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Anna Maria Ortese 2 | Sola come un gatto

Anna Maria Ortese 2 | Sola come un gatto
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«Sono sempre stata sola, come un gatto», dice Anna Maria Ortese. Lei preferisce lavorare di notte con la macchina da scrivere sulle ginocchia, si costruisce una specie di casa dentro la casa, come per chiudersi in un guscio.
E ha scritto di tutto: racconti, romanzi, poesie, pièces teatrali, reportage, inchieste, articoli di cronaca e di costume per quotidiani e riviste; durante la sua vita ha pubblicato 23 libri, alcuni ristampati più volte. Nel 1955 ha fatto da inviata per l’«Europeo», inseguendo le biciclette del Giro d’Italia – che quell’anno fu vinto da Fiorenzo Magni. La Ortese è la prima donna a seguire la corsa e in diverse occasioni cerca di passare inosservata, calandosi un cappello sugli occhi, per non farsi riconoscere ed evitare così i commenti sessisti dei tifosi che aspettano di vedere passare i propri beniamini ai lati delle strade, così può accompagnare liberamente il Giro a bordo di una macchina insieme a tutti i giornalisti. Quell’anno oltre lei ci sono altri due scrittori a seguire la più importante gara ciclistica a tappe italiane: Vasco Pratolini e Marcello Venturi, che è stato il suo grande amore, benché infelice, visto che era sposato con un’altra donna. Claude Schmitt, che è stato traduttore appassionato di alcuni libri della Ortese in francese, decide di chiamarla con l’acronimo “AMO”, come se nelle tre iniziali del suo nome e del suo cognome fosse scolpito il suo destino amoroso. Anche il titolo del suo primo libro, Angelici dolori (1937), voluto dall’amico e scrittore Massimo Bontempelli, sembra una profezia realizzata e segue il cliché della scrittrice dimenticata. Ecco cosa dice la Ortese di quel libro: «Ah, quel titolo Angelici dolori non è mio... è di Massimo Bontempelli. È un libro lontano, ma ogni tanto lo riguardo. Pensi che lo corressero tutto in tipografia per mettere il voi al posto del lei, come volevano i fascisti. Io non avrei mai usato il voi». A 19 anni, fino a quando ne ha 22, scrive le novelle di Angelici dolori, e si confida: «Si figuri che Angelici dolori l'ho scritto sulle scale di casa. Mi rifugiavo lì. Io scrivo dappertutto. Ma adesso il mio vero problema è che non so dove debbo stare». In un’intervista racconta della sua famiglia, una famiglia con pochi mezzi, e due fratelli morti sotto le armi durante la guerra. La Ortese è addolorata per la morte del fratello marinaio Emanuele, che muore al largo dell’isola di Martinica; e da allora intensifica la sua attività poetica: nel 1937 a soli 23 anni scrive tutto Angelici dolori. Anche un altro fratello marinaio, Antonio, muore al largo delle coste dell’Albania e dal 1952, dopo la morte di entrambi i genitori, la famiglia della scrittrice resta solo la sorella Maria, con la quale Anna Maria vivrà tutta la vita. Timida, timorosa di farsi vedere in pubblico, estranea alle frequentazioni mondane, e ai salotti letterarii, vive per tutta la vita con la sorella che fa la postina. La Ortese dice di avere coscienza della propria inadeguatezza: «È il mio castigo, quando mi metto a vivere: non so vivere». In un’intervista con Goffredo Fofi per la rivista Linea d’ombra si descrive così: «Io sono una persona antipatica. Sono aliena, sono impresentabile. Sono esigente col mondo, non vorrei che le cose fossero come sono, ma conoscendo del mondo solo delle parti infime e dando giudizi che invece riguardano tutto, finisco per sembrare e per essere ingiusta, e così preferisco non parlare. Per questo quando mi si chiedono notizie su di me mi viene rabbia. I soli che possono amarmi sono coloro che soffrono. Se uno davvero soffre sa che nei miei libri può trovarsi. Solo persone così possono amarmi. Il mondo? Il mondo è una forza ignota, tremenda, brutale. Le creature belle che pure ci sono, noi le conosciamo poco, troppo poco».

Bibliografia essenziale, per approfondire
Ortese segreta, di Adelia Battista (minimum fax)
Il male freddo di Anna Maria Ortese (su Linea d’ombra, intervista di Goffredo Fofi)
L’Iguana che visse due volte. Omaggio ad Anna Maria Ortese (Elliot)
Il porto di Toledo, Anna Maria Ortese (Adelphi)
 

Ultime Puntate e Podcast

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Il primo Poirot

07/10/2019

"Era un ometto dall'aspetto straordinario, alto meno di un metro e sessantacinque, con un portamento eretto e dignitoso. La testa era a forma di uovo, costantemente inclinata da un lato. Le labbra erano ornate da un paio di baffi grigi, alla militare. Il suo abbigliamento era inappuntabile. Penso che un granello di polvere gli avrebbe dato più fastidio di una ferita, eppure questo elegantone, che zoppicava leggermente, era stato ai suoi tempi uno dei funzionari migliori della polizia belga. Come investigatore, aveva un fiuto straordinario. Poteva vantare al suo attivo numerosi trionfi, era riuscito a risolvere casi davvero complicati".

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Agatha fa surf

08/10/2019

C'è una foto che rivela che la scrittrice di gialli Agatha Christie fu una delle prime persone, in Gran Bretagna, a provare a surfare stando in piedi

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Sparita nel nulla

09/10/2019

È il 3 dicembre del 1926 quando Agatha litiga per l'ennesima volta con suo marito Archie. Era stato un matrimonio felice, ma lui col tempo si è innamorato della sua segretaria, quindi vuole lasciare la moglie e chiedere il divorzio.

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Vita da archeologa

10/10/2019

"L'edificio della spedizione, costruito in mattoni, si stende sul lato orientale di una collinetta e comprende una cucina, un soggiorno che diventa sala da pranzo, un piccolo ufficio, un laboratorio, un magazzino, una camera oscura. Noi dormiamo in tende. Sulla porta dell'edificio c'è un cartoncino su cui è stampato in caratteri cuneiformi 'Beit Agatha' ovvero la casa di Agatha".

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