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Parole e altri misteri

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L. v. Beethoven, Sinfonia n. 6 "Pastorale"
"Sinfonia pastorella - più espressione del sentimento che pittura”: la Sesta Sinfonia di Beethoven viene spesso associata al genere descrittivo della musica a programma; eppure le parole aggiunte dal musicista alla partitura della sua Pastorale in occasione della prima esecuzione a Vienna nel dicembre 1808 suggeriscono un percorso meno ovvio. 

Ancora parole, ben cinque didascalie, sono apposte dall’autore alla musica: qui Beethoven presenta altrettante scene naturali quasi supponendo un racconto, ma subito ci rendiamo conto di non essere davanti ad un semplice quadro: oltre all’allegria, al temporale, ai contadini, più volte leggiamo sentimento, che si rivelerà la parola-chiave fulcro del discorso.

Analogamente qualche anno prima in un libro epistolare si legge: “Un vasto panorama dai contorni confusi ci sta dinanzi all'anima: i nostri sensi come i nostri sguardi si perdono in esso, e con tutto il nostro essere noi aspiriamo alla voluttà di provare un unico, grande, potente sentimento”. 

Guardando la natura Werther trova in essa corrispondenze con il sé più profondo, e proprio in quel giorno del suo dolente diario il giovane incontrerà Carlotta, danzerà con lei in un ballo all’aperto interrotto da un temporale e, tornato il bel tempo, guarderanno insieme con gratitudine verso una dimensione più alta dell’esistere - qui quella della poesia. 

Ecco allora che il paesaggio agreste, i personaggi che lo popolano, il temporale e la sua conclusione non sono momenti di vita semplicemente descritti: essi valgono in quanto ad ognuna di queste visioni corrisponde un sentimento che l’artista tenta con forza di penetrare: non è il mistero della natura ad essere esplorato, ma quello dell’uomo – e dell’uomo nella natura; è quello l’anelito inspiegabile che muove il giovane Werther e muoverà Beethoven.

Semplici parallelismi narrativi, oppure maggiori e più sostanziali corrispondenze? Sia Goethe che Beethoven (che ebbero in vita brevi incontri non particolarmente felici) si prefissero dichiaratamente di rinnovare alcuni generi del passato dando ad essi nuovo valore. Uno di essi è proprio l’idillio pastorale, che nel corso di tutto il Settecento si era cristallizzato in una serie di graziose ma rigide figure e forme.

E se idilliaca è la scena descritta, in entrambi i casi nuovissimo è l’intento: usare forme antiche rinnovandone profondamente il contenuto. Non è più il paesaggio, oggetto della visione, il centro del discorso, bensì quello che quella visione stimola e opera in chi guarda. E - accogliendo il suggerimento dato da André Gide con La Sinfonia Pastorale (1919) - anche in chi non vede.

Davvero quello che vedi è così bello? disse infine. - Bello cosa, mia cara? - Questa "Scena al ruscello". Non le risposi subito, perché pensavo che queste ineffabili armonie dipingessero non il mondo com'era, ma come avrebbe potuto essere". Nel romanzo Gide racconta che Gertrude, giovane cieca accolta in casa di un pastore protestante, proprio grazie alla musica compie una sorta di iniziazione alla vita e alla sensibilità. E’ ascoltando la Pastorale di Beethoven che Gertrude conoscerà i colori; nella percezione degli spessori sonori e degli intrecci delle famiglie strumentali del secondo movimento beethoveniano il pastore le insegnerà a vedere con gli occhi più acuti dell’immaginazione. 

Mai come nella Sesta Beethoven fa ricorso a moduli tipici dell’espressione descrittiva, dai ritmi della danza al tremolo del temporale, dalle cosiddette quinte dei corni a imitazioni sonore vere e proprie: nelle ultime otto battute del secondo movimento Beethoven evoca pure, con didascalie autografe, l’usignolo, la quaglia e il cuculo - rispettivamente flauto oboe e clarinetto.

Eppure questi elementi naturali non sono lì per se stessi: è come se fossero posti nel discorso musicale per accompagnare i percorsi interiori del protagonista, quell’io sempre più presente che condiziona con i suoi dilemmi la visione di un mondo potenzialmente tanto oggettivo e sereno. 

La Pastorale contiene e concilia mondi diversissimi, l’impostazione classica della forma-sonata convive con un avvicendarsi di sequenze che travalicano liquidamente l’una nell’altra; tra antico e moderno, tra classico e romantico, tra oggettivo e soggettivo, tra io e natura Beethoven snoda il suo discorso, ricco di pulsioni vitali come non mai.

Quarantacinque minuti di musica che richiedono in chi ascolta attenzione prolungata, disposizione e aspettative apparentemente impegnative, certo diverse da quell’odierna velocità che purtroppo nasconde spesso alla vista di noi, frettolosi camminatori del tempo, anche l’insolita bellezza di usignoli quaglie e cuculi.

Ludwig van Beethoven 

Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68 "Pastorale"
 - Piacevoli sentimenti che si destano nell'uomo all'arrivo in campagna (Allegro ma non troppo
 - Scena al ruscello (Andante molto mosso) 
 - Allegra riunione di campagnoli (Allegro)
 - Tuono e tempesta (Allegro)
 - Sentimenti di benevolenza e ringraziamento alla Divinità dopo la tempesta (Allegretto)


Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI 
direttore, Juraj Valčuha

Registrato il 22 gennaio 2015 all’Auditorium “Arturo Toscanini” di Torino della RAI 
David Friedrich Caspar,
Donna davanti al sole nascente (1818 ca.)

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