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Pascal

212: Per il rotto della cuffia

Ascolta l'audio
Uno strano incontro notturno e un velista alle prese con un naufragio nel Pacifico

Playlist puntata:

Tessellate - Alt-J
Batman - Wu Tang Clan, D-Block
Leave me alone - New Order
Heroes - David Bowie

Prima storia: Batman e Robin di Leonardo Donati

Era la settimana di Carnevale e la città pullulava sia di gente in maschera che di feste di dubbio gusto. Una sera di quel weekend avevo deciso di andare dopocena in centro - in zona Colonne di San Lorenzo -, per bere qualcosa in compagnia di due miei amici e colleghi di università, Alessandro ed Enrique. I due, infatti, erano due autentici guasconi, presuntuosi e insistenti - tanto da farsi buttare fuori da un paio di locali dai bodyguard per aver importunato eccessivamente alcune ragazze straniere in Erasmus a Milano. Io, invece, ero tendenzialmente molto più posato e calmo, osservatore, abile conversatore ma rispettoso nei confronti delle mie interlocutrici e dei miei interlocutori. Ad un certo punto i due, stufi di prendere  i classici “due di picche” da tutte le parti, hanno avuto l'idea del secolo: andare a ballare in una discoteca dichiaratamente omosessuale e terminare – a loro dire – la serata col botto.
Una goliardata, non c'è che dire, un modo per risollevare una nottata non memorabile secondo i loro criteri di divertimento. Erano le 2 di notte passate, ero stanco e non avevo voglia di fare l’alba, decisi di incamminarmi verso casa, con l'alcool nel corpo a farla da padrone. I mezzi pubblici non passavano a quell'ora e in quel momento non avevo i fondi sufficienti per farmi scarrozzare da un taxi. <<Sono 40 minuti di camminata, posso farcela!>> pensai. <<In questo modo, posso pure smaltire la sbronza!>> mi convinsi.  Mentre cercavo di mettere un piede davanti l'altro e di procedere dignitosamente lungo il marciapiede,  vidi due uomini uscire da un palazzo e me li ritrovai davanti. Erano mascherati, uno da Batman e l'altro da Robin, probabilmente stavano andando via da una festa privata e stavano tornando anche loro a casa, come me. I due mi bloccarono inspiegabilmente la strada e Batman, quello più alto dei due, mi chiese se sapevo dirgli che ore fossero. Io mi tirai su la manica sinistra del mio giaccone e guardai l'ora dal mio orologio da 40 euro: <<Certo. Sono le 02:30>>. L'uomo-pipistrello cambiò improvvisamente i toni e si fece minaccioso nei miei confronti: <<Ah, ok. Bene, facciamo che adesso mi dai tutto quello di valore che hai con te, senza discutere>> mi disse. Io non provai né timore né paura, rimasi soltanto meravigliato dal significato delle sue parole e, soprattutto, non avevo assolutamente intenzione di privarmi dei miei averi, seppur questi non avevano un grosso valore economico. Però era roba mia, per cui perché mai avrei dovuto chinare la testa e farmi bullizzare da due perfetti sconosciuti? D'altronde, non ero nemmeno in una situazione di grosso pericolo, dato che non avevo visto coltelli o armi in loro possesso. Erano sì in due, ma io ero più grosso di loro e, in caso di colluttazione, avrei saputo difendermi senza grossi problemi. Conseguentemente a questo proverbiale ragionamento risposi con un diplomatico << No, col cazzo! e toglietevi dalle palle!>>. E qui commisi un errore, quasi fatale: abbassai la guardia e non mi accorsi che nel frattempo Robin, quello più basso di statura, era scivolato lentamente alle mie spalle e mi diede una mazzata talmente tremenda tra capo e collo da farmi stramazzare a terra. I due iniziarono poi a prendermi a calci, colpendomi alla schiena, al torace, alle gambe, al volto. Ragazzi, le stavo prendendo di brutto e quei secondi sembravano non finire mai. Qualcosa, però, si scatenò in me. Un turbinio di emozioni, mixate ad alcool e adrenalina, mi diedero la forza per rialzarmi. Mi liberai dalla morsa dei due delinquenti e iniziai a correre a perdifiato, come non ho mai corso in vita mia, senza avere una meta in mente.
Il duo iniziò a rincorrermi, li percepivo vicino, e io cercai di accelerare ancora di più le mie falcate. Avevo il cuore in gola e il sudore freddo che mi scorreva lungo il viso. Mentre stavo correndo, ad un certo punto mi girai e vidi con grande sollievo che i due non mi erano più alle calcagna: ero riuscito a seminarli. Così mi fermai, cercai di riprendere fiato. Feci lunghe e interminabili respirazioni, ma non riuscivo a far entrare ossigeno nei miei polmoni: avevo qualcosa in prossimità del diaframma che non mi permetteva di respirare in maniera adeguata. Preso dal panico, mi buttai inconsciamente in mezzo alla strada, senza considerare le pericolose conseguenze che poteva avere un'azione del genere. Una macchina inchiodò a mezzo metro dai miei piedi, io gli aprii istintivamente la portiera dell'auto e dissi al conducente: <<Ti prego, aiutami. Mi hanno appena picchiato e non riesco a respirare!>>. Il signore - un uomo distinto sulla cinquantina - era visibilmente spaventato ma, lui si, come un supereroe, mi diede ascolto e iniziò a guidare. Stavo per perdere conoscenza quando il signore arrivò ad un pronto soccorso. Mi ricordo che chiamò i medici e questi e mi portarono dentro coricato sopra ad una barella. I dottori mi diedero qualcosa per tirarmi su, io riuscii a malapena a raccontare qualcosa di quello che fosse successo, e mi fecero una risonanza. Me la cavai con una commozione cerebrale e due costole rotte.
 

Seconda storia: La storia di Ives Parlier 

All'alba australe del giorno dopo, Ives Parlier rifiuta ogni offerta di aiuto, sinonimo di resa, e preme senza indugi il bottone per segnalare "Rien a signaler", niente da segnalare. In quel momento inizia per lui e la sua barca un'altra regata, molto meno performativa e molto più interiore. Parlier è un ingegnere di materiali compositi, ma sopravvive in lui anche una porzione mistica, che deriva dalle sue letture da adolescente. Per Parlier, il velista è un supereroe allo stesso tempo visionario e capace di risolvere i problemi più tremendi, grazie a un coltello e al suo ingegno. E questa è per lui l'occasione giusta per mettere alla prova le sue convinzioni. 
Stiamo raccontando la storia di Ives Parlier che nell'edizione del 2000 della Vendée Globe, per una manovra sbagliata, disalberò al largo dell'oceano indiano. Noi abbiamo letto la sua storia su "Salvataggi leggendari" di Laura Damiola e Jean-Pierre Pustienne

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