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Riflessioni di un cantastorie

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A. Dvoràk, Trio op. 90 "Dumky"
E’ un Trio per pianoforte, violino, violoncello e si svolge per poco più di mezz’ora secondo sequenze musicali che scorrono senza soluzione di continuità; se volessimo usare il gergo cinematografico lo definiremmo un mediometraggio: scritto da un cinquantenne Antonín Dvořàk, ed ha per sottotitolo “Dumky”.

Questa parola slava si lega all’azione del meditare, del riflettere; assorbita nella terminologia letteraria indica una sorta di forma epica rapsodica, continuamente fluttuante tra atmosfere diverse, che in origine raccontava soprattutto le gesta dei cosacchi, che avevano tra i loro antenati antiche tribù slave.

Slavo, e più precisamente boemo, Dvořák riuscì a svincolarsi dall’attività paterna e fortunatamente per noi non divenne commerciante di bestiame; a una innata abilità al violino si aggiunsero poi gli studi pianistici e, anche grazie a una borsa di studio ottenuta per intervento di Brahms, la composizione.

Dvořák inserisce spesso nei suoi lavori specifici riferimenti alle sue origini: ritmi e melodie slave e forme di danza tradizionale che largamente praticava in gioventù come violinista nelle fiere di paese; nella seconda parte dell’Ottocento, quando si vanno affermando in musica le cosiddette scuole nazionali, proprio lui diventa uno degli alfieri della sua terra.

Più volte nel corso dell’opera di Dvořák ricorre il termine Dumka: come titolo di due lavori per pianoforte, in re minore e in do minore; tra le Danze Slave (la seconda dell’op. 46, seconda e quarta dell’op. 72), e come II movimento nel Sestetto op. 48, nel Quartetto op. 51 e nel Quintetto op. 81.

Declinata al plurale e apposta all’intero Trio op. 90, la parola “Dumky” sancisce quindi una sorta di completezza formale, quasi che il lavoro fosse l’approdo di un percorso a cui Dvořák era molto affezionato; del suo quarto e ultimo Trio, composto ed eseguito nel 1891 (al pianoforte l’autore, neo laureato honoris causa all’Università di Praga), Dvořák realizzò due anni dopo anche la versione per pianoforte a quattro mani.

L’op. 90 appare a chi ascolta una sorta di girovagare altalenante con temi che si alternano e ritornano in assenza di vere elaborazioni strutturali; alla divisione in sei danze corrispondono in realtà circa quaranta sezioni interne in cui i nuclei tematici appaiono e scompaiono; due i climi principali che si alternano serratamente: la sfera lirico-meditativa con la quale il brano inizia cede ai ritmi di danza dopo circa un minuto e mezzo, torna (con diversa articolazione) al terzo minuto e per un solo minuto… e così via.

Non stupirà se, come in molta musica colta della cultura occidentale (ma non solo) diventa necessario seguire la narrazione adeguandosi a ritmi percettivi non sempre immediati e a tempi non proprio stringati; e qui, assente la parola o qualsiasi didascalia, il rischio naturalmente è quello tragico di perdere il filo, smarrire il senso di un racconto che ha sue leggi e parametri propri e richiede a noi, fruitori volenterosi, non distratti né frettolosi, un minimo sforzo.

Antonín Dvořàk
Trio per pianoforte n. 4 in mi minore op. 90 "Dumky

 - Dumka I: Lento maestoso - Allegro vivace quasi doppio movimento - Tempo I - Allegro molto 
 - Dumka II: Poco Adagio - Vivace non troppo 
 - Dumka III: Andante - Vivace non troppo - Andante - Allegretto 
 - Dumka IV: Andante moderato - Quasi tempo di marcia - Allegretto scherzando - Meno mosso - Allegro - Moderato 
 - Dumka V: Allegro 
 - Dumka VI: Lento maestoso - Vivace quasi movimento - Lento - Vivace
 

Trio di Parma
violino, Ivan Rabaglia
violoncello, Enrico Bronzi
pianoforte, Alberto Miodini

Registrato il 1 febbraio 2004 a Roma, Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale.
 
Józef Brandt (1841-1915)
Matrimonio tra cosacchi

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