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Radio3 Mondo

Corinne Vella, sorella di Daphne Caruana Galizia, e Riccardo Noury, di Amnesty International Italia

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L'intervista a Corinne Vella, sorella di Daphne Caruana Galizia, e a Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia realizzata da Luigi Spinola.

L'intervista integrale a Corinne Vella, sorella di Daphne Caruana Galizia realizzata da Luigi Spinola: 
 
E’ iniziata un’investigazione della polizia e un’inchiesta ministeriale, che è la procedura base in questi casi. Ma questi processi si focalizzano solo sulla colpevolezza del reato. Quindi cercano solo gli individui coinvolti direttamente nel reato, nell’assassinio, i mandanti, gli intermediari eccetera.
Ma non si focalizzano su una questione ugualmente importante: ovvero se c’è stata una negligenza da parte dello Stato e che cosa potrebbe fare Malta come Stato per proteggere i giornalisti.
Sotto l’ombrello di un’inchiesta pubblica che deve essere effettuata dal Primo Ministro e in linea con l’articolo 2 della Convenzione dei diritti umani, secondo cui è obbligato a “proteggere la vita. Il Pm quindi ha l’obbligo di ricercare la verità sull’assassinio.
I dettagli dei processi sono segreti. Non si tratta infatti di processi pubblici, ma di processi privati. E questa è la differenza tra processi che già ci sono: se l’inchiesta è pubblica, le testimonianze saranno pubbliche.
Al momento sappiamo ad esempio che gli inquirenti non hanno interrogato le persone su cui ha scritto Daphne. Sono state arrestate tre persone, ma si tratta persone su cui Daphne non ha mai scritto e che non conosceva.
Lei scriveva sulla corruzione ad alto livello: sugli ufficiali del governo maltese, ad esempio. Nessuno di loro è stato interrogato. Il motivo dell’assassinio non è conosciuto ancora.
Adesso guardando indietro, sembra che si sia stato un processo di accelerazione delle minacce. Non erano dirette, come ad esempio: “se non smetti di scrivere noi facciamo questo…”. Gli attacchi arrivavano in diversi modi. Insulti ad esempio:  come dei poster nella campagna elettorale. Hanno messo la sua faccia nei poster di un partito, come se lei fosse una politica. Lei faceva la giornalista ma l’hanno designata come una nemica, come parte di una fazione politica.
In una democrazia non è una cosa accettabile…cioè lei è finita in tribunale perché scriveva!
Alla fine della sua vita aveva 47 casi in tribunale contro di lei. Il 60-70% di questi casi erano sollevati dagli ufficiali di governo, del partito di governo, e delle associazioni del partito di governo. Quindi era il governo stesso che era contro di lei. Lei lottava contro un sistema dello Stato.
La reazione è stata immediata: molte persone in strada, anche gruppi nuovi della società civile. Le proteste sono continuate nel corso di tutto l’anno. Ogni 16 del mese fanno una protesta a La Valletta proprio per ricordare la morte di Daphne. Si tratta di gruppi che non esistevano prima e che hanno sposato la causa della libertà di espressione e la causa di giustizia per Daphne, proprio come ragione di essere.
Se fortunatamente non è la società intera a battersi per la giustizia. Non si capisce l’importanza del giornalismo per la democrazia, e per la libertà di tutti gli individui che vivono a Malta. Quindi la giustizia per Daphne, non è per Daphne soltanto, e neanche solo per la sua famiglia. E’ giustizia per tutti noi a Malta, e per tutti i cittadini europei. Perché il suo lavoro aveva un aspetto europeo. Quindi stiamo parlando di valori europei.
Vedendo sui social media, ci sono molte persone che parlano di questo caso. A livello internazionale ci sono molte ONG che lavorano sul campo di libertà di espressione e che lo seguono. C’è stata una visita a Malta nell’anniversario di Daphne, sei gruppi internazionali hanno fatto incontri con il Primo Ministro e il Ministro della Giustizia proprio su questo caso. E sul livello di governi, cambiamenti diplomatici …ho l’impressione che sta sempre sull’agenda la questione di Daphne. Soprattutto a livello di Malta.
Ho sentito che c’è anche una petizione d’Amnesty International in Italia per mobilitare l’opinione pubblica in Italia.

Non hanno dato una risposta, dal governo. Non è necessario chiedere un’inchiesta pubblica. E’ un’obbligazione legale del Primo Ministro di fare questa inchiesta. Non ha risposto immediatamente, poi in un ‘ intervista con la BBC il governo ha detto che non era necessario fare un’altra inchiesta…ma non è un'altra. Non ha mai aperto un’ inchiesta pubblica finora. Ma poco a poco ha cambiato idea: ora dice “non si tratta se fare il processo, ma soltanto di quando farlo”.
E’ necessario farlo immediatamente! Le ONG internazionali esigono un’inchiesta pubblica immediatamente perché è urgente. Se aspettiamo, quando ci sarà? Tra un anno, due, dieci? E nel frattempo cosa ci facciamo con tutte le prove che servono per fare un’inchiesta come si deve?
“Never give up, never give in”.  Non smettete mai di chiedere verità e chiedere giustizia a un’autorità ingiusta. Ci sono molte persone che hanno detto “io che stavo in Svizzera finora,  comincerò a parlare”.

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