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Gli speciali di Radio3

VITELLO

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Canzoniere italiano, Ferrari, Esenin, Negri
CANZONIERE: (Bagheria) (da Canzoniere italiano. Antologia della poesia popolare a cura di P. P. Pasolini)
Faccio la vita che fa il vitello,
che s’allatta quando vuole il vaccaro
e poi è scacciato via col bastoncello:
«Va sciù, va intra, ché il latte è amaro!»
E viene spinto dentro il recinto,
e di lì esce quando è giorno chiaro.
E io sono proprio così, ahimè meschino,
ché un amante che avevo me l’hanno tolta.
Fazzu la vita chi fa lu viteddu,
Ch’addatta quannu voli lu vaccaru,
E poi lu càccia cu lu vastaneddu:
«Va sciù! Va intra, cà lu latti è amaru! »
E si lu metti ‘ntra lu zaccagneddu,
E si lu nesci quannu è jornu chiaru;
Ed io sugnu accussì puvireddu,
Ca ‘n’amanti ch’avia mi la livaru. (Bagheria)

IVANO FERRARI, Macello (Einaudi 2004)
Una vitella stupita d’esser viva
guarda noi che la ignoriamo,
decine di sorelle appese si pavoneggiano,
si sente sola e brutta a respirare
ma non ci sono più paranchi
e le celle frigorifere sono colme,
rotea intorno lo sguardo suo più dolce
se è pausa o tregua nessuno raccoglie
si gonfia, lancia un grido e scivola sul sangue
piove plasma per un poco e finalmente
si libera un paranco.

SERGEJ ESENIN, Non invano i venti hanno soffiato – traduzione di Angelo Maria Ripellino (da Poesia russa del Novecento, Guanda, Parma, 1954)
Non invano i venti hanno soffiato,
non invano ha infuriato la tempesta.
Qualcuno, misterioso, di calma luce
ha imbevuto i miei occhi.
Qualcuno con tenerezza primaverile
nella nebbia turchina ha placato la mia malinconia
per un’arcana e bellissima
terra straniera.
Non mi opprime il latteo silenzio,
non mi turba la paura delle stelle.
Io amo il mondo e l’eterno
come il natio focolare.
Tutto in essi è benevolo e santo,
tutto ciò che turba è luminoso.
Il papavero scarlatto del tramonto
guazza sul vetro del lago.
E senza volerlo nel mare di grano
un’immagine scatta dalla lingua:
il cielo che ha figliato
lecca il suo rosso vitello.

ADA NEGRI, Hai lavorato? - da Fatalità, Treves 1892
Dunque tu m'ami. Hai confessato; or, trepido,Taci ed attendi, e ti scolora il visoUn'onda di pallor.Vuoi dal mio labbro un bacio ed un sorriso.Vuoi di mia fresca giovinezza il fior!... Ma dimmi: L'ansie, le battaglie e gl'impetiSai tu d'un ideal che mai non langue?Sai tu che sia soffrir?...Che ti val la tua forza ed il tuo sangue,L'anima tua, la mente, il tuo respir?... Hai lavorato?... Le virili insonnieDe la notte in severe opre vegliata,Di', non conosci tu?...A qual fede o vessillo hai consacrataLa tua florida e bella gioventù?... Non mi rispondi....  oh, vattene. Fra gli ozîLieti di sonnolente ore perduteTorna, vitello d'ôr.Torna fra balli, carte e prostitute;Io non vendo i miei baci ed il mio cor. Oh, se tu fossi affaticato e lacero,Ma coll'orgoglio del lavoro in faccia,E una scintilla in sen;Se stanche avessi l'operose braccia,Ma t'ardesse nel grande occhio un balen; Se tu fossi plebeo, ma sovra gli uominiCui preme e sfibra il vile ozio codardoErgessi il capo altier,E nel tuo vasto cerebro gagliardoAvvampasse la febbre del pensier, Io t'amerei, sì!... T'amerei per l'opreTue vigorose e la tua vita onesta.Pel sacro tuo lavor;Sovra il tuo petto chinerei la testa.Forte di stima e pallida d'amor!... Ma tu chi sei?... Da me che speri, o deboleSchiavo languente fra dorato lezzo?Sgombrami il passo, e va.Non m'importa di te—va—ti disprezzo,Fiacco liberto d'una fiacca età!...
 

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