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J. J. Rousseau, Suite da: Le Devin du village
Dobbiamo a lui la voce Musica sull’Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, quei 17 volumi curati da Diderot e D’Alembert usciti tra il 1751 e il ’72 che sono almeno in parte alla base del sapere moderno: lui è Jean-Jacques Rousseau.

Nella cerchia dei pensatori scienziati e filosofi “illuminati”, Rousseau sviluppò un suo originalissimo pensiero incentrato sulla società e sull’economia politica, ma le sue idee sul piano politico e religioso vennero considerate sovversive e le sue principali opere bandite; morì in solitudine nel 1778 senza vedere la Rivoluzione. 

Questo grande della storia moderna fu, come molti colleghi, esperto di musica; Rousseau però fu propriamente anche musicista: suonava infatti il violino e il flauto dolce e componeva; sue Les Muses galantes, opéra-ballet del 1747, l’opera Daphnis et Chloé e molte arie e canzoni, francesi e italiane che circolarono in raccolte varie tra cui una, postuma, dal laconico titolo Les consolations des misères de ma vie.

Il lavoro più rilevante di Rousseau musicista è Le devin du village (L'indovino del villagio), intermezzo in un atto rappresentato con grande successo nel teatro di Fontainebleau nel 1752 alla presenza del re Luigi XV, che da allora fu sentito spesso canticchiare, pur senza particolare abilità, le ariette dell’opera

A ispirare Rousseau era stato il nuovissimo modello del nostro Pergolesi, che con La Serva padrona (apparsa a Napoli nel 1733 e rappresentata a Parigi nel ’52) sollevò il più gran polverone musicale del secolo, la cosiddetta Querelle des Bouffons: l’opera seria francese, portatrice di ragione e tradizione, fu contrapposta ai nuovi stimoli sentimentali e non convenzionali di quell’opera buffa di stampo italiano che conquisterà teatri e pubblici di tutta l’Europa. 

Musicalmente l'operina del Nostro risulta lavoro piuttosto tradizionale, e i presupposti filosofici di una musica che sappia commuovere e divertire vi si realizzano solo saltuariamente. In parte (e qui sarebbe davvero interessante vedere dove “la lingua batte”…) fu colpa della lingua francese, che ha caratteristiche musicali molto impegnative: la sua connotazione accentuativa infatti influisce fortemente sulla ritmica – e Rousseau non esita a dichiararla inadatta alla musica.

Nel secolo che tanto amava querelles e discussioni, quello sulla musicalità delle lingua fu tema diffusissimo e latore di grandi scontri; alla fine dei quali l'essenza piana, vocalica e musicale dell'italiano ne fece il "docile idioma" più adatto al suono: non è un caso che gran parte dei termini dinamici e agogici siano in italiano praticamente in tutto il mondo (noblesse oblige, i francesi mantennero la loro supremazia linguistica nell'ambito della danza).

In qualche modo precursore dell’etnomusicologia, Rousseau contribuisce con studi e teorie a collocare anche il fatto musicale all’interno di una storia umana basata sulla societas; scritti come la Lettera sulla musica francese o il Saggio sull’origine delle lingue, per non parlare del Dictionnaire de musique (che, estrapolato dall’Enciclopédie, fu pubblicato anche come trattato a se stante) diventarono veri punti di riferimento di un’epoca intera.

Con Le Devin du village Rousseau tentò di scardinare - più teoricamente che nella pratica musicale - il rigido sistema di una cultura francese che di lì a poco avrebbe comunque dovuto cedere le armi a una diversa visione del mondo, del pensiero e della società; ci si trova però davanti a danze arie e piccoli brani d'insieme scritti con gusto che per la loro facilità di ascolto possono avere anche oggi come allora una certa presa sul pubblico.

Il libretto di Le devin du village sull’amore dei contadini Colin e Colette, scritto anch’esso di Rousseau, ebbe un certo successo e fu ripreso l’anno dopo da Guerville e Favart diventando Les Amours de Bastien et Bastienne: con questi nomi un ragazzino molto promettente, tal Wolfgang Mozart, li renderà protagonisti nel 1768 di Bastiano e Bastiana; sua terza prova operistica, fu la prima che, geniale e già lungimirante, Wolfie volle scrivere in tedesco.



Jean-Jacques Rousseau

Suite di danze dall’intermezzo Le Devin du village 

Orchestra Alessandro Scarlatti di Napoli della Rai
direttore, Ettore Gracis 

Registrato a Napoli il 2 febbraio 1960
Jean-Michel Moreau,
“Colette piange” (1779)
dalle scene per Le devin du village

 

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