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Pascal

214: Immergersi nell'ignoto

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Un avvistamento in mare e un'amicizia capace di sfidare anche la morte

Playlist puntata:

Downfall - Kllo
Straight to Hell - The Clash
Long nights - Eddie Vedder
Eugene - Sufjan Stevens

Prima storia: Sui mosceter e il sommergibile a Caprera di Francesco Bargiacchi

Fatico a ricordare, stiamo parlando di oltre quaranta anni fa, nelle acque della Sardegna, dove stavo facendo il corso di capobarca al Centro Velico di
Caprera. Il Centro Velico era nato da pochi anni, con l'idea di emulare il Centro Velico dei Glenans, quello 'tosto' nella Francia del Nord, con
freddo, mare e vento unici. E unica località simile a quella francese, per i venti, era la Sardegna e cosí era nato il Centro Velico, che cercava di
affermarsi nonostante le difficoltà di essere lontano dal continente. Cosí le barche utilizzate erano le stesse dei corsi dei Glenans: i vaurien per le
classi iniziali, i mousqueteire per le classi più avanzate. Barche di legno, costruite dal mastro d'ascia del centro e manutenute sempre da lui, dopo
che, troppo spesso, una barca andava a scogli. Dopo il corso iniziale mi avevano proposto di diventare istruttore e quindi avrei dovuto frequentare il
corso sui mosquetaire. Il mousquetarie è una barca di circa 6 metri, a deriva mobile, perché solo così si può arrivare vicini alla riva, in una caletta
protetta e passare la notte a terra. Il corso era orientato a formare dei capo barca, che sarebbero stati capaci sia di insegnare nei primi corsi, sia
di vivere in un ambiente ristretto come una barca senza alcuna comodità. Veniva tenuto a Natale o a Pasqua, quando le condizioni meteo erano peggiori,
e navigare sembrava davvero l'ultima cosa da fare. La barca era di compensato marino, tutta spigoli, dipinta, come tutte le barche del Centro, di
arancione. Tutto era arancione, era la nostra bandiera insieme al magico CVC scritto con le bandiere di segnalazione che compariva su ogni cosa che
avevamo. Facevamo delle navigazioni, brevi di una giornata, più lunghe di due o tre giorni, compresa la notte per imparare la navigazione notturna. In
una di queste uscite, eravamo diretti alle Bocche, le Bocche di Bonifacio, dove il vento è teso e anche il mare è sempre un po' più formato. Eravamo
tre barche, in fila, di bolina. Il vento era teso, ma non forte e il mare quel giorno era piatto. Ogni equipaggio era formato da tre o quattro persone,
tutti allievi istruttori e per ogni barca c'era un capobarca. La mia barca era la prima della fila e d'un tratto lontano, a dritta , compare una scia ,
come quella di un branco di pesci. All'inizio ho pensato ad un branco di delfini, ma poi in testa alla scia è comparso chiaro, un periscopio. Poi...
ecco d'un tratto comincia ad emergere la torretta di un sommergibile, quella che gli equipaggi chiamano 'la vela'. Ed ecco la 'vela' enorme di un
sommergibile nucleare americano, che stava tornando alla base sull'isola di Santo Stefano. Dal basso dei mousquetaire, in fila, quella cosa, anche se
in lontananza, sembrava enorme. E soprattutto era in rotta di collisione con noi.
La cosa assurda era stata la rapidità dell'apparizione, l'emersione e poi quel mantenere imperturbabile la rotta. In effetti la precedenza spettava a
noi, eravamo a vela, senza motore, e in più la nostra rotta era corretta, non avevamo fatto accostate strane negli ultimi quindici minuti. Insomma il
diritto nautico ci indicava con chiarezza chi avrebbe dovuto modificare la rotta. NOI avevamo diritto di mantenere la rotta. Ma quel coso non sembrava
né averci visto, né avere l'intenzione a spostarsi. E noi pure. Continuammo così a navigare di bolina verso il coso che si faceva sempre più enorme.
Poi.. la ragione fece presa, forse davvero quelle tre cose arancioni non erano state viste nella rapida emersione, forse il comandante voleva farci
sentire il peso di quell'immenso dirigibile di ferro che navigava veloce e cosí , obtorto collo, abbiamo virato. Abbiamo segnalato alle barche che ci
seguivano e poi barra a sinistra e "viro !!", un leggero fiocco a collo per agevolare la virata, attenti al boma, e poi di nuovo il fiocco a segno e le
barche su una nuova rotta. Fu davvero un incontro inaspettato, non unico, perché in quel periodo i sommergibili nucleari erano di casa nelle acque
della Maddalena e di Santo Stefano, ma talmente inusuale per come si era presentato. Non ci rimase che riprendere la nostra rotta, dopo la deviazione
fatta, con un senso lontano di disagio e di apprensione. E se avessimo mantenuto la nostra rotta......?

Seconda storia: Navigando nell'ignoto

stiamo raccontando la storia del documentario "Diving into the unknown" in cui un gruppo di sub finlandesi racconta di un'immersione tragica iun una
grotta subacquea molto difficile da raggiungere nel nord della Norvegia. A 130 metri di profondità qualcosa va storto, uno dei sub si incastra in una
roccia e non riesce a liberarsi. Così inizia questa storia che racconta di un'amicizia che sfida la morte.

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