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Gli speciali di Radio3

INSETTI

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Neruda, Spatola, Ombres, Scotellaro
PABLO NERUDA, Dove sarà la Guglielmina?
[ … ] Io avevo quattordici anni
ed ero orgogliosamente oscuro
magrolino, snello e aggrottato
funereo e cerimonioso:
io vivevo con i ragni,
inumidito dal bosco,
conosciuto dai coleotteri
e dlle api tricolori,
io dormivo con l epernici
sprofondato sotto la menta. […]

PABLO NERUDA, Infanzia e poesia (da Confesso che ho vissuto, 1974 postumo)
[ … ] Mi attiravano gli uccelli, gli scarabei, le uova di pernice. Era miracoloso scoprirle nelle fessure, brunite, scure e lucenti, di un colore simile a quello della canna di un fucile. Ero sbalordito dalla perfezione degli insetti. Raccoglievo le « madri della serpe». Con questo nome stravagante veniva chiamato il più grande coleottero nero brunito e forte, il titano degli insetti del Cile.

ADRIANO SPATOLA, Majakovskij
[…] (narratio)
con un po’ di fervore ma ancora variabile per confermare
il tutto per confermare lei che ama con insistenza
che vegeta ramificata nel vuoto pneumatico del suo racconto
la prognosi tattile l’eccezionale stupefacente chiarezza
la domestica peste la febbre in espansione nell’universo
con un po’ di fervore ma sempre variabile per confermare
il tutto per confermare lei che ama con insistenza
(partitio)
ogni singola parola è adesso una tempesta di gesti
un riflesso delle sue ribellioni o la piacevole ombra
dell’albero che messo in moto si libera dai coleotteri
il palmipede ossuto lo stimolo ligneo che s’agita negli strumenti
per l’apertura per l’enfasi in certi momenti della giornata
alle spalle degli animali braccati nello spettacolo esploso
degli animali braccati che scivolano nella materia

ROSSANA OMBRES, Gli Scarabangeli, in Bestiario d’amore (Rizzoli, 1974)
Un tuono a sinistra, nell’Eden,
e un fulmine tranciò
l’albero della Salvazione dai vinosi frutti.
Rafael, principe di tutti gli elettuari,
si dava d’attorno con la sua triaca
(linfa di fegato di pesce, fiori di manna e polvere
di zanna di pachiderma)
per salvare almeno Eva
portatrice di seme maturo.
Ma per errore salvò Lilit,
démone femminile schivo d’amplessi
che non sa qual sia l’uomo e quale il caprone
e l’uno e l’altro rifugge
usando del tempestivo odorato e del potere del volo:
e genera ad ogni nuova luna
dolci angeliche creature
dalle ali di scarafaggio.

ROCCO SCOTELLARO, Storiella del vicinato [1948] (da E’ fatto giorno)

 

[Era cosi folla di rondini
sulle nostre teste piccine,
era facile sempre
sganciare per le scale
da una spirale di ferro
una farfalla di latta,
e si feriva a segno un’ala,
il becco, il ventre d’un rondinone.
Crescemmo a frotte in ogni vicinato
fiori di delinquenti
piedi nella guazza.
Noi morsicammo i capezzoli delle mamme,
sono neri ora di fumo gl’incisivi.
E siamo ancora tutti vivi,
rifaremmo i giuochi ad uno ad uno,
non abbiamo più avuto un raduno].
Oh il nostro saluto è primaverile,
è come una cangiata sottile
di sole sull’inferriata
dove in ore distinte
ci sediamo di rado.
E negl’incontri di stagione,
ci si incontra come l’acqua e il sole,
andiamo spiando nei vestiti
gli organi ingranditi
col sorriso sulla fronte.
[I primi han scordato l’appello,
era un fischio d’uccello.
Ma siamo tutti presenti i compagni,
fin qua nessuno è caduto,
nessuno di noi è rimasto in campagna,
e nessuno è marchiato dalla fionda.
Il primo e l’ultimo fu buon soldato
dell’armata del quartiere].
Io che fui il pioniere
forse per voi mi son perduto.
Ho le carni verdi del fanciullo battuto.
Vado coi quaderni al petto
infilo le parole come insetti,
mi tengo la testa in altro mondo,
non seguo più gli orari dell’alba e del tramonto.
Oh le mie ossa rotte,
non sono il più capace saltagrotte!
Dopo un lampo tra i ciliegi
contare fino a dieci
lo scoppio del tuono
io non sono più buono.
Ogni lampo che si spegne, quel dito
che m’insegue mi ha già colpito.
Chi mi fece mettere la firma
ogni giorno che passo da riserva?
M’avete ridotto un tabernacolo.
Il capitano è sempre il più solo nella battaglia.
Mi affaccio di notte da questa muraglia,
tengo le fila di quei pupazzi
allegri che noi fummo.
M’avete degradato,
m’avete messo di guardia
e non credete che possa tradirvi
e la rondine aggressiva
davanti al mio balcone
svolta a un palmo di mano
dall’occhio del capitano.

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