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Piazza Verdi

Ritratti

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Ritratti

“Qualsiasi opera di un uomo, si tratti di letteratura o musica o pittura o architettura, è sempre un suo ritratto“ (Samuel Butler)

“Fare un ritratto per me è la cosa più difficile. Difficilissima. È un punto interrogativo poggiato su qualcuno“ (Henri Cartier-Bresson)

…“Ritratti”.

L’ultima produzione di Motus Panorama, che ha debuttato il 3 gennaio scorso all’interno dell’Under The Radar Festival di New York, nasce dall’idea di sviluppare una riflessione sulla necessità umana di essere in movimento, di smantellare confini (anche artistici) per estendere al massimo possibile il campo visivo. Il progetto è una nuova tappa del percorso inaugurato nel 2015 da MDLSX, oggi senza dubbio il lavoro più celebre della compagnia, che vedeva protagonista Silvia Calderoni. Gli stessi temi di MDSLX (il genere e la libertà di attraversarne i confini) vengono qui affrontati da una diversa angolazione, in un percorso che va oltre i confini del corpo per allargarsi a quelli geografici. Una ricerca che prende spunto dalle vicende di una piccola community di persone molto particolare, persone che hanno vissuto in prima persona esperienze diasporiche legate alle proprie scelte artistiche: gli attori della Great Jones Repertory Company, il gruppo interetnico di performer residenti a La MaMa, mitico teatro dell’East Village newyorkese fondato da Ellen Stewart (dove la pièce ha debuttato con grande successo a gennaio). A partire dalle vicende biografiche degli attori, Motus, con il supporto del drammaturgo Erik Ehn, delinea nuovi panorami esistenziali, dove il nomadismo diventa una proprietà intrinseca dell’esistere (e dell’essere attore), mettendo a dura prova ogni tentativo di fissare irrevocabilmente persone, nazionalità, etnie, sessualità in categorie gerarchiche e immutabili.

Il pianoforte a quattro mani è quasi uno strumento a sé. Due musicisti e una sola tastiera, gomito a gomito. In questo genere di composizioni si sono cimentati i più grandi della storia, da Bach a Mozart, da Beethoven ai contemporanei. Si tratta di partiture che prevedono una grande intesa musicale fra i due artisti, oltre che, naturalmente tecnica e precisione esecutive. Torna a trovarci il duo pianistico composto da Marco Sollini e Salvatore Barbatano. Il Duo affronta sia pagine del repertorio per pianoforte a 4 mani che significative opere per due pianoforti. Si è esibito in Italia ed all’estero per importanti associazioni e festival, ed ha inciso numerosi dischi. In occasone della loro più recente produzione discografica dedicata al compositore Nicolai Rimsky-Korsakov oggi ci eseguiranno la trascrizione dello stesso autore per pianoforte a quattro mani della celebre suite sinfonica Shéhérazade. Con loro anche il Maestro Antonio Giacometti, direttore del Conservatorio di Modena per parlare di didattica musicale attraverso il recente libro Crossing Music scritto in dialogo con Carlo Bianchi.

I sogni, dice il filosofo George Didi-Huberman, ci lasciano soli. Nella solitudine dei nostri sogni gli altri, come attori su un palcoscenico, sono e non sono sé stessi. Il cielo non è un fondale, di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, parte da un sogno che è a sua volta generato da una canzone. È lì, tra il buio e il corpo della musica che inizia il vero, paradossale, lavoro del teatro: sognare gli altri assieme a loro, in uno spazio scenico vuoto che si ingrandisce e si restringe, come l’architettura, a un tempo contratta e smisurata, della nostra mente. In questo luogo sospeso, Antonio racconta di aver sognato Daria nei panni di una barbona e, pur avendola riconosciuta, di essere passato oltre; quel gesto innesca una ritmica di incontri e di misconoscimenti, di cadute e di incidenti, di parole e di canzoni, scandita da due sentimenti contraddittori: la paura di essere noi stessi l’altro, l’escluso, “l’uomo che mentre tutti sono al riparo resta da solo sotto la pioggia” e il desiderio di metterci, per una volta, al suo posto. Ma come conciliare la compassione e un’obesità dell’io che non resiste alla tentazione di sostituire a ogni storia la propria? In scena quattro persone slittano continuamente fino alla soglia di figure intraviste che non potranno mai essere, dando vita a un atto drammatico “senza trama e senza finale” (come suggeriva Cechov a un giovane autore) che si avventura alla ricerca di chi sono gli altri in noi e di chi siamo noi negli altri.

