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Gettoni di Letteratura

Louisa May Alcott 5 | I racconti del baule di Jo

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Penso di essere naturalmente portata verso le storie lugubri. Mi addentro in sfrenate fantasticherie che vorrei poter inserire nelle mie pagine per metterle in scena davanti al pubblico Come potrei osare interferire con il rispettabile grigiore della vecchia Concord?
In una lettera a un'amica, Louisa May Alcott ammette la sua vocazione melodrammatica. Louisa comincia a pubblicare romanzi gotici e noir o storie del mistero con cui ottiene facili guadagni e li firma con uno pseudonimo, A.M. Barnard. Racconta personaggi inquietanti, che sembrano tratti dal baule di Jo di Piccole donne. Jo quando fa degli esperimenti letterari pur di far pubblicare i suoi racconti a New York, scrive storie di paura che piacciono ai lettori, come queste. I romanzi gotici Louisa May inizia a pubblicarli dopo essersi rimessa da una lunga malattia, il tifo. Infatti nel 1862 durante la guerra di secessione Louisa si arruola come infermiera a Georgetown per curare soldati e civili, e lì contrae questa malattia: le cure sono molto pesanti, i medici usano il calomelano, una medicina a base di mercurio in dosi massicce. E praticamente Louisa si avvelena e, per alleviare i dolori, comincia a fare uso di oppio. La convalescenza è lenta e dolorosa: la lascia senza forze, incapace di camminare da sola, le cadono i capelli, non riesce a mangiare. L’avvelenamento da mercurio la accompagnerà fino alla fine. E scrive: “Quando ho avuto la gioventù non avevo soldi; ora ho i soldi e non ho tempo; e quando avrò il tempo, se mai ne avrò, non avrò salute per godermi la vita”. 
Ma al ritorno dalla convalescenza, la aspettano popolarità e fama: riceve tantissime lettere e richieste di autografi, di interviste. E anche se era allergica alla notorietà, a giugno 1872, Louisa May Alcott commenta orgogliosa: “Venti anni fa decisi di rendere la mia famiglia indipendente e sono riuscita a farlo. Tutti i debiti sono stati pagati, e ora viviamo agiatamente. Mi è costato la salute, ma sono ancora viva, forse perché il mio compito non è finito”. Negli ultimi anni della sua vita, molto provata dalla malattia, Louisa prende in affitto una casa nel 1881, e ci vive con sua nipote, la piccola Lulu, figlia di sua sorella May che è morta di parto, e la sorella maggiore Anna e i suoi due figli adolescenti. Un aneddoto Un giornale locale riporta questo aneddoto: “Sembrava esserci un certo magnetismo su di lei che le attirava i piccoli, ed era uno spettacolo familiare vedere la famosa scrittrice seduta sotto al suo portico, o su una roccia sulla spiaggia, con una dozzina o più bambini raggruppati intorno a lei, mentre raccontava loro storie per bambini” e ritrae la famosa Miss Alcott a passeggio con il suo ombrellino rosso in mano, seguita da un gruppo di bambini.
Il primo marzo del 1888, Louisa va a Boston da suo padre, che è molto malato e scrive di lui: “È molto dolce e debole, mi ha baciato e ha detto: vieni presto. Ha annusato i miei fiori e mi ha chiesto di scrivergli una lettera”. Il giorno dopo, Louisa scrive la sua ultima pagina di diario. Il 6 marzo del 1888, alle 3,30 del mattino, all’età di 55 anni, Louisa May Alcott muore nel sonno, senza sapere che il padre, appena due giorni prima è morto. Padre e figlia, così legati per tutta la vita, sono stati seppelliti a Sleepy Hollow, il di Concord. In Piccole donne Louisa May Alcott ha scritto: “Io non ho paura delle tempeste perché sto imparando come governare la mia barca”.

Bibliografia essenziale
Non ho paura delle tempeste. Vita e opere di Louisa May Alcott di Romina Angelici (ed flower-ed)
Louisa May Alcott. Un ricordo di Lurabel Harlow (ed flower-ed) >>

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