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Sandro Penna 5 | Poesie sui bordi dei giornali

Sandro Penna 5 | Poesie sui bordi dei giornali
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"Indifeso fervore. Brilla sul ciglio Lungo del popolano il varietà. Ognuno è nel suo cuore un immortale" Questa poesia è stata pubblicata nel 1941 su una rivista.
Ma molte altre si trovano appuntate su bordi di giornali, fogli a quadretti strappati da block notes, biglietti del tram. Su ognuno di questi supporti Sandro Penna scrive le sue poesie. Le nasconde nei doppi fondi degli stipi. Alla sua morte, le ritrovano buttate tra le carte abbandonate sul pavimento. Altre vengono recuperate da riviste dove Penna le aveva dimenticate. Racconti, autoritratti, diari. A volte Penna si oppone alla pubblicazione, tanto da scoprire, poi, che le poesie più belle era riuscito a trafugarle e a nasconderle, o archiviarle, dietro una cornice o in una cassetta della frutta capovolta sotto un letto. È un poeta schivo, Sandro Penna, dal carattere difficilmente decifrabile che viene ritenuto, come dicono Pier Paolo Pasolini e Cesare Garboli, il maggiore poeta del nostro Novecento.
Dai dolori dell’adolescenza Penna conduce una vita isolata anche se ha molti amici, soprattutto scrittori e pittori. È amico di Renato Guttuso, di Mario Mafai che quando gli regala dei ritratti non li firma, perché teme – molto probabilmente a ragione, che Penna se li venda. A casa sua stanno ammucchiati disegni, acqueforti, incisioni firmate De Chirico, Mafai, Schifano, Vespignani. Eppure continua a chiedere soldi per sostentarsi, si lamenta della povertà anche se a volte dice che con i quadri sarebbe “quasi ricco”.
Sandro Penna dal 1939 fino alla fine dei suoi giorni vive in un appartamento buio al quarto piano di via Mole de’ Fiorentini a Roma, in una casa che sembra una tana ingolfata di scartoffie, cianfrusaglie, medicinali, ma anche di quadri e stampe di valore. Perché Penna, dopo aver capito che non sarebbe mai stato un ragioniere, tra le altre cose, si mette a commerciare arte. 
Nei suoi ultimi anni dorme con una stufa elettrica legata al letto, se la punta addosso. Mangia per lo più omogeneizzati. Non apre le persiane, di casa esce di rado. Però ogni tanto si concede una piccola follia, si fa venire a prendere da un’auto con autista per andare nella campagna romana, dice lui che lì può respirare. Eppure sostiene di essere poverissimo, indigente. Accetta collette in suo favore. Nel bar sotto casa sua, vicino al telefono a gettoni, c’è un cartello su una cassetta in cui c’è scritto: “Offerte a Sandro Penna”. Vive sommerso tra carte, farmaci, panni dischi scatole, la bilancia da farmacista, il vaso da notte. Esce poco, per lo più resta al letto, telefona agli amici, anche in piena notte. 
In quell’appartamento in via della Mole de’ Fiorentini Elio Pecora lo trova morto nel letto, con la stufetta ancora accesa, “come un re nel suo regno” dice di lui. È il 21 gennaio 1977. Elio Pecora riesce ad aprire la porta perché le chiavi dell’appartamento di Penna le avevano le vicine di casa, che ogni tanto gli portavano la minestra. Sandro Penna aveva confidato al magnetofono la sua autobiografia. E, tra le altre riflessioni, aveva fatto una sorta di bilancio della sua vita. Eccolo
“Vorrei un po’ raccontare la mia vita. I miei critici, anche quelli che orma esagerano in lodi, vedono nella mia poesia una tragedia. Vorrei ricordare, anche per i divertimento di chi legge, qualcosa di questa mia tragedia che non è vera affatto. Ho avuto una vita molto felice, l’unica tragedia la dicono le poesie, basta leggerle: ‘Passano i giorni lieti / lieti di bella età. / Non passano i divieti / alla felicità’. Ero qualche volta deluso, ma non sono dispiaceri, non sono tragedie”

Bibliografia essenziale
Penna. Poesie, prose, diari (I Meridiani Mondadori), con particolare attenzione alla bibliografia scritta da Elio Pecora
 

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