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Pascal

022: Il collezionista

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Un uomo con una passione per un fumetto in particolare e una coppia con una passione per l'arte
Playlist puntata
OBJECT OF MY AFFECTION - PETER BJORN AND JOHN
DIABOLIK - BETTY CURTIS
PAINTING (MASTERPIECE)- LEWIS DEL MAR
TAKE WITH ME - TOM WAITS

Prima storia: Colpo di fulmine di Daniele Israelachvili

La prima volta che mi sono innamorato avrò avuto 14 anni, ma già a 10 ero stato colpito da un colpo di fulmine. Mi trovavo al mare in Sardegna per trascorrere le vacanze estive. Avevo appena finito di pranzare e invece di guardare la televisione, come facevo di solito, ero andato a vedere se nella cesta dove tenevamo i giornali ci fosse qualcosa da leggere, tanto per passare il tempo, aspettando che mio padre si svegliasse per poter tornare in spiaggia. In mezzo ai quotidiani, riviste di gossip e settimane enigmistiche ho trovato un fumetto dal titolo “Febbre di potere”. Non avevo mai visto un fumetto del genere, comunque non a casa mia. Doveva esserselo dimenticato un amico dei miei fratelli. In copertina c’erano due gambe che spuntavano dall’alto e una donna in vestaglia terrorizzata che indietreggiava cercando di coprirsi il viso con un braccio, come a proteggersi da quella vista. Mi sono sdraiato sul divano e ho cominciato a leggerlo. Nelle ultime pagine la madre scopriva che il figlio si era impiccato e aveva un crollo nervoso. Per poter agire indisturbato Diabolik metteva la maschera del figlio su un pupazzo, in modo che la madre si tranquillizzasse, convincendosi che il figlio fosse ancora vivo. Qualche ora dopo entrava in casa lo zio del ragazzo che aveva ucciso il marito della donna e spinto il figlio a togliersi la vita, vedeva la maschera, capiva che Diabolik lo aveva derubato e per la rabbia strappava il pupazzo dalle mani della cognata gettandolo a terra. La madre vedendo il figlio riverso sul pavimento accoltellava a morte il cognato e poi correva a tirare su il pupazzo per stringerlo a sé. Fino a quel giorno avevo letto solo le storie di Topolino, Geppo, Braccio di ferro, e visto i cartoni della Disney dove il personaggio che mi aveva messo più paura era stata Malefica, la strega cattiva della bella addormentata nel bosco, quella con le corna nere e il corvo sulla spalla. Mi ricordo che quando sono arrivato alla fine della storia, l’ho chiuso ma poi ho sentito subito il bisogno di leggerlo un’altra volta. Da quel giorno ho cominciato a comprare tutti i Diabolik che trovavo nelle edicole. 
Ma non era mai abbastanza. Così ho cominciato a supplicare i miei genitori di accompagnarmi alle fiere del fumetto e ogni volta che mi chiedevano che regalo volessi, fornivo la lista aggiornata dei numeri che mi mancavano per completare la collezione. Un giorno mentre leggevo alcuni numeri più vecchi mi sono accorto che alcune pagine si stavano scollando. Così sono andato a comprare una colla speciale e pacchi di buste trasparenti ed ho passato delle serate a prendermene cura e ad imbustarli. Uno ad uno. E mano a mano che acquistavo quelli che uscivano in edicola e recuperavo i vecchi numeri, li leggevo, li imbustavo e li riponevo sulle mensole, insieme agli altri. Quando finiva lo spazio a disposizione ne montavo di nuove. Poi ho cominciato a metterli nell’armadio insieme ai vestiti, o sotto il tavolo, fino a quando sono stato costretto a portarne una parte in cantina. 
Gli anni passavano, ho cambiato due case e ogni volta il numero di quelli in cantina aumentava rispetto a quelli che riuscivo a tenere in camera mia, e per me era una sofferenza. Nel frattempo ho cominciato anche ad uscire di più, a leggere altri libri e ad appassionarmi ad altre cose. Fino a quando è arrivato il giorno in cui mi sono accorto che era passato troppo tempo da quando avevo letto un Diabolik e ho deciso di venderli in blocco. Non ne ho tenuto nemmeno uno. Mi sono chiesto tante volte se l’ho fatto per i soldi, visto che grazie alla vendita sono riuscito ad andare finalmente in Giappone con la donna che poi è diventata mia moglie. Ma la verità, e ci ho messo tanti anni per capirlo anche se è molto semplice, è che quando una cosa finisce non puoi farci niente. Non ero un collezionista, per me sarebbe stato come tenere chiusa in cantina la mia prima ragazza solo perché un tempo eravamo stati felici. Poi sono passati altri anni, sono nati due bimbi, e un giorno mentre ero in un’altra città per lavoro passando di fianco ad un negozio di fumetti non ho resistito e sono entrato. Così adesso ho di nuovo quel primo numero, che ogni tanto leggo ancora. Lo tengo tra i miei libri, nascosto come una vecchia lettera d’amore.
 
Immagine via Wikipedia

Seconda storia: La coppia di lavoratori americana diventata collezionista d'arte

I Vogel  nel fare acquisti si muovono come una squadra. Herb cerca le opere, Dorothy calcola le reali possibilità economiche. Hanno poche regole: il pezzo deve essere conveniente; deve adattarsi al loro appartamento; e deve essere trasportabile via metropolitana o al massimo, taxi. Herbert e Dorothy Vogel, una coppia della working class che vive ad Harlem, è così appassionata di arte da diventare, nonostante la modestia dei mezzi economici di partenza, i proprietari di una collezione di opere d'arte di valore inestimabile. Noi abbiamo scoperto la loro storia su Mental floss, in un articolo scritto da Jed Lipinsky, intitolato  How a Working-Class Couple Amassed a Priceless Art Collection. Leggetelo anche voi!

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