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Gli speciali di Radio3

ORDINE

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Musil, Szymborska, Caproni, Manganelli, Hirschman, Rosselli
ROBERT MUSIL da L’uomo senza qualità
“Estrai il senso da tutte le opere poetiche e ne ricaverai una smentita interminabile – di tutte le norme, le regole e i principi vigenti sui quali posa la società che ama tali poesie! Una poesia col suo mistero trafigge il senso del mondo…
Se questo, com’è costume, si chiama bellezza, allora la bellezza dovrebbe essere uno sconvolgimento mille volte più crudele e spietato di qualunque rivoluzione politica!”

WISLAWA SZYMBORSKA, C’è chi  (dalla raccolta postuma Basta così)
C’è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
È tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
È lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell’attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un po’  lo invidio
– per fortuna mi passa.

GIORGIO CAPRONI, Altro inserto (da L’opera in versi, Mondadori 1998)
Per quanto tu ragioni, c’è sempre un topo – un fiore – a scombinare la logica.
Direi che tutto nel tuo ragionamento è perfetto, se non avessi davanti questo prato di trifoglio. E sarei anche d’accordo con te, se nella mente non mi bruciasse (se non bruciasse la mente – con dolcezza) quest’odore di tannino che viene dalla segheria sotto la pioggia; quest’odore di tronchi sbucciati (d’alba e d’alburno), e non ci fosse il fresco delle foglie bagnate come tanti lunghi occhi, e il persistente (ma sempre più sbiadito) blu della notte.

GIORGIO MANGANELLI, da Poesie (Crocetti 2006)
Quando ti scopri a te stesso imprevedibile
o innamorato, esperimenti
gesti solenni, inevitabili
che propongono nuovi lineamenti:
o squassa una danza arcaica
le membra inveterate,
o scelta d'una femmina;
in vite altre da te, a te sottratte
individui il ritmo
che la tua vita squadra
in tempi ragionevoli;
non ti appartieni più, sei
totalmente morto: e sei salvo.

JACK HIRSCHMAN, L’arcano delle Torri Gemelle (tradotta da Raffaella Marzano)

 


  1. Un lutto tale dal quale
    potremmo svegliarci
    (essendo stati risvegliati da una tale luce)
    per vedere la luce
    alla fine:
    che noi siamo ora
    non più
    né meno ma siamo stati più di altri
    una terra violenta
    nei nostri mercati monetari
    nella nostra “legge ed ordine”
    nei nostri “Quotidiani” quotidiani
    nei nostri letti
    una vita violenta
    fingendo un’innocenza impenetrabile
    e il potere simbolizzato
    da quelle gigantesche
    Twins.
    La loro distruzione:
    sogno di Hitler, sognato persino
    prima che fossero costruite,
    prima che il suo suicidio
    cominciasse a combattere al fianco
    del fanatismo religioso.
    E noi
    che avevamo ereditato tanto
    della sua violenza ed anti-comunismo,
    noi, che infine abbiamo persino
    finanziato l’attacco
    alla nostra pretesa innocenza
    – noi così a nostro agio
    con il fascismo (negato, naturalmente)
    con la brutalità (rinnegata naturalmente)
    con la libertà sentimentalizzata
    da un nucleo di vuoto distruttivo,
    disperazione,
    cinismo in fondo,
    figli di un nichilismo
    a stelle e strisce (naturalmente negato e rinnegato)
    “dalla California
    all’isola di New York”
    fratelli e sorelle,
    i miei
    così tristemente colpiti,
    così profondamente colpiti.

