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Rossini, percorso all'inverso

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G. Rossini, Due cori dall'Album Français

Passy, località termale divenuta nel 1860 un elegante quartiere di Parigi: è proprio qui che Gioachino Rossini, tra i maggiori operisti italiani di ogni tempo, scelse di morire. A metà dell'Ottocento la capitale francese era già il fulcro riconosciuto della cultura europea, e la sua assoluta centralità si sarebbe confermata negli anni a seguire culminando all’inizio del secolo seguente.

Rossini aveva conosciuto Parigi molti anni prima, intorno al 1823-24, e vi era tornato più volte eleggendola dal ’55 come sua residenza; per quasi trent'anni, la metà quasi della sua non breve vita, Rossini “fu” francese, francese la sua casa e il suo linguaggio. A muovere il musicista furono certo pratiche motivazioni di ordine economico e commerciale - che, non va dimenticato, hanno da sempre peso rilevante anzi determinante nella vita degli artisti – ma anche una certa intima corrispondenza con il carattere del popolo d’oltralpe.

Quello francese era per lo spettacolo in quegli anni il mercato più importante, suo il pubblico più influente, a dettare in teatro proprie regole ispirate a una grandeur sonora e scenica (obbligati nelle opere i balletti e i grandi cori) a cui anche il più puro e integralista Verdi accetterà di piegarsi.
La parabola compositiva di Rossini, vista dal fondo come abbiamo scelto di fare, si presenta come una bonaria ammissione di colpa: proprio Péchés de vieillesse (Peccati di vecchiaia) è il titolo con cui Rossini definisce e raccoglie tutta la sua tarda produzione nata dal 1857.

Per noi però il suo vero "peccato" fu quello di abbandonare troppo presto il teatro musicale, quel teatro che lo aveva reso quantomai celebre in tutto il mondo ("effetto Rossini" lo chiamarono, e costrinse tutti i contemporanei, per contrasto o analogia, a confrontarsi col linguaggio rossiniano). Già dagli anni ’30, minata la salute del fisico e della mente, la creatività esplosiva dell’operista aveva taciuto, lasciando col Guillaume Tell il suo grande ultimo affresco teatrale.

Da allora dalla sua penna solo pezzi brevi, per pianoforte e per voce sola o in coro, con frequenti puntate umoristiche e un diffuso carattere decisamente “leggero”. Salvo però nel contempo elaborare dentro di sé due monumenti musicali, forse non a caso di genere sacro, ossia lo Stabat Mater (iniziato a Parigi e completato a Bologna nel 1848) e la Petite Messe Solennelle, eseguita in forma privata per la prima volta nel 1864.

Se il sacro pervade l’ispirazione di Rossini accompagnandolo nascostamente per un trentennio, il carattere più evidente della sua musica resta comunque per molti quell’ironia che tanto il pubblico amava; un umorismo che anche in assenza di una preparazione culturale specifica metteva, e mette tuttora, l’ascoltatore in immediata comunicazione con la musica.

Amante delle gioie spirituali e materiali come la cucina (“L'appetito è per lo stomaco ciò che l'amore è per il cuore” aveva scritto …), Rossini è il grande creatore di ritmi indiavolati che è impossibile non seguire, magari battendone inconsapevolmente il tempo; con le sue melodie accattivanti e facili da ricordare racconta un mondo sonoro generalmente sereno e positivo, pronto a godere della vita in tutte le sue forme.

Appartengono a questo ampio settore dell’ispirazione del grande pesarese due Cori, composti tra il 1857 e il 1868 e contenuti nel cosiddetto Album Francese, seconda puntata del Pechés de VieillesseToast pour le nouvel an (Brindisi per il nuovo anno), definito mottettino per sole voci, mescola con una disinvoltura tutta rossiniana gioie conviviali e amore del buon vino con la devozione alla Santa Vergine. Choeur de chasseurs démocrates (Coro dei cacciatori democratici), per voci maschili con aggiunta finale di alcune percussioni, fu invece composto su richiesta della baronessa Rothschild ed eseguito da tenori baritoni e bassi dell'Opéra in occasione della visita di Napoleone III allo Château de Ferrières nel dicembre 1862. E della dimensione tutta rossiniana del divertimento disimpegnato questi brevi brani corali sono cammei minimi eppur molto belli e preziosi.

Come preziosa è l'interpretazione, di cui apprezziamo chiarezza e intonazione, del Coro da Camera della Rai, curato con maestria dal piemontese Nino Antonellini che dal 1952 guidava il Coro Sinfonico della Rai e che fondò nel ’65 proprio il gruppo vocale cameristico della nostra radiofonia nazionale.

Tutti tesori da mettere in luce, e ascoltare con affettuosa attenzione.


Gioachino Rossini

Due cori da Péchés de vieillesse vol. II - Album Français (testo di Émilien Pacini):

 - n. 1 Toast pour le nouvel an, mottettino per sole voci

 - n. 12 Choeur de chasseurs démocrates, per voci maschili tamburo e tam tam

 

Coro da Camera della Rai

M° del Coro, Nino Antonellini

Registrato a Roma il 20 luglio 1968


Gustave Dorè, Rossini sul letto di morte (part.)

Disegno a matita, 1868

 

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