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Valzerini e niente più

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F. Poulenc, Suite da: L' invitation au Chateau
Pare che al compositore francese Francis Poulenc non piacesse proprio l'idea di essere considerato musicalmente un figlio di nessuno, e che per questo si premurò di indicare esplicitamente tra i suoi numi tutelari Mussorgski Verdi e Debussy. Pur appartenendo al Gruppo dei Sei (composto anche da Milhaud, Honegger, Tailleferre Auric e Louis Durey e già citato nelle nostre puntate) che si opponeva tenacemente alle eccessive influenze degli opposti stili di Wagner e Debussy, Poulenc evitò dichiaratamente, a differenza dei suoi colleghi, una totale opposizione al linguaggio impressionista. Nella sua opera Poulenc si muove tra i generi più diversi: opere e balletti, musica sacra, musiche di scena, molta cameristica, repertori corali, liriche vocali e una parte importantissima dedicata al pianoforte, che suonava brillantemente; accompagnando il grande baritono Bernac, Poulenc girò il mondo in tournées molto applaudite.

Nel castello di proprietà di una nobildonna si riuniscono, invitati, vari personaggi che intrecceranno variamente le loro ambizioni e i loro destini; Jean Anouilh, autore di molte commedie rosa e noir, (nonché di una coraggiosa Antigone del 1945, apprezzatissima da Visconti) si rivolge a Poulenc per un commento musicale alla commedia brillante intitolata L'invitation au Chateau che sarebbe andata in scena dopo qualche mese al Théatre de l’AtelierAnouilh aveva chiesto espressamente solo un valzerino, possibilmente in tonalità minore, da far comparire qua e là sulla scena più volte durante lo spettacolo - magari con piccole elaborazioni, nulla di più. Poulenc invece avrebbe preferito creare qualcosa di più articolato, magari una vera opera buffa: i due artisti alla fine si accordarono su musiche di scena con un’agile e originale partitura destinata a clarinetto violino e pianoforte.
Alla leggerezza del tono narrativo scelto da Anouilh corrisponderà il carattere totalmente disimpegnato della musica: Poulenc compone una quindicina di brani brevissimi prediligendo ritmi di danza - oltre a tango polka e tarantella è naturalmente il valzer a farla da padrone, in vari aspetti e velocità, dal Valse brillante alla forma americanizzata del valzer lento detto Boston (qui nella variante artistica che prende il nome di Boston figurato o Hesitation), arrivando al Valzer delle piccole talpe, che sarebbe divertente provare a immaginare. E’ proprio l’immaginazione che governa questo lavoro, il desiderio/necessità di creare una semplice ambientazione sonora a sostegno di un’azione priva di veri drammi e contrasti; il risultato fu positivo e il lavoro di Anouilh/Poulenc ebbe un grandissimo successo, tanto che tra la première del 5 novembre 1947 e la fine del mese successivo fu replicato ben 58 volte.

Ascoltando la musica di Poulenc si ha sempre la sensazione di una chiara firma stilistica, quel segno compositivo ironico e graffiante da una parte, curatissimo e raffinato dall’altra, per cui accanto a Couperin e Ravel Poulenc fu definito “il più francese dei musicisti francesi” (va detto che un altro fronte della critica gli fu del tutto avverso, accusandolo di superficialità o volgarità addirittura). 
Eppure in questo Invito al castello, partitura rara da ascoltare (e da reperire, come ben sanno i musicisti) la peculiare firma stilistica di Poulenc sembra assente quasi del tutto, cedendo ampiamente il passo all’atmosfera spensierata da Belle Epoque. Ma forse è solo un’impressione: basta dilatare il passaggio iniziale per scoprirvi echi sonori impegnativi (Stravinskij, Debussy), segno che la leggerezza è a volte volontaria cosciente assenza di peso e che anche stavolta Poulenc rispetta il proprio assioma: "Il mio canone è l'istinto".


Francis Poulenc
L' invitation au Chateau, Suite dalle musiche di scena per la commedia di Jean Anouilh
Atto I
 - Très animé
 - Modèrè
Atto II
 - Valse brillante
Atto III
 - Tango
 - Mouvement de valse hèsitation
 - Très vite et trés canaille-Follement vite et gai



clarinetto, Alessandro Carbonare 
violino, Elisa Papandrea
pianoforte, Monaldo Braconi
Registrato il 10 novembre 2013 per I Concerti del Quirinale di Radio3 a Roma, Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale
Parigi, Rue Jean-Anouilh 
particolare della Fontaine Wallace

 

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