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I Lunatici

Franca Leosini ha rivelato quando ha capito che sarebbe diventata una giornalista

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"HO CAPITO CHE AVREI FATTO QUESTO LAVORO SCRIVENDO LETTERE D'AMORE AL POSTO DI UNA MIA AMICA. AVREI POTUTO SOFFIARGLI QUELL'UOMO, MA NON LO FECI. I MIEI INTERLOCUTORI NON SONO CRIMINALI, NESSUNO DI LORO E' IRRECUPERABILE" Franca Leosini è intervenuta ai microfoni di Rai Radio 2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dall'1.30 alle 6.00 del mattino.

La storica conduttrice di 'Storie Maledette' ha rivelato quando ha capito che sarebbe diventata una giornalista: "Ho capito che questo sarebbe stato il mio lavoro al secondo anno di università. Studiavo con una amica bravissima in tutto tranne che in italiano. Lei si fidanzò con un professore di geologia di 15 anni più grande. Lui venne mandato a lavorare in Egitto per tre mesi. Era un bell'uomo, molto interessante. La mia amica visto che non sapeva scrivere mi chiese di rispondere a suo nome alle lettere che si scambiavano. Ovviamente io scrivevo, ma a firma della mia amica. E' iniziato un carteggio tra me e questo professore durato 90 giorni. Lettera dopo lettera, lei non esisteva più, era completamente scavalcata. Lui dopo tre mesi è tornato, si sono rivisti e dopo un mese si sono lasciati. Perché lui in lei non ha ritrovato la ragazza delle lettere. Di quella si era innamorato. Ma le lettere le scrivevo io. Quest'uomo non ha mai saputo chi fossi, ero più carina della mia amica e glielo avrei soffiato in un'ora se l'avessi conosciuto, ma non mi sarei mai permessa. Feci solo una cosa: andai a sentire una sua lezione. Seduta in un banco in fondo, per vederlo. Lui mi fissava, come se la lezione la facesse per me. Mi ha guardato tutto il tempo. Non ci siamo mai scambiati neanche un saluto, non ha mai saputo nulla. Ma in quel periodo ho capito che il mio lavoro sarebbe stato legato al giornalismo e alla scrittura". 

Sul programma cult 'Storie Maledette': "Sto studiando nuovi casi. Non svelo quali per serietà e per scaramanzia. La preparazione di una puntata è molto lunga, per questo posso fare poche puntate. Sono autore unico della trasmissione, la mia meravigliosa redazione fa tante cose, ma a livello tecnico. Lo studio degli atti è una parte fondamentale, ma studio molto la psicologia dei personaggi, l'ambiente in cui si svolge la storia. I miei interlocutori non sono criminali, sono persone che hanno commesso un crimine, ed è una cosa diversa. I criminali hanno la vita progettata al crimine, mentre i miei interlocutori sono tutte persone come me o come voi che però a un certo punto della loro vita cadono nel vuoto di una maledetta storia. I crimini mai si giustificano, ma si interpretano. Nei miei interlocutori non c'è nessuno di irrecuperabile. Non conoscono mai le domande in anticipo. Parlando con me scoprono cose che non avevano capito prima. Accettano di partecipare alla trasmissione anche perché ne hanno un restauro di immagine molto forte". 

Sulla prima intervista: "Il primo incontro di 'Storie Maledette' fu con Rosalia Quartararo. Una donna che uccise la figlia perché si era innamorata del suo fidanzato. Un caso di grande impatto emotivo. Con lei sono ancora in contatto, mi scrive. Si doveva sposare in carcere, le comprai anche l'abito da sposa. Alla fine però il matrimonio non si è fatto". 

In chiusura, una battuta su alcuni 'neologismi': "Le parole tipo 'avvocatessa', 'sindaca', 'ministra', le trovo orribili. E' come sentire un'unghia che stride su una lavagna. Ci sono delle cose che sono brutte, sgradevoli, non credo che si qualifichi una persona cambiando l'articolo. Detesto queste cose come detesto il termine femminicidio, perché le donne sono persone, non femmine. Il maschicidio non esiste nel lessico, perché deve esistere la parola femminicidio?"

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