Marco Bacci ci parlerà di Loro1&2 regia di Paolo Sorrentino.

Strategie fatali, testo e regia di Paolo Mazzarelli e Lino Musella, è il Teatro, inteso sia come ambiente fisico che come ultimo possibile luogo di indagine metafisica, il grande tema di questo spettacolo. Ecco quindi tre storie che si intrecciano: sette attori, ovvero Marco Foschi, Fabio Monti, Paolo Mazzarelli, Lino Musella, Laura Graziosi, Astrid Casali, Giulia Salvarani, interpretano sedici personaggi, per un’unica multiforme indagine. La compagnia MusellaMazzarelli, dopo il successo de La società (vincitore del Premio della Critica 2014) arricchisce qui il suo gioco teatrale e, usando Shakespeare e Baudrillard come chiavi, apre le porte a un numero crescente di compagni di scena, ma tiene fede alla sua cifra stilistica che si muove sul confine sottile fra comico e tragico. Un confine in cui la vita e il teatro si toccano e, insieme, prendono aria, fuoco, luce.

Valerio Scrignoli e la sua chitarra elettrica ci accompagnano in un viaggio nel rock più mistico, pescando fra le note di Jesus Christ Superstar il celeberrimo musical del 1973. E’ la storia degli ultimi sette giorni della vita di Gesù, messa in scena da un gruppo di hippie’s, la cui narrazione parte da una originale prospettiva: il punto di vista di Giuda. Chitarra elettrica e effetti elettronici (come si conviene a un vero rocker) ci porterà dentro le più note melodie di questo musical che, grazie alla bellissima colonna sonora di A. Lloyd Webber, ha saputo rompere gli schemi e avvicinare tanti giovani alla storia di Gesù, rendendola umana e contemporanea. A dimostrazione di quanto la musica possa essere mistica ma allo stesso tempo rivoluzionaria.

La Maria Brasca di Giovanni Testori, ambientato nella periferia della Milano delle fabbriche del secondo dopo guerra, racconta de La Maria: un’operaia che sogna il grande amore. La storia disincantata della passione e della necessità di volersi affrancare dall' ipocrisia della vita, ci immerge in atmosfere neorealistiche della quotidianità dei cortili. La Maria Brasca è una donna emancipata, concreta e ricca di temperamento che s'innamora del bellimbusto del quartiere, Romeo Camisasca, più giovane di lei. Quando lui la tradisce per una ragazza, anch’essa più giovane di lei, e il suo sogno romantico sembra definitivamente spezzato, la Brasca scatena uno scandalo. Il punto di forza del personaggio, una donna autonoma, disinibita ed in anticipo sui tempi, risiede nella sua chiara idea di libertà che concretizza non conformandosi ad un codice morale precostituito ma trasgredendo in nome della consapevolezza che la vera dignità risiede nell’ incontro e nella fiducia dell’abbandonarsi ad un rapporto. A dare spessore al personaggio è proprio la sua volontà di andare oltre il limite: perché solo lì, dove trasgressione, oscenità e ribellione diventano necessarie è possibile misurare tutto il peso della condizione umana. Oggi lo porta in scena Giuseppe Scordio regista e interprete insieme a Gianna Coletti, Margò Volo e Stefano Annoni.

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