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Tre Soldi

Kater I Rades: il naufragio che nessuno ricorda | di Ornella Bellucci

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#1 | Il 28 marzo del 1997 nel Canale d'Otranto, nel Mediterraneo, la Kater I Rades, una piccola carretta albanese viene speronata da una corvetta della Marina Militare Italiana e cola a picco. I morti sono 81, in gran parte donne e bambini. "Il naufragio della Kater I Rades costituisce una tragedia molto importante non solo nella storia della migrazione albanese ma di tutta l'emigrazione degli ultimi venti o trent'anni verso l'Italia. È una tragedia importante non solo per il numero dei morti ma costituisce il primo tentativo drammatico, tragico di messa in atto di un blocco navale. Oggi per esempio in Italia si parla molto di blocco navale nei confronti della Libia, nei confronti della frontiera sud senza ricordare che c'è un precedente tragico e riguarda i rapporti con l'Albania e con la Kater I Rades". Alessandro Leogrande, 2011

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Ascolta Ritratti | di Jonathan Zenti | GIANNI

Ritratti | di Jonathan Zenti | GIANNI

17/10/2018

Gianni | Il lavoro dei campi in Italia da un lato è stato denigrato e umiliato da un punto di vista sociale e culturale, dall'altro è stato relegato a fossilizzarsi nel passato senza che vi fossero incentivi e finanziamenti per far diventare quel lavoro moderno e futuribile. Ed è anche per questo che se pensiamo alla Sardegna, pensiamo al pecoraio analfabeta che passa giorni e notti fuori al pascolo. Tutti i governi sono sempre stati pronti a salvare la Fiat o la Montedison dai loro fallimenti, ma non hanno mai dato vita a nessun investimento nella ricerca agricola, come se poi una volta seduti a tavola ci nutrissimo di spinterogeni o petroli. Gianni, a causa della sua testardaggine sarda, quella ricerca se l'è fatta per conto suo. Ha preso la verdura da terra e l'ha alzata dal suolo, per non devastare il terreno. Ha sperimentato l'irrigazione goccia a goccia per non sprecare l'acqua. Non si è mai fermato nemmeno davanti alla noiosissima e lobbistica burocrazia agricola, di fronte ad ogni ostacolo si è inventato un modo per superarlo. Ha usato le alghe come base per la cultura e, una volta diventato illegale usarle per motivi ambientali, si è inventato un terreno alternativo. Ha costruito un forno che brucia non le foreste o i combustibili fossili, ma gli scarti della lavorazione dell'industria alimentare e dolciaria. Vedere girare attorno alla sua azienda persone che lavorano e che hanno poco più di vent'anni, fanno immaginare che si possa costruire un nuovo futuro ripartendo da dove ci eravamo sbagliati.

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Ascolta Ritratti | di Jonathan Zenti | EL CONTO

Ritratti | di Jonathan Zenti | EL CONTO

18/10/2018

El Conto | Tra le capre che El Conto stava mungendo durante la registrazione, una aveva una sola tetta. El conto mi spiegava che era stata operata qualche tempo prima per una calcificazione della ghiandola mammaria. Quella capra mangiava come le altre, occupava posto in stalla come le altre, ma produceva metà del latte. In qualsiasi altro allevamento "professionale", sarebbe stata abbattuta. Il futuro de El Conto era già segnato, forse fin dal momento del suo concepimento. C'è un'azienda che funziona, ci sono soldi che entrano, c'è un mercato, c'è un futuro. El conto ci ha messo tre anni per togliersi la giacca e la cravatta e altri sei per uscire definitivamente dall'azienda. Ha rotto con il suo futuro ed è andato a costruirsene un'altro. Un futuro in salita, e non solo dal punto di vista della pendenza. Nella vita che era stata disegnata per lui, El Conto avrebbe dovuto dedicare la cura e l'attenzione di cui la capra malata ha goduto al servizio di lavastoviglie o frighi da bar. Ha dato invece a quella capra e alle altre, la possibilità di vivere bene. Loro in cambio gli danno del buon latte, quello che possono e riescono, in modo che lui possa fare del buon formaggio.

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Ascolta Ritratti | di Jonathan Zenti | ISAAC

Ritratti | di Jonathan Zenti | ISAAC

Isaac | La storia di Isaac ha origini molto lontane, nel tempo e nello spazio, ma ci riguarda tutti da vicino. Affonda le sue radici nel sud del mondo violentato e deturpato dalle conquiste coloniali del sedicesimo secolo e germoglia nel giardino di casa nostra. Mostra, anche a chi volge lo sguardo (e l'ascolto) altrove, parte degli effetti della rapina che l'occidente ha perpetrato per secoli (e che continua perpetrare) a danno dei popoli del sud del mondo. Le conseguenze di tale saccheggio bussano alle nostre porte e, riverberandosi nel tempo, giungono fino a noi, incorporate nella vita di chi come Isaac rifiuta di accettare con passivo fatalismo una vita di mera sopravvivenza e decide di lasciare la propria terra d'origine per cercare altrove un'esistenza dignitosa per sè e per la propria famiglia. Il protagonista di questo ritratto, infatti, è fuggito dall'impoverimento del proprio continente con la determinazione di chi ha poco da perdere. Giunto in Italia dopo inimmaginabili sofferenze, però, ha trovato "un altro cielo" ad aspettarlo. (Francesco Della Puppa)

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Ascolta Ritratti | di Jonathan Zenti | MIRZAD E HELMA

Ritratti | di Jonathan Zenti | MIRZAD E HELMA

Mirzad e Helma | Ai margini di Roma, come nelle aree liminali di molte altre città italiane, sorgeva un "ghetto di lamiera e carta", il Casilino 900. Attraverso i racconti dei suoi abitanti scopriamo, così, che nel cuore del paese, a 150 anni dalla sua nascita, si esperiscono condizioni esistenziali da Sud del mondo: otto persone, di cui sei bambini, in una baracca dai muri di latta, senza acqua calda e servizi igienici. Le moderne politiche razziali della Repubblica Italiana, però, vogliono costringerli ad una mobilità forzata, negando loro anche questo miserrimo rifugio e, con esso, la benchè minima possibilità di stabilizzazione territoriale, di riscatto sociale, di inserimento scolastico e lavorativo. "Siamo colpevoli perchè non siamo ricchi, [colpevoli] perchè siamo poveri". Con queste parole Helma, ci prende per mano e ci invita a varcare la soglia di una quotidianità inedita ai più, ad addentrarci in un mondo che non viene mai nominato per quello che è: un campo di confinamento e segregazione razziale. (Francesco Della Puppa) Un ringraziamento speciale va a Francesco Careri e Azzurra del gruppo Stalker.

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