  2. L’Israeliano dice: “Ora lo sanno”
    lui che è stato infestato
    dai geni
    di una siringa di male indimenticabile
    lunga dodici anni.
    Probabilmente siamo noi ora a sapere
    che cosa significhi essere totalmente detestati
    fino all’apocalisse.
    Ed è una difesa fascista contro
    un attacco fascista che il mondo
    sta preparando, perché non c’è altro
    che quel nulla
    di un pianeta scorpione che si mangia
    la coda;
    ed è la consapevolezza di questa verità
    che raddoppia il lutto
    e rende più profonda la paura
    della perdita dell’innocenza
    che già prima era una bugia.
    Questa volta siamo davvero intrappolati
    dalla verità e ci addolora
    noi che siamo stati così a nostro agio
    nella libertà della menzogna.
    Questa volta la mobilitazione totale
    della consapevolezza della guerra dice:
    anche se il pacifismo cresce,
    anche se esso impedirà attacchi in risposta,
    anche se la non violenza trionfa,
    il futuro sarà
    come un uomo di colore,
    o come l’erotismo,
    che pur non più linciato o censurato,
    comunque non si sentirà
    mai completamente a proprio agio
    in questa vita terrena.
    Il dominio del nulla
    è completo ora.
    Dio assassinato da un lato.
    Dio suicidato dall’altro.
    Il trionfo del fascismo.
    Siamo condannati a vivere
    le nostre vite non-violente
    comprando e vendendo
    e pregando la violenza
    nostro malgrado
    perché non c’è nient’altro,
    nulla è cambiato,
    è solo più chiaramente rivelato.

  3. Celia,
    so che sei corsa verso
    non via da,
    per aiutare, salvare.
    E che hai visto il
    secondo aereo svanire
    nel muro mentre correvi
    in quella direzione.
    E che hai visto, per
    la prima volta nella tua vita,
    esseri umani saltare giù
    da finestre altissime.
    E le Twins collassare
    in un’unica montagna ripiegata
    di una morte moltiplicata per mille
    e macerie e polvere.
    Nulla di ciò che ho visto
    su uno schermo televisivo
    migliaia di miglia lontano
    in un altro continente
    può avvicinarsi all’orrore
    di ciò che tu hai visto mentre
    correvi verso la scena
    fin quando non hai più potuto,
    nuvole di polvere si espandevano
    nelle strade e
    quelli che correvano
    via dal nucleo per salvarsi
    ti dicevano che non potevi
    andare oltre, non potevi aiutare,
    non potevi salvare, o mia
    coraggiosa, coraggiosa figlia.
    So che il tuo dolore non viene
    da lontano. In vano, in vano
    sono morti! gridi e
    la tua disperazione allora forse
    ci risparmia, forse addirittura ci salva
    dallo shock che
    ha trasformato il futuro in un
    arcaico scavo archeologico.

  4. La notte che è arrivata, la notte tecnologica, lunga tutto il giorno,
    e con essa il lutto,
    il digiuno dei veloci,
    il gusto amaro
    del proprio deserto.
    E che non è solo nostro
    perché tutti parliamo con bocche di sabbia,
    e le dune crescono, a onde con le parole
    di un’oscurità abbagliante nel sole
    che è infranto in ciascuno di noi.
    Per tutta la notte, aeroplani ed elicotteri hanno volato
    sui portici terra bruciata di Bologna,
    dove mi ritrovo
    in lutto.
    È diventato lo Stato
    dell’Essere.
    Una bandiera nera
    a mezz’asta.
    Sospesa a mezz’aria.

AMELIA ROSSELLI, da Variazioni belliche
E poi si adatterà, alle mie cambiate contingenze, car
io ho cambiato residenza, non sono più il fiore
timido appeso dove erano i salici e non voglio le tue tenerezze
che crudele combatto perché io non ho più
tenerezza. Se tu la mia tomba vorrai sfiorare con le delicate mani
poni una pietra di ferro e di peso sulla bianca lastra che mi
copre e tu scriverai
il verso che chiude
l’intenso paragone. Non ho più la lana nel fosso, e non ho
nemmeno la tenera fede di chi ti toccava la mano per la
comprensione ora non rivoglio, la luna è piena abbastanza, e fa lei
da grande sorella, e il suo micidiale raggio io per diavoleria ora
seguo, che m’illumini gli spigoli dell’essere, su di un tenerello prato
dove remano in un modo sofferente e cauto
i morti di domani. Non più camminerò con
te le tue strade ben ricolte fra le tombe vasarie, e la
rugiada può far bruciare i miei piedi, io m’assiedo e
rido e sputo sui franchi visi dei giovinotti ammazzati dal tuo
ordine. Non vi fosse questa mia e di altri crudeltà non vi
fossero quelle allungate gambe, quei dorsi nudi e gracili
sotto la erba. L’intento tuo non raggiungerai, prima che tu
passi per i miei canali stretti e duri.
 

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