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Classicaradio

Fantasia garantita dal reale

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G. Rossini, La donna del lago - Finale

Non più solo temi fantastici o tratti dalla Bibbia o dal mito, bensì personaggi e luoghi veri, con nome cognome e una storia che ha riscontri nel reale: questi diventano protagonisti nel Romanzo di primo Ottocento grazie a sir Walter Scott. Già traduttore di Goethe, lo scrittore scozzese crea il cosiddetto romanzo storico, geniale intreccio tra immaginazione e verità che affascinò molti artisti spingendoli a fare altrettanto. Alessandro Manzoni confessò anzi apertamente che senza la lettura di Ivanhoe di Scott i suoi Promessi sposi non sarebbero mai nati, e l'opera in musica deve a lui grandi storie come quella di Lucia di Lammermoor o La Donna del Lago.

Una forma di fiction che grazie alla presenza di oggetti e soggetti incontrovertibilmente autentici rende plausibili anche fatti e personaggi del tutto inventati - ferma restando, allora come oggi, la verosimiglianza di quegli elementi. Niente castelli incantati o animali volanti quindi: a sfondo dei lavori di Scott è la sua terra, quella Scozia tanto reale quanto poetica le cui brumose Highlands diventeranno polo archetipico dell’immaginario romantico (seguendo di qualche anno l’input dei Poemi di Ossian, ambientati proprio in Scozia e in Irlanda, che circolavano con gran successo in tutta Europa).

Il poema The Lady of the Lake fu scritto da Scott nel 1810 e in otto mesi vendette ben 25.000 copie; la critica lo apprezzò soprattutto perché rispetto alle opere precedenti dello scrittore la storia era "costruita con abilità infinitamente maggiore” e c'era "una più ampia varietà di personaggi, più artisticamente e saggiamente contrastanti".

La Donna del Lago fu anche il primo testo di Scott ad essere tradotto in italiano, per quanto probabilmente Rossini ne conobbe prima la versione francese realizzata nel 1813; il musicista volle fortemente che quella storia diventasse una sua opera e pare che fu proprio lui a proporla al Teatro S. Carlo dove andò in scena nel settembre del 1819.

Da ricordare che nel 1823, rappresentata al Teatro Argentina di Roma, La Donna del Lago di Rossini provocherà una rarissima e inaspettata reazione in uno spettatore di nome Giacomo Leopardi, che scriverà al fratello di aver quasi pianto emozionandosi alla musica di quel Rossini.

Scott aveva introdotto nel poema due strumenti musicali – l’arpa e il corno – con forte valore simbolico e coloristico; Rossini accolse acutamente il suggerimento e La Donna del lago appare nuova e “romantica” anche per questo uso di riferimenti sonori caratteristici (Der Freischütz di Weber, ricordato come la prima opera che usa romanticamente il suono dei corni con funzione evocativa, è di due anni posteriore).

Nel poema di Scott e nel capolavoro rossiniano la bella Elena aggiunge alle sue tante qualità la rara dote dell'accoglienza. E - molto romanzescamente, lo straniero accolto sulle sponde del Lago Katrine si rivelerà niente meno che sua altezza Re Giacomo V. Nel racconto è rilevante la molteplicità dei piani che mettono in continuo confronto opposte realtà, e in questo senso i due protagonisti possono esser letti in chiave simbolica: da una parte la Natura (Elena), dall’altra la Società (Re Giacomo, che ha a sua volta doppia identità e doppio sentire).

Le reciproche relazioni tra i personaggi e tra i vari elementi del racconto si armonizzano nel Finale dell’opera che fu più volte utilizzato da Rossini e troviamo anche conclusione di Bianca e Faliero e nelle rappresentazioni veneziane del Maometto II. In questo virtuosistico Rondò con Coro la voce e la parola si fanno strumento più che mai, obbedienti all'estro rossiniano e alla sua inconfondibile cifra espressiva, in grandioso equilibrio tra la settecentesca commedia degli affetti e il vortice romantico di un nuovo sentire.

La nostra scelta di archivio, da una registrazione Rai rimasta nella storia, è l’omaggio di Classicaradio in ricordo di una interprete speciale.

Gioachino Rossini

dall’opera La donna del lago:

 - Tanti affetti in tal momento, rondò con coro - finale dell’opera

soprano, Montserrat Caballè

Orchestra Sinfonica e Coro di Torino della RAI

direttore, Piero Bellugi

maestro del Coro, Roberto Goitre

Registrazione del 20 aprile 1970

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