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Gettoni di Letteratura

Sandro Penna 3 | Un taccuino sotto il sole

Sandro Penna 3 | Un taccuino sotto il sole
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Io vivere vorrei addormentato / entro il dolce rumore della vita | Sandro Penna scrive i suoi versi forse più noti e citati, i versi che chiudono il suo primo libro, a Milano, nel 1938.
Anche se per quasi tutta l’età adulta ha vissuto a Roma. Ma a Milano si trasferisce per alcuni mesi in cerca di lavoro e, grazie all’aiuto del poeta Umberto Saba, trova un impiego come correttore di bozze dall’editore Bompiani. A Milano Sandro si incontra spesso con il suo amico del mare, Acruto, che gli lascia le chiavi della sua stanza in via Montenapoleone per permettergli di fare qualche incontro amoroso. Sandro e Acruto la sera frequentano gallerie e caffè. Perso il lavoro come correttore di bozze, Penna inizia a fare il commesso in una libreria Hoepli, sempre a Milano, ma anche qui dura poco. E torna a Roma, dove era già andato a vivere dopo aver finito gli studi da ragioniere nel 1930, quando sua madre si era trasferita lì con la figlia. Le aveva raggiunte nell’appartamento in via Caio in cui vivevano per allontanarsi dal padre e da una vita di continui litigi. Eppure Sandro presto entra in conflitto con la madre che gli rimprovera di condurre una vita oziosa. Del resto non ha tutti i torti, lui prova a trovarsi un lavoro da contabile ma è davvero troppo svogliato. E inizia a frequentare latterie, osterie, cinema e le corse dei cavalli a Villa Glori e a Capannelle, dove incontra madre e fratelli, anch’essi assidui frequentatori di ippodromi. Sandro fa un concorso nella pubblica amministrazione ma viene bocciato. E nel frattempo fa tanti mestieri dall’agente di scommesse al mercante di quadri. E nelle ore libere dai lavori precari e distratti vaga per Roma, frequenta il caffè Italia a piazza Barberini, conosce artisti e letterati. Dice Elio Pecora che passava la sua vita a evitare il lavoro.
Nel frattempo va a vivere con la madre in via Mole de’ Fiorentini 28, in un appartamento al quarto piano che affaccia su piazza dell’Oro da un lato e sul Tevere dall’altro e nel quale vivrà per il resto della sua vita. Sandro torna tardi la notte, soffre di insonnia, inizia a frequentare Mario Soldati ed Elsa Morante. Diventa amico di collezionisti d’arte. Si interessa soprattutto di libri antichi e rari, va alle aste, tenta nuovi commerci. Una volta per 8 lire compra uno Stendhal e riesce a rivenderlo dopo un’ora a 25 lire. Un libro antico di D’annunzio invece riesce a rivenderlo al doppio. Compra libri preziosi decorati con acqueforti e trova commerci paralleli per smerciarli. I suoi amici raccontano che Sandro Penna ha una particolare propensione per la compravendita di oggetti di ogni genere, vende saponi, scarpe e abiti usati, orologi, gioielli. I suoi amici cercavano di sfruttare le sue doti commerciali, talvolta però con esito incerto: Alberto Moravia, suo amico, gli aveva dato da vendere un paio di scarpe nuove che non usava, ma un giorno lo incontra per strada e vede che le aveva ai piedi. La precarietà e la scontentezza accompagnano le sue giornate che una volta scrive in una lettera: “Tutta la mia vita è provvisoria. Ogni cosa che ti direi sarebbe incoerente. Sogno il tempo della mia verginità letteraria (magari con poesia)”. Ma la grazia luminosa di Sandro Penna, che qualcuno chiama l’eterno fanciullo, si trova in ogni suo verso, come questo:
Amavo ogni cosa nel mondo. E non avevo / che il mio bianco taccuino sotto il sole

Bibliografia essenziale
Penna. Poesie, prose, diari (I Meridiani Mondadori), con particolare attenzione alla bibliografia scritta da Elio Pecora


 

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