riuscito a risolvere casi davvero complicati".

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Agatha fa surf

08/10/2019

C'è una foto che rivela che la scrittrice di gialli Agatha Christie fu una delle prime persone, in Gran Bretagna, a provare a surfare stando in piedi

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Sparita nel nulla

09/10/2019

È il 3 dicembre del 1926 quando Agatha litiga per l'ennesima volta con suo marito Archie. Era stato un matrimonio felice, ma lui col tempo si è innamorato della sua segretaria, quindi vuole lasciare la moglie e chiedere il divorzio.

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Vita da archeologa

10/10/2019

"L'edificio della spedizione, costruito in mattoni, si stende sul lato orientale di una collinetta e comprende una cucina, un soggiorno che diventa sala da pranzo, un piccolo ufficio, un laboratorio, un magazzino, una camera oscura. Noi dormiamo in tende. Sulla porta dell'edificio c'è un cartoncino su cui è stampato in caratteri cuneiformi 'Beit Agatha' ovvero la casa di Agatha".